I reporter intruppati e il dilemma deontologico di G.Barlozzetti

28/03/2003

ItaliaOggi (Media e Pubblicità)
Numero
074, pag. 21 del 28/3/2003
di Guido Barlozzetti


Diario della (tele) guerra.

I reporter intruppati e il dilemma deontologico

È arrivato il momento dell’intimità e della simpatia. Gli effetti della convivenza forzata tra inviati e soldati cominciano a farsi sentire. Lo sappiamo, una schiera di giornalisti è stata arruolata e messa al seguito delle truppe anglo-americane che puntano con variabile velocità su Baghdad. Vivono con loro, dormono con loro, volano sugli elicotteri con loro, mangiano con loro, parlano con loro. A tempo pieno, giorno e notte, nelle tende come nelle tempeste di sabbia. Qualcuno del seriale esercito degli opinionisti che formano la compagnia di giro dei talk show se l’è presa con loro. Mancherebbero di senso critico e risentirebbero troppo della vicinanza dei compagni in uniforme. Insomma, scatterebbe uno spirito di solidarietà pernicioso per l’obiettività dell’informazione.

E, allora, qualcun altro ha obiettato che, ai tempi del Golfo, tutto era stato embargato dagli americani, memori dei danni irreparabili inferti dai reporter in libera uscita sul fronte al morale e all’immagine dell’esercito Usa impegnato in Vietnam.

Alla fine ne è uscito questo dilemma: meglio un black-out che non fa passare non dico il cammello nella cruna dell’ago dell’informazione, ma nemmeno il più esile filo, o una familiarità che rischia di pregiudicare il distacco deontologico?

In attesa di scioglierlo, non resta che prendere atto che le truppe delle news sono acquartierate con il Settimo Cavalleggeri e i Topi del Deserto. E ascoltare qualcuna delle voci in onda dal deserto che racconta dei fremiti e dei palpiti che condivide con le tute mimetiche, che si dilunga sulla quotidianità di un disagio comune: le avanzate a singhiozzo, le pause interminabili, il sonno e i pasti rubati, la paura che dalla duna salti fuori un iracheno e faccia saltare per aria la jeep, le notti interminabili.

Magari con un microfono e una telecamerina per immortalare il tutto. Così come dalla buca postale del piccolo schermo possono saltare fuori delle letterine appositamente scritte dal fronte ai genitori di Salt Lake City, alla moglie di Tampa e, per loro tramite, agli spettatori di casa nostra. C’è poco da scherzare, naturalmente, ma questa condizione di inviati full-time e embedded (intruppati) nelle legioni è una novità. Da seguire per vedere se, all’ombra sinistra della guerra, un ramo delle news finirà nelle soap.