I riformisti Cgil: è l’ora di tornare al confronto

08/09/2009

Adesso bisognerà passare ai fatti. E cioè trasporre la volontà di dialogo dalle rive del lago di Como, dove domenica mattina si sono visti la presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, e il leader della Cgil, Guglielmo Epifani, alla realtà della crisi, della disoccupazione e dei rinnovi contrattuali. Ed evitare che tutto finisca come l’anno scorso: caffè, sorrisi, e alla fine, una firma separata, senza la Cgil, sulla riforma della contrattazione.
A tastare il polso della confederazione di Epifani, ad un anno di distanza, si percepisce la volontà di riprendere un dialogo. Peraltro, sempre auspicato dalla presidente Marcegaglia. L’onda lunga della recessione si farà sentire nei prossimi mesi, mettendo a rischio posti di lavoro. Bisognerà evitare, e questa e l’esigenza di tutti, che la crisi si possa tramutare in un autunno caldo dal punto di vista della tenuta sociale.
Ecco, quindi, che dentro la Cgil si insiste su quel «dialogo tra le energie migliori del Paese, il lavoro l’impresa, i saperi», che metta da parte «gli interessi corporativi e la speculazione finanziaria», come dice Agostino Megale, sindacalista della segreteria nazionale della Cgil, lunga esperienza milanese agli esordi ed ex numero uno dei tessili.
Proprio nei tessili, racconta l`attuale segretario generale della categoria, Valeria Fedeli, dopo una riunione, ieri, con il gruppo dirigente, l`occupazione può essere un problema drammatico:
«I piccoli laboratori rischiano di chiudere per crisi di liquidità, le aziende più grandi potrebbero fare tagli consistenti».
Le parole pronunciate a Cernobbio dalla Marcegaglia indubbiamente hanno avuto il loro effetto dentro la confederazione: «La Cgil è un grande sindacato, nelle situazioni locali si è comportata con grande responsabilità.
Di fronte al problema occupazione, non serve salire sui tetti, ma occorrono dialogo con il sindacato e ammortizzatori sociali». Megale le sottolinea: «Sono state aperture importanti.
Dentro la Cgil c`è la consapevolezza che questa è una crisi diversa dal passato e che se il fondo è stato toccato non bisogna abbassare la guardia». Sostenere il lavoro, quindi, ma anche l`impresa, sottolinea il sindacalista, un valore forte in un Paese manifatturiero.
C`è un "ma", come sottolinea realisticamente la Fedeli: tenere insieme questa forte spinta ad unire le forze, a fare fronte comune anche nei confronti del Governo perchè dia le risposte adeguate «senza fare l’errore di puntare su ciò che divide» con la situazione complessa dei rinnovi contrattuali.
E qui la situazione si complica.
Chi ha firmato la riforma, Confindustria, Cisl e Uil, non possono tornare sui propri passi. Ma, avverte la Fedeli, «si sbaglia chi pensa che la Cgil possa accettare ciò che non ha firmato a gennaio».
Ma, evidentemente, un passo la Cgil dovrà farlo. E la Fedeli aggiunge un altro tassello:
si potrebbero trovare soluzioni ponte, che mettano d`accordo tutti, Confindustria, Cgil, Cisl e Uil. Quali, non si sbilancia «Si possono intendere molte cose. Ma non si possono fare le trattative sui giornali».
Sia lei che Megale ricordano i tre punti sottolineati da Efipani: salario ancorato all’inflazione reale, principio delle deroghe, estensione del secondo livello di contrattazione.
La volontà di fare un passo sembra esserci. In ogni caso, si capirà presto: giovedì è fissato un nuovo round per i metalmeccanici. E comunque è la crisi stressa ad imporre tempi rapidi: il dialogo serve ora.