I Professori ds bocciano la strategia della sinistra

09/07/2002







(Del 9/7/2002 Sezione: Economia Pag. 3)
SALVATI: E´ STATO FATTO IL CONTRARIO DI QUANTO ABBIAMO SUGGERITO. ICHINO: ART.18 MARGINALE
I Professori ds bocciano la strategia della sinistra

MILANO
La Cgil si arrocca sullo «psicodramma dell´articolo 18» (copyright Pietro Ichino)? «Il governo – parole di Tito Boeri – sta cercando di ridurre artificialmente il livello di rappresentanza in Italia con una scelta molto grave»? La sinistra, in compenso, ha abbandonato qualsiasi capacità di proposta sui temi del lavoro e del welfare e come tutto il mondo politico – dice un frustrato Michele Salvati – si affida a formule che «sono l´esatto contrario dei disegni tracciati dagli economisti». I suoi economisti, si potrebbe aggiungere. Mettere attorno a un tavolo un giuslavorista come Ichino, due professori di economia come Salvati e Boeri, tutti vicini o dentro l´area Ds; aggiungere un diessino dell´ala liberal come Enrico Morando; aprire il dibattito su un volume dedicato ai sindacati in Europa e curato dallo stesso Boeri, ed ecco assicurato il più drastico dei giudizi sull´arretratezza culturale della sinistra – sindacale e politica – in campo di economia del lavoro. «Trovo clamoroso che crollino i soffitti per un ritocco a una norma marginale come l´articolo 18 è non crollino invece quando i dati ci spiegano che oltre la metà dei soldi spesi in formazione professionale è letteralmente buttata via», spiega Ichino, prendendosela con lo strabismo del dibattito in corso. E Salvati rimpiange l´ultimo segno di vita di una sinistra che ascoltava i suoi Professori: «Il rapporto Onofri del `97 fu un grande disegno realistico, con grandi concessioni al sindacato, ma quella proposta è stata completamente abbandonata». Per Morando, molto semplicemente, «nella sinistra italiana c´è una discussione inconclusa», aperta al congresso Ds di Torino del gennaio 2000, quando di fronte alla minaccia del referendum radicale sui licenziamenti «solo una piccolissima parte avvertì che in Italia esisteva il problema di ridisegnare il sistema delle tutele», e poi incagliatasi nello scontro interno e in quello con il Polo . Così «abbiamo accumulato un gigantesco ritardo che oggi paghiamo, facendo al discussione in un clima pregiudicato dall´accordo separato con il governo». Ichino avverte anche sindacato e sinistra che stanno restando indietro rispetto a una visione ormai affermata nell´Unione europea, dove si «tutela il lavoratore, ma nel mercato del lavoro», attraverso l´informazione, la formazione e la mobilità. «Da noi, invece, l´idea è di difendere il lavoratore dal mercato, piazzandolo in un posto e poi tenendolo lì, con la paura che qualsiasi cambiamento sia dannoso». E Salvati se la prende con un centrosinistra che ha saputo e non sa «entrare in campo» con progetti di riforme sociali forti, anche per la paura di dover fare scelte dolorose: «Per fare welfare, ad esempio, le risorse vanno prese dal sistema pensionistico. Chi dice il contrario racconta storie. Ma questo significa fare i conti con le giuste aspettative dei lavoratori che stanno per andare in pensione». Scelte drastiche, qualche volta «di durezza mostruosa», dice Salvati. Ma scelte che in un modo o nell´altro vanno affrontate, proprio come ha fatto l´uomo che i Professori dell´area Ds, acclamano come il simbolo di un progressismo che sa decidere. «Scusa Michele – chiede Ichino a Salvati – ma quel che ha fatto Corrado Passera alle poste è di destra o di sinistra?» «Di estrema sinistra, caro Pietro».

f. man.