I ragazzi di «Voicity» a terra come Eutelia

21/01/2010

«Pensavamo che non sarebbe stato il lavoro della nostra vita, ma solo un primo impiego, di passaggio, e invece lo è diventato e ora siamo a difenderlo con le unghie e con i denti… Per 600 euro al mese ». Per 600 euro al mese, a part time (involontario), i dipendenti napoletani di Voicity – dalle due sedi di Casalnuovo e Vitulazio, in provincia di Caserta – gestiscono i servizi di assistenza per il digitale terrestre di Mediaset. «Siamo il costumer care di Mediaset Premium », si presentano. E come tutti i 2300 dipendenti di Voicity anche i ragazzi napoletani sono senza stipendio ormai da tre mesi. È un altro piccolo tassello di mala imprenditoria nostrana la storia di Voicity, che fino a qualche mese fa si chiamava Alba Rental, e prima ancora Omnia Network, il primo call center a quotarsi in Borsa con gran squillare di trombe. «Una fotocopia della vicenda Agile-Eutelia», nota Paolo Puglisi, sindacalista Slc Cgil.
Ed è vero. Talmente vero che, come il manifesto ha già raccontato, nel consiglio di amministrazione di Omnia Network, da marzo a agosto 2009, c’è stato Sebastiano Liori, il titolare di Omega che in quanto a fallimenti e liquidazioni può vantare un curriculum di tutto rispetto. Nei piani di Liori, nella rete di aziende che voleva costituire, c’era anche Omnia.
Ma qualcosa non ha funzionato, Liori ha rassegnato le sue dimissioni, e a settembre Omnia ha creato una bad company (Voicity) in cui scaricare dipendenti (2300) e debiti (100 milioni di euro, secondo i sindacati, tra fisco, Inps e dipendenti). Come anche per Agile – Eutelia (2000 dipendenti), e persino come Phonemedia (7000 dipendenti), il lavoro non manca.
Manca l’azienda, o qualcosa che tale possa definirsi. A pochi mesi dalla nascita di Voicity (partecipata da un fondo lussemburghese e a capo della quale è stato messo Alessandro Gili, che è anche azionista di Omnia Network) il bilancio è disastroso. Nei giorni scorsi in un incontro al ministero dello sviluppo la società (una srl, sostengono i sindacati) ha annunciato 1125 esuberi per Omnia service center (la società di call center confluita in Voicity). Più della metà del personale. Cinquecento solo a Napoli: «Un bagno di sangue nel nostro territorio», dice Cesare Agostini, dipendente e rappresentante sindacale. A Napoli, Caserta, come anche a Milano, i dipendenti (la maggior parte dei quali precari) sono in assemblea permanente. In Campania, martedì la protesta è arrivata rumorosa sotto il consiglio regionale. In Lombardia, sono stati presidiati nei giorni scorsi la sede della Borsa, del Sole 24Ore, del Corsera, fino alle sedi di comune, provincia…
Chi dovrebbe dare risposte – le istituzioni – per ora non emette che qualche flebile voce. I maggiori creditori della società sono il fisco e l’Inps (per 50 milioni di euro).
Il ministero dello sviluppo economico ha riconvocato un incontro il 26 gennaio, chiedendo alla società di presentare un piano più serio. Le segreterie nazionali di Cgil, Cisl e Uil chiedono l’amministrazione controllata e l’intervento della presidenza del consiglio (come nel caso Eutelia). L’intenzione è quella di incontrare anche i committenti: Mediaset, Unicredit, H3G, Fastweb, tra gli altri.
A chiedere il fallimento sono stati anche cinque creditori della società. Ieri al Tribunale di Milano si è svolta l’udienza prefallimentare: la società si è difesa, prospettando la presentazione di un piano di ristrutturazione del debito e la decisione sul fallimento è stata rinviata al 24 marzo. Ma i sindacati non ci credono. «Non ci risultano novità, soldi non ce ne sono, e lo hanno detto molto chiaramente i dirigenti della società al ministero dello sviluppo», argomenta Riccardo Saccone (Slc Cgil). A pagare una crisi che di industriale non ha proprio nulla per ora sono solo loro, i dipendenti (che hanno da poco istituito una cassa di resistenza a sostegno della lotta). A cui l’azienda deve non solo gli stipendi non versati, ma anche assegni familiari, Tfr, cessione del quinto, fondo di previdenza integrativo, persino le trattenute sindacali. E che ora rischiano di vedersi richiedere contributi e tasse non versate dall’Agenzia delle entrate.