I «rischi» della tecnologia Lavoro, un miliardo di emarginati

24/01/2001


Corriere della Sera






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ECONOMIA     

Oltre 500 milioni di persone guadagnano meno di 2.000 lire al giorno.
I «rischi» della tecnologia Lavoro, un miliardo di emarginati.
L’allarme dell’Onu: nel mondo cresce l’esercito di disoccupati e precari
      ROMA – Metà popolazione mondiale è tagliata fuori dalla globalizzazione. Quasi tutta la produzione di informatica e telematica ( information and communication technology ) è concentrata nei Paesi industrializzati, dove vive il 15% dei circa sei miliardi di abitanti della Terra. E sono quasi un miliardo le persone disoccupate o con lavori poveri e poverissimi, per lo più in Africa e Asia. Un miliardo e 200 mila quelle che vivono con meno di un dollaro (meno quindi di 2 mila lire) al giorno. Solo la metà della popolazione del globo ha la luce elettrica e il telefono, indispensabili per utilizzare le nuove tecnologie. In Europa e Stati Uniti c’è un telefono ogni due persone, in Africa uno ogni 53. L’uso del computer e di Internet sta vertiginosamente crescendo, ma meno del 6% della popolazione mondiale è connesso alla rete, quasi esclusivamente nei Paesi industrializzati: Usa e Canada hanno insieme il 57% dei navigatori, l’Africa più il Medio Oriente non raggiungono l’1%. Sono alcuni dei dati contenuti nel World employment report 2001 dell’Ilo (International labour office). Un rapporto quest’anno dedicato al lavoro nella «information econony», che spinge l’agenzia delle Nazioni Unite a parlare di «digital divide», del rischio cioè che le nuove tecnologie anziché ridurre la differenza di reddito tra Paesi ricchi e poveri l’aumentino.

      POVERI E DISOCCUPATI – È un fatto, sottolinea il rapporto dell’organizzazione guidata da Juan Somavia, che fa crescere il numero delle persone che non riescono a trovare un lavoro. Alla fine del 2000, su una forza lavoro globale di circa tre miliardi di persone, i disoccupati e i sottoccupati sono quasi un terzo, afferma l’Ilo. Centosessanta milioni sono i disoccupati dichiarati (50 milioni dei quali vivono nei Paesi industrializzati) contro i 140 milioni del ’98, colpa soprattutto delle crisi finanziarie che hanno colpito numerosi Paesi asiatici. Sono invece mezzo miliardo i lavoratori che guadagnano meno di un dollaro al giorno e non sono in grado di portare la loro famiglia oltre la soglia di povertà, tanto che la popolazione mondiale che vive con non più di un dollaro al giorno è stimata in un miliardo e duecentomila persone. E le prospettive sono negative perché in futuro la fame di posti di lavoro si concentrerà nei Paesi più poveri, quelli dove la popolazione è in continuo aumento, ma che sono appunto tagliati fuori dalle conquiste tecnologiche che portano ricchezza.

      MEZZO MILIARDO DI POSTI – Nel prossimo decennio, solo il 3% dei giovani che cercheranno un’occupazione saranno europei o nordamericani. Il rapporto stima che per assorbire i nuovi ingressi e magari ridurre un pochino la disoccupazione si dovranno creare 500 milioni di posti di lavoro. Ma questo presuppone che si mantenga almeno l’attuale ritmo di sviluppo, precisano gli economisti dell’Ilo. Anche in questo caso, però, non è detto che il «digital divide» si riduca. Negli ultimi anni, infatti, la disoccupazione è scesa in maniera rilevante solo nei Paesi industrializzati. Grazie alle nuove tecnologie e alla flessibilità. Tra il 1990 e il ’99, ad esempio, il lavoro part time in Europa è salito dal 13% al 16% e quello a termine dal 10 al 12%. Il trend continuerà. In Europa, prevede il rapporto, gli occupati nei call center raddoppieranno in tre anni, passando dagli attuali 670 mila a 1 milione 300 mila nel 2003. Aumenta, sottolinea l’Ilo, anche il lavoro non contrattualizzato e precario. Così come c’è una crescente sovrapposizione tra attività lavorativa e tempo libero dovuta all’uso del telefono cellulare, di Internet e della posta elettronica aziendali anche fuori dell’orario di lavoro.
      Nei Paesi poveri, invece, molto dipenderà dalla capacità di salire sul treno della globalizzazione. Alcuni Paesi, ha sottolineato Duncan Campbell, uno degli autori del rapporto, hanno preso iniziative che hanno avuto successo. In India, Malesia, Cina e Costarica sono stati creati bacini di lavoratori altamente specializzati nelle nuove tecnologie. Ma non basta.

Enr. Ma.


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