I quattro sogni infranti dell’e-commerce

24/01/2002





I quattro sogni infranti dell’e-commerce
Dodici dicembre ’99: il titolo Amazon vale al Nasdaq 106 dollari per azione e il commercio elettronico – dicono gli analisti in coro – promette di diventare il più grande, nuovo business di tutti i tempi. Ventuno gennaio 2002: la società di Jeff Bezos chiude il trimestre con utili netti pari a un penny per azione e il titolo "vola" del 24% a quota 12,6 dollari perché per la prima volta una società del commercio elettronico – del quale non parla più nessuno – chiude i conti (trimestrali) in attivo. È incredibile, come tutto possa cambiare nel breve giro di due anni. In questo lasso di tempo, almeno quattro idee – contrabbandate come verità dagli analisti e alimentate dai venture capitalist che ci mettevano inopinatamente i soldi – sono morte e sepolte. Ad esempio l’idea che qualsiasi prodotto si possa vendere online: la consegna a domicilio di prodotti alimentari (Webvan Peapod, ex regine del Nasdaq, sono di fatto fallite) non sta in piedi. L’idea che ci potessero essere spazio in America quattro negozi online di cibo per gatti, tre per la vendita di francobolli o sette per i fiori è tramontata: sono rimasti solo Petsmart.com, Stamps.com e 1-800 Flowers. L’idea che le fusioni avrebbero comunque portato valore agli azionisti, è stata rovesciata: i fondatori di Webshots si sono ricomprati a 2,4 milioni di dollari l’azienda che avevano venduto a Excite@Home per 82. L’idea che la crescita dell’e-commerce avrebbe consentito ai nuovi entranti di scavalcare i concorrenti tradizionali, si è rivelata una baggianata: dopo che anche la regina Amazon ha stretto alleanze operative con le catene Target e Circuit City, di fatto la categoria dei negozianti online "puri" è stata cancellata dalla storia. In compenso, si fa largo una certezza: Internet è stabilmente una nuova anima del commercio. Tutte le grandi aziende che avevano scorporato la propria divisione online (da General Motors a Walmart), le hanno poi fuse nuovamente nella casa madre. Jupiter ha stimato che oltre il 40% degli acquisti natalizi fatti in Europa – durante i quali le vendite online sono comunque cresciute del 71% rispetto all’anno precedente – sono stati fatturati in negozi tradizionali ma dopo aver confrontato modelli e prezzi sul Web. Un’Europa che, grazie alla moneta unica e a un bacino di consumatori più grande di quello americano, forse potrà anche raggiungere le strabilianti stime di Forrester Research per il 2006 (un giro d’affari di 2.500 miliardi di dollari, incluse le attività business-to-business). Ma da qui a immaginare – come si faceva solo 24 mesi fa – che una qualsiasi dot.com potesse dare il benservito alla Rinascente o a Marks & Spencer, ce ne corre. Perché, anche dopo aver decurtato il proprio valore di Borsa di dieci volte, la mitica Amazon chiude un trimestre in utile ma un altro anno in perdita. E, col suo primo penny per azione, capitalizza ancora la bellezza di 4,6 miliardi di dollari.
Marco Magrini

Mercoledí 23 Gennaio 2002