I riformisti dei due Poli in difesa della Biagi

17/10/2007
    mercoledì 17 ottobre 2007

    Pagina 8 – Primo Piano

    LA MANIFESTAZIONE

      Da Cazzola a Rossi,
      i riformisti dei due Poli
      in difesa della Biagi

        Enrico Marro

          ROMA — Giuliano Cazzola, che la contromanifestazione del 20 ottobre a difesa della legge Biagi l’ha inventata, arriva perfino a dire: «Vorrei restituire Marco Biagi alla sinistra, che nei suoi confronti è stata matrigna». Cazzola conosceva bene il giuslavorista ucciso dalle Brigate Rosse nel 2002, gli era amico: entrambi bolognesi, di matrice socialista, una vita spesa per riformare il mercato del lavoro. «Lui, alle elezioni del 2001, aveva votato per la Margherita — continua Cazzola —. Prima aveva lavorato con Tiziano Treu nei governi di centrosinistra, poi era stato scaricato dal ministro del Lavoro Cesare Salvi. Così era entrato nel comitato scientifico di Confindustria e di lì a poco accettò di collaborare nuovamente col ministero, con Maurizio Sacconi che era diventato sottosegretario. Ma ci andò con l’idea di continuare il lavoro cominciato con Treu. Mi ricordo che una sera, stavo a Bologna, Marco mi telefonò, chiedendomi se avevo un libro di Tiziano dal quale voleva riprendere alcune formulazioni per i testi di legge che stava preparando. Poi è accaduto l’incredibile e, dopo la sua morte, il centrosinistra è arrivato a non riconoscere più Marco Biagi benché lui, ripeto, venisse da lì».

          Ovviamente, restituire Biagi alla sinistra non significa toglierlo a chi lo ha sempre difeso, cioè ai riformisti del centrodestra. Una pattuglia nutrita e autorevole in Forza Italia, composta per lo più di ex socialisti: da Giuliano Cazzola, presidente del Comitato per la difesa e l’attuazione della legge Biagi, a Maurizio Sacconi, responsabile Lavoro degli azzurri, da Fabrizio Cicchitto, vicecoordinatore nazionale dello stesso Partito a Stefania Craxi a Renato Brunetta, altro vicecoordinatore. Ma ieri alla conferenza stampa di presentazione del convegno di sabato organizzato dal Comitato Biagi c’era anche Maurizio Gasparri, per portare l’adesione di An. Così come c’erano Lanfranco Turci e Daniele Capezzone della Rosa nel pugno. E sabato al teatro Capranica, a Roma, interverranno due esponenti del Partito democratico, Nicola Rossi e Antonio Polito, e il giuslavorista Pietro Ichino. E ci sarà anche Franco Debenedetti, ex senatore diessino. Ma soprattutto parteciperanno i leader di Cisl e Uil, Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti. Quello della Cgil, Guglielmo Epifani, non è stato invitato «perché non volevamo fare un dibattito, ma un’iniziativa a sostegno della Biagi», dice Cazzola. Parleranno anche i rappresentanti di Confindustria e delle altre associazioni imprenditoriali. E per i politici ci saranno tra gli altri il diniano Natale D’Amico, Pier Ferdinando Casini (Udc), Roberto Maroni (Lega) e Marco Pannella. Insomma: un’iniziativa bipartisan.

          Fuori, invece, a sfilare per le vie della capitale ci sarà Rifondazione comunista, il Pdci, la sinistra Cgil e tutto il variegato mondo della sinistra radicale: contro la precarietà e contro la Biagi. La differenza, suggeriscono Cazzola e Sacconi, è che in piazza ci saranno «i conservatori» tutti di un colore, mentre al convegno interverranno i «riformisti» che si trovano in entrambi gli schieramenti. E alla fine Biagi, che aveva lavorato per l’uno e l’altro schieramento pur di portare avanti le sue riforme, continua a far dialogare centrodestra e centrosinistra.