I salari battono l’inflazione

03/05/2005

    martedì 3 maggio 2005

      ECONOMIA ITALIANA – pagina 17

        Secondo l’Istat anche a marzo le buste paga sono cresciute del 3,5% contro l’ 1,9% dei prezzi

          I salari battono l’inflazione
          Incrementi record per i dipendenti della Difesa (12%)
          Il sindacato: « Sono distorsioni ottiche»

          ELIO PAGNOTTA

          ROMA • La marcia delle retribuzioni mantiene un ritmo sensibilmente superiore a quella dell’inflazione, scesa ormai stabilmente al di sotto del 2% annuo. In marzo, infatti, salari e stipendi sono aumentati del 3,5% su base annua. In termini reali— e questo anche grazie al raffreddamento dei prezzi — il miglioramento supera il punto percentuale e mezzo.

          Rispetto a febbraio in ogni caso le retribuzioni hanno fatto registrare un incremento minimo sul mese precedente (+ 0,2%), anche se si sono verificati rinnovi contrattuali e aumenti tabellari in alcuni settori, come ad esempio quello delle case e degli istituti di cura privati.
          Da segnalare anche che, sempre in marzo, è stato definitivamente ratificato il contratto del credito ed è stato siglato quello dei dipendenti delle Poste (gli aumenti avranno decorrenza in aprile e maggio rispettivamente).

          Il bilancio del primo scorcio del 2005 si conclude quindi con un miglioramento nei confronti della situazione del 2004: nei primi tre mesi dell’anno l’aumento delle retribuzioni è stato infatti del 3,6% nei confronti dello stesso periodo del 2004. Un aumento di oltre un punto percentuale e mezzo superiore a quello dell’inflazione che, se il costo della vita manterrà i ritmi attuali, potrebbe restare quasi inalterato fino alla fine del 2005. Questo perché, in base ai contratti in vigore alla fine di marzo, le retribuzioni secondo l’Istat hanno già acquisito per l’intero anno una crescita del 3 per cento. C’è da tener presente che alla fine di marzo i lavoratori dipendenti in attesa di rinnovo erano quasi il 42% del totale. La sigla di questi rinnovi potrebbe quindi modificare, sia pure di poco, la dinamica di salari e stipendi.

          A marzo— dice l’Istat— i maggiori incrementi delle retribuzioni hanno riguardato militari e dipendenti della Difesa (+ 12% su anno), forze dell’ordine (+ 8,9%), edilizia (+ 7,8%) e commercio (+ 6,2%). Viceversa, gli incrementi più contenuti si osservano nelle attività connesse ai trasporti (+ 0,1%), credito ed energia e petroli (+ 0,8%).

          Duro il commento dei sindacati: « È la solita storia. Non c’è nessun aumento delle retribuzioni, sono solo distorsioni ottiche » , dice il segretario confederale della Cisl, Giorgio Santini. Per Carlo Podda della Cgil « ancora una volta l’Istat ci sorprende con effetti speciali » . Podda lancia poi un ultimatum all’Esecutivo.

          «Il Governo — dice — sappia che non può permettersi di scaricare sui lavoratori pubblici le voragini del bilancio dello Stato causate dalla sua insensata e disastrosa politica economica creativa: la risposta sarebbe durissima».

          Mentre secondo il sottosegretario al Welfare, Maurizio Sacconi, « dati Istat sulle retribuzioni devono essere riconosciuti per il loro carattere scientifico. Delegittimare la statistica ufficiale non aiuta il Paese ».

            Prova invece a dare una lettura analitica Cesare Damiano, responsabile Lavoro dei Ds che dice: « I dati Istat, nudi e crudi, non aiutano a comprendere la realtà e la complessità della situazione sociale e dell’andamento delle buste paga. Tanto per cominciare non si può dimenticare il cosiddetto effetto " cumulo" che deriva da contratti rinnovati scientificamente in ritardo e calcolati con un dato di inflazione programmata estremamente basso che richiede successivamente recuperi salariali più consistenti».