I ragazzi dei depliant

16/09/2013

Esistono lavori particolari che ormai fanno parte indispensabile delle società moderne. uno di questi è quello dei distributori di volantini o depliant pubblicitari. Sono un esercito di donne e uomini, spesso in giovanissima età, spediti a un lavoro porta a porta, onde cercare di far conoscere iniziative, prodotti. Sono oltre 12.500 in tutta Italia. Lavorano, come tanti alveari, attorno ai «produttori» delle più diverse merci. Lavorano per agenzie organizzate nell`Anad (Associazione nazionale delle agenzie di distribuzione depliants). Erano fino a poco tempo fa spesso privi di diritti e tutele o confinati nei contratti a progetto. Ora, come scrive Roberto D`Andrea, segretario nazionale del NIdiL-Cgil, in collaborazione con la Filcams-Cgil (il sindacato dei lavoratori del commercio), nonché con le organizzazioni di categoria di Cisl e Uil, hanno conquistato un contratto nazionale. Un inserto di Rassegna sindacale da ampio spazio alla vicenda. Qui Simone Ceccarelli intervista Andrea Montagni, dirigente della Filcams e spiega come siano emerse certe incongruenze della riforma Fornero. È interessante notare come l`accordo abbia trovato commenti favorevoli da chi tra gli imprenditori lo ha considerato «come l`inizio di una concorrenza reale nel settore». Mentre altri «hanno invece il terrore che una volta scoperchiato il nero non siano più in grado di operare con il margine di profitto che hanno avuto sino ad oggi». La via della contrattazione per i precari (da tempo invocata da Susanna Camusso) sta quindi dando risultati. Un altro caso è quello dell`accordo raggiunto con le Ong, le organizzazioni non governative che operano nel campo della cooperazione allo sviluppo. E un settore, spiega D`Andrea, in cui si applicano diversi contratti nazionali (Cooperative Sociali, Commercio, Istituti ecclesiastici…), e che riguarda circa 7000 lavoratori fra cooperanti in giro per il mondo e personale impiegato in Italia. E spesso con questa situazione le controparti potevano passare da un contratto all`altro anche in ragione della differenza di costo.
Ora il sindacato ha regolato le collaborazioni «genuine» presenti nel settore, trasformando in lavoro dipendente quelle non correttamente utilizzate. Un`esperienza significativa anche perché è stata esperimentato, tramite il Nidil, per la prima volta l`uso di Internet per far esprimere un parere agli interessati e ottenere una validazione dell`ipotesi di accordo. Il Nidil ha organizzato, a questo scopo, il sito «www.cooperantiong. it». Una novità che accompagna l`idea «di un sindacato aperto a tutti i lavoratori». Una strada aperta anche in un altro settore col sito «dissociati.it», volto a coinvolgre i cosiddetti «associati in partecipazione». Sono interessati circa 52.000 lavoratori spesso impegnati come commessi nei negozi e considerati «soci» dell`imprenditore. È stata percorsa, su questo fronte, anche la via legale. Così tre lavoratori della «Poltronesofà», assistiti dalla Cgil, hanno ottenuto dal Tribunale di Torino il diritto al reintegro con contratto di lavoro subordinato. Costoro avevano rifiutato il diktat dell`azienda che voleva certificare come «autonomo» il loro contratto di associazione in partecipazione. Volevano cioè un attestato di «partecipazione» e non di dipendenza. Un rifiuto che era costato il loro licenziamento. Un episodio alla Marchionne. Secondo il tribunale, gli associati in partecipazione erano invece a tutti gli effetti dei lavoratori subordinati: esisteva infatti un mansionario-vademecum in cui erano specificate tutte le attività da svolgere e a cui i lavoratori dovevano attenersi pedissequamente. Altro che autonomi! Accordi e sentenze di natura diversa. Tutti mirano a cercare una soluzione per il mondo diversificato dei precari. Senza aspettare un ritorno al posto fisso per tutti il sindacato sceglie la strada della contrattazione verificando nella realtà chi è un dipendente come gli altri e chi è un collaboratore temporaneo. Come ha scritto D`Andrea si tratta di iniziative che mirano a «un`inclusione che ha significato trasformazione del rapporto di lavoro quando esso era usato in modo illegittimo, ed equiparazione anzi: costo maggiore – per il lavoro parasubordinato che risponde a reale autonomia».