I ragazzini lavorano? Per il governo va bene

12/05/2004

            mercoledì 12 maggio 2004
          I ragazzini lavorano? Per il governo va bene
          Congresso mondiale su sfruttamento minorile, la sottosegretaria dichiara: «Il lavoro dei bambini? È compatibile»
          Sonia Renzini

          FIRENZE «Voglio solo aggiungere che i bambini come me devono potere giocare e andare a scuola invece di lavorare», aveva detto appena lunedì Rafana della Cambogia, lunghi capelli neri e due occhi neri fin troppo profondi per i suoi 17 anni, al congresso mondiale contro lo sfruttamento del lavoro minorile al Palazzo dei Congressi di Firenze.

            Un’esortazione che arrivava alla fine di un racconto commosso e straziante su tutti quei giorni trascorsi su una barca dall’età di 7 anni a recuperare pesci dalla rete per poi pulirli. Anche quando non ce la faceva più, perché allora c’erano le le botte del padrone o la droga che la convincevano a continuare. Con lei lo avevano ripetuto tutti i suoi coetanei provenienti da 50 paesi del mondo.

            Colpo di scena. Sembrava che su questo fossero tutti d’accordo. E invece no. Ci ha pensato Maria Burani Procaccini di Forza Italia, in veste di presidente della Commissione parlamentare per l’infanzia, a rimettere le cose al loro posto. E a cancellare di colpo la voce rotta e le lacrime dei bambini che partecipavano al congresso, prigionieri dei loro ricordi. Facendo capire una volta di più quanto questo Governo sia sensibile al tema dei diritti dell’infanzia. «I bambini possono lavorare eccome – ha esordito ieri Burani Procaccini durante il suo intervento al convegno – il diritto dei bambini a lavorare è più che compatibile con la nostra cultura e con la nostra storia. Piuttosto, la questione vera è come rendere compatibile il lavoro con la scuola». A quel punto lo sconcerto è sceso sulle persone in sala, sugli organizzatori del convegno, sui rappresentanti delle organizzazioni internazionali presenti, sugli stessi bambini. Increduli si guardavano l’un l’altro, qualcuno pensando di avere capito male, altri, gli stranieri, credendo l’affermazione un semplice errore di tradu zione dell’interprete.

              Dura la reazione dei sindacati confederali che in un comunicato stampa dichiarano come «inaccettabile una posizione del genere, tanto più se espressa a nome di una Commissione bicamerale che rappresenta l’intero Parlamento». «L’onorevole Burani Procaccini – dice il responsabile della Cgil per l’economia sommersa Alessandro Genovesi – giudica irrealistico il programma dell’Organizzazione internazionale del lavoro e si limita semplicemente ad applicare la 182, la convenzione che abolisce le peggiori forme del lavoro minorile». Ignorando del tutto che il Parlamento italiano, insieme ai governi di altri 135 paesi ha ratificato la convenzione 138, quella che fissa a 15 anni l’età minima di accesso al lavoro.

              Non solo. Una volta detto chiaro e tondo che il lavoro minorile non deve scandalizzare nessuno, Burani Procaccini lancia la proposta di un’associazione sindacale che tuteli i diritti dei bambini. Quella sì che è un’idea. Così nessun bambino potrà mai più lamentarsi del lavoro che qualcun altro lo costringe a fare, in fondo è tutelato. Allo stesso modo dei grandi. E magari perché no, qualche azienda potrebbe stipulare dei bei contratti Co.co.co. In fondo sono giovani, non pretenderanno mica la classica assunzione?

                Lavoro nero. «È una situazione pazzesca continua Genovesi della Cgil il governo non solo ignora completamente questo tema, tanto che i ministri Maroni e Frattini, che avevano annunciato la loro presenza al convegno, non si sono fatti vedere. Ma manda una sua rappresentante a dire cose di questo tipo. E pensare che ci saremmo aspettati la convocazione del tavolo sul lavoro nero». Quello stesso previsto dalla Carta d’impegni del 1998 per la realizzazione di programmi in grado di promuovere l’affermazione dei diritti dei bambini. Che da tre anni aspetta di essere convocato.