I riformisti Cgil a caccia di alleati

16/12/2003



        Martedí 16 Dicembre 2003


        I riformisti Cgil a caccia di alleati

        Si cerca il dialogo con l’area legata a Cofferati


        ROMA – Si muovono e anche velocemente le acque in Cgil. Tre giorni fa è stata la minoranza Fiom, nella persona di Riccardo Nencini, a mettere in discussione gli equilibri interni del suo sindacato, negando l’opportunità di un congresso straordinario e criticando aspramente la linea rivendicativa della Fiom. Ieri è stata la volta dei riformisti della confederazione, il gruppo che chiede una diversa linea sindacale a Guglielmo Epifani che poggi sull’unità sindacale. Antonio Panzeri e Agostino Megale, i leader di questa corrente, che tale è, hanno avviato una serie di seminari in cui discutere temi di fondo del mondo del lavoro con l’evidente obiettivo di ricostruire su equilibri diversi l’asse strategico della Cgil. Ieri hanno discusso del rapporto tra sindacato e riformismo, a gennaio si parlerà di struttura contrattuale, a febbraio di Mezzogiorno. Temi forti sui quali è loro intendimento costruire forti alleanze, dentro e fuori la confederazione. E così a questa loro prima riunione hanno invitato esponenti di punta della corrente dei cofferatiani, difensori della linea seguita in questi ultimi anni dalla Cgil, e uomini di Cisl e Uil. L’obiettivo è evidente, costruire un fronte interno forte, capace di condizionare almeno in parte la strategia della Cgil, e dare il via a una vera unità sindacale. Dire che siano riusciti nel loro intento è certamente prematuro, perché i giochi sono ancora tutti in piedi, perché nessuno ha preso un partito apertamente favorevole alle loro tesi e perché di Cisl e Uil sono stati invitati gli esponenti più vicini a quelle tesi, Paolo Pirani e Giorgio Santini. Ma è un dato di fatto che, per quanto si riferisce alla Cgil, tra riformisti e cofferatiani sia in corso un avvicinamento, ancora appena abbozzato, ma non per questo meno importante. Permangono forti distanze, sia sul giudizio di questi anni appena passati, sia sulle prospettive unitarie, che vedono gli amici di Cofferati molto tiepidi, soprattutto rispetto ad avvicinamenti troppo affrettati. Per definire il sindacato riformista, Agostino Megale, ha citato uno dei padri nobili della Cgil, Luciano Lama, che era solito parlare degli uomini noce, contrapposti agli uomini pesca. La noce, si sa, è dura all’esterno, ma se fai pressione il guscio si rompe. La pesca no, al’esterno è cedevole e dolce, ma all’interno, quando arrivi all’osso, è durissima, non la si può rompere. Così il sindacato riformista, per il quale è stato coniato lo slogan che dovrebbe caratterizzarlo: «concertazione, innovazione, più sindacato». Il che lo porta a bollare come errati sia il massimalismo rivendicativo che l’autosufficienza e il bipolarismo sindacale. Panzeri ha sottolineato che il sindacato deve elaborare un’idea precisa della società italiana alla quale adeguare la propria azione quotidana e così evitare di procedere con casualità. E soprattutto deve dare una lettura attenta dell’autonomia sindacale, evitando autosufficienze e pensindacalismo. Terreno difficile, perché proprio qui si marcano le differenze più forti con i cofferatiani. E infatti Giuseppe Casadio e Achille Passoni hanno tenuto a rilevare, rivolgendosi più a Cisl e Uil, ma parlando anche, se non soprattutto ai loro interlocutori dentro la Cgil, che è necessario prima di tutto intendersi sul comportamento tenuto in questi anni dalla Cgil. La loro ricostruzione è che negli ultimi due anni il Governo ha attuato una precisa strategia del Governo tesa a negare la rappresentanza sindacale: di fronte a questa precisa politica altro il sindacato non poteva fare che resistere e quindi bene ha agito Cofferati, male Cisl e Uil che hanno invece firmato il Patto per l’Italia. Di qui in avanti, ha detto, è possibile costruire qualcosa, ma partendo da questo dato di fatto. Passoni ne ha tratto l’obbligatorietà di andare avanti nell’unità sindacale con coraggio, ma senza fare passi più lunghi della gamba.

        MASSIMO MASCINI