I ristoratori preparano lo sciopero del ticket

15/02/2007
    martedì 13 febbraio 2007

    Pagina 15 – Economia e Imprese

    Servizi mensa – Tar Lazio: anticoncorrenziale il decreto di riordino del settore

      I ristoratori preparano
      lo sciopero del ticket

        Vincenzo Chierchia

        MILANO
        Si infiamma di nuovo il fronte dei pubblici esercizi e dei buoni pasto, un mercato da circa 2,2 miliardi di euro l’anno e che coinvolge circa 2 milioni di persone al giorno che pranzano in oltre 300mila pubblici esercizi. Si profila una nuova serrata degli esercenti, dopo le giornate di protesta effettuate nella prima metà del 2005. Nelle prossime settimane il classico pasto di mezzogiorno al bar, pagato dal lavoratore con il ticket aziendale, potrebbe dunque tornare a essere a rischio

        La bocciatura del Tar

          Il tribunale amministrativo del Lazio ha infatti reso nulle numerose disposizioni del decreto (un Dpcm) con il quale il 18 novembre 2005 il Governo aveva dettato nuove regole per l’affidamento e la gestione del servizio sostitutivo di mensa. La decisione del Tar ha praticamente azzerato il provvedimento, riportando la normativa alla situazione antecedente, che aveva provocato le vibranti proteste degli esercenti contro meccanismi giudicati non remunerativi. Al culmine dell’agitazione si era arrivati anche allo sciopero dei ticket.

          «Ed anche oggi accadrà la stessa cosa se lo scenario non cambia» sottolinea Aldo Cursano, vicepresidente vicario della Fipe, la federazione dei pubblici esercizi che aderisce a Confcommercio ed associa (attraverso l’Angem) anche le società emettitrici di buoni pasto. «Domani si riunisce il vertice della Fipe – aggiunge Cursano – e decideremo le forme di protesta dopo la decisione del Tar». «Innanzitutto la sentenza sarà impugnata al onsiglio di Stato – rilancia Sandro Fertino, presidente dell’Angem – e nell’immediato chiederemo la sospensiva degli effetti di questa deliberazione». «In secondo luogo – precisa Cursano – gli esercenti sono già pronti ad attuare un nuovo sciopero dei ticket, perché non si può tornare al far west di prima. I pubblici esercizi non ci stanno a tollerare che i più forti prevalgano sui deboli».

          Il ricorso

            A schierarsi contro il decreto è stata una società di Roma, la Repas lunch coupon, cui fa capo una quota di mercato pari (dati 2005) al 4,6%, e che aderisce alla Fise, ovvero la federazione imprese di servizio che fa capo a Confindustria. «Abbiamo deciso di impugnare il provvedimento del Governo perché decisamente contrario alla concorrenza – ribatte Aldo Como, amministratore delegato della Repas lunch -. Con quel provvedimento il mercato era stato praticamente ingessato a difesa degli interessi di un numero sparuto di grandi aziende per lo più a capitale straniero, francese in particolare. I meccanismi introdotti dal provvedimento, ossia i minimi requisiti sul capitale per partecipare alle gare pubbliche oppure il divieto di aste via internet, hammo bloccato l’ingresso delle realtà medio-piccole. Siamo contenti che il Tar abbia riconosciuto tutto questo». «Non è un caso – aggiunge Como – che della nuova normativa si siano avvantaggiati nei fatti pochi soggetti. Le prime due aziende, entrambe francesi, hanno più del 53% del mercato».

            Il Tar Lazio – si legge in una nota Repas lunch – ha ritenuto illegittime e quindi da annullare varie disposizioni del Dpcm: l’articolo 3 per quanto riguarda l’ammontare minimo di 750mila euro di capitale delle società di emissione e l’obbligo di certificazione dei bilanci ad opera di società di revisione; l’articolo 7 per aver escluso le aste online; l’articolo 8 che ha imposto la forma scritta alle convenzioni tra esercizi commerciali e società di emissione; l’articolo 9 che – se legge sempre nella nota – sostituendosi alla libertà negoziale delle parti, stabilisce termini e modi di pagamento ed, infine, l’articolo 10 che prevedeva l’adeguamento dei contratti in essere alle nuove normative.