I professionisti al contrattacco sulla totalizzazione

07/03/2003




Venerdí 07 Marzo 2003
NORME E TRIBUTI


I professionisti al contrattacco sulla totalizzazione


ROMA – Fallito l’accordo con le associazioni che tutelano i professionisti con spezzoni contributivi in più istituti, le Casse private vanno all’attacco. Ieri l’Adepp – l’associazione che le rappresenta – ha consegnato al ministro del Lavoro Roberto Maroni un progetto di legge sulla totalizzazione. Cercando, in questo modo, di orientare la scelta finale. Le direttrici tracciate dalle Casse, se da una parte ufficializzano la rottura con i Comitati di tutela, dall’altra potrebbero però costituire un risultato accettabile per le confederazioni sindacali, in particolare per la Consilp. Il piano delle Casse contiene alcuni passi avanti rispetto all’articolo 71 della legge 388/2000, che gli enti contestano da sempre. Si ammette infatti la possibilità – assente nella legge 388 – di totalizzare i contributi sparsi anche da parte di chi ha raggiunto il diritto a pensione in una delle gestioni interessate. Nulla da fare, invece, per i pensionati delle Casse. Il presupposto della totalizzaziome è il perfezionamento del requisito dell’età anagrafica richiesto da tutti gli ordinamenti interessati. Nello stesso tempo, la sommatoria dei contributi e dei periodi di iscrizione deve soddisfare i requisiti minimi previsti dalle discipline di ogni gestione. Rispetto al progetto del sottosegretario al Lavoro, Alberto Brambilla, i cui cardini sono stati recepiti nel Ddl delega sulle pensioni, la controproposta delle Casse punta a contenere gli oneri della totalizzazione. O, come spiega il presidente dell’Adepp, Maurizio de Tilla, mira a coniugare il diritto a una pensione equa da parte di chi ha più spezzoni contributivi con il dovere delle Casse di preservare gli equilibri finanziari. L’ipotesi di Brambilla – che fissa per la totalizzazione il requisito dei 65 anni di età o, indipendentemente dal dato anagrafico, l’aver accumulato non meno di 40 anni di contributi – è stata ritenuta troppo generosa. Anche perché le Casse non escludono manovre per innalzare l’età del pensionamento. In questo quadro, gli enti privati hanno tirato il freno rispetto a un possibile accordo con il Comitato professionisti proprio sulla base dei paletti prefigurati da Brambilla, visto che è venuta a mancare l’intesa sul punto clou, cioè sul sistema di calcolo delle prestazioni (si veda «Il Sole-24 Ore» del 1° marzo). Venerdì scorso, infatti, le Casse si sono ritrovate di fronte solo i rappresentanti di Consilp, mentre le altre controparti non hanno partecipato alla riunione, in mancanza di una preventiva comunicazione delle stime sui costi della totalizzazione. Quanto al sistema di calcolo delle prestazioni pro-quota, la delega sulle pensioni fa riferimento alle regole di ciascun ordinamento vigenti al momento della presentazione della domanda. Ma per gli enti deve essere applicato il contributivo, introdotto dalla legge 335/95, quando l’anzianità di iscrizione alla gestione è inferiore a 18 anni. In questo caso l’aliquota di computo non potrà essere superiore a quella di finanziamento. Le Casse, inoltre, rivendicano – per la salvaguardia degli equilibri finanziari – la possibilità di introdurre con delibere a carattere regolamentare, che devono essere approvate dai ministeri del Lavoro e dell’Economia, «eventuali correttivi ai sistemi di calcolo». In compenso, le Casse accettano il principio dell’integrazione al minimo in misura proporzionale: il meccanismo, comunque, non dovrebbe applicarsi se tutte le quote di pensione sono liquidate con il contributivo. Il progetto dell’Adepp affronta anche la questione dei pagamenti: il compito ricade sulla Cassa o gestione previdenziale "titolare" della quota maggiore del trattamento. Ogni gestione dovrà riversare la provvista all’ente pagatore, con la maggiorazione degli interessi di mora in caso di ritardo, che tuttavia non dovrà superare i sei mesi. Pena la possibilità di sospendere il pagamento delle quote di competenza delle gestioni morose. A questo punto toccherà a Maroni decidere se il piano delle Casse rappresenti il punto più avanzato possibile per il compromesso o se sia opportuno varare – come aveva annunciato nelle settimane scorse – il regolamento della legge 388, in attesa della delega sulle pensioni. Gli enti privati sono convocati martedì al ministero.
MARIA CARLA DE CESARI