I riformisti dell’Ulivo al sindacato: «Opporsi non basta più»

06/10/2003





sabato 4 ottobre 2003

Gli ex ministri della Margherita Enrico Letta e Treu, il sindaco di Torino Chiamparino (Ds): il centro-sinistra non può dire solo dei «no»

I riformisti dell’Ulivo al sindacato: «Opporsi non basta più, serve una proposta»

      ROMA – «Non basta dire no» è stato un libro a più mani pubblicato un anno fa per iniziativa di Franco Debenedetti. Allora Tito Boeri, Nicola Rossi, Michele Salvati, Tiziano Treu, Antonio Polito ed altri sostennero, in occasione della battaglia sull’articolo 18, che una politica riformista si può e si deve fare anche dall’opposizione. Non esistono due verità, una per i comizi e l’altra da applicare una volta arrivati nelle stanze dei bottoni. Ora quelli di «Non basta dire di no» sono tornati a farsi sentire, stavolta sulle pensioni. Chiedono, con accenti diversi, che il centro-sinistra definisca un’ipotesi di riforma previdenziale senza far sconti al governo ma anche senza farsi condizionare dal sindacato. Non si sono messi d’accordo preventivamente e non è nemmeno l’identica squadra di un anno fa, ma nei giorni scorsi Debenedetti, Treu, Rossi, Boeri, Il Riformista sono usciti allo scoperto. Accanto a loro si sono schierati anche Enrico Letta e il sindaco di Torino, Sergio Chiamparino. Ma altri verranno. A cominciare dall’ex presidente della Consob, Luigi Spaventa, che dichiara: «Un intervento sulle pensioni è necessario, sia per un problema di sostenibilità future della spesa sia per ridistribuire risorse ad altre voci del welfare. La riforma Dini, che fu assai incisiva, ne anticipava la possibilità». A giudizio di Spaventa, «l’atteggiamento di chiusura dei sindacati sembra non riconoscere quest’esigenza ed è incomprensibile». Non c’è bisogno di attendere il 2005 per conoscere quello che già si sa. «Le previsioni demografiche sono fra le poche certe».
      L’opposizione, dunque, non deve ripararsi «dietro al secco "non possumus" del sindacato», deve avanzare soluzioni alternative al progetto governativo «più graduali, più eque e con risparmi di spesa non minori». Anche l’ex ministro Treu la pensa così e usando il gergo pokeristico dice che «dobbiamo andare a vedere». E il senatore Debenedetti chiosa: «Se siamo una sinistra di governo il tema delle pensioni non ci deve procurare imbarazzo». Rispetto alla battaglia sull’articolo 18 c’è da registrare uno scambio di posizioni tra Cisl e Margherita. Il sindacato sottoscrisse il Patto per l’Italia mentre il partito si oppose senza mezzi termini. Ora le parti sono invertite, sono i Letta e i Treu a sostenere la necessità di darsi una tattica più accorta ed è invece Pezzotta ad essere salito sulle barricate e a ventilare manifestazioni più o meno oceaniche.
      Ma una volta usciti allo scoperto quelli di «Non basta dire no» cosa faranno? Un test importante lo si avrà da Orvieto dove è riunita in questi giorni l’associazione Libertà eguale che raggruppa i liberal Ds. Uno di loro, Chiamparino, dalle pagine del
      Riformista ha addirittura proposto la creazione di «un gabinetto ombra che segua i passi della riforma previdenziale e coordini l’intervento del centro-sinistra». Treu è più cauto: «Aspettiamo lo sciopero dei sindacati e solo dopo l’Ulivo può decidere di scendere in campo con una proposta più precisa». Intanto il verbo del «Non basta dire no» guadagna terreno a sinistra non solo sulle pensioni. Il diessino Claudio Petruccioli ha scritto ai deputati del suo partito un lungo promemoria nel quale sostiene come anche nella battaglia contro la legge Gasparri il centro-sinistra avrebbe dovuto «presentare un progetto di legge suo, unico, che disegnasse il modello di televisione e di servizio pubblico che ha in mente».
Dario Di Vico


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