I prodiani sostengono il Cinese «Però parli a tutta l´alleanza»

15/07/2002






(Del 13/7/2002 Sezione: interni Pag. 7)
IL TRADIZIONALE CONVEGNO DI CAMALDOLI DIVENTA LABORATORIO POLITICO
I prodiani sostengono il Cinese «Però parli a tutta l´alleanza»
retroscena
Fabio Martini
inviato a CAMALDOLI

QUASSÙ al Monastero l’informalità è un dovere morale e infatti al portone dei frati camaldolesi Romano Prodi si presenta in bici e in tenuta da ciclista. In forma, più asciutto che mai, a chi lo circonda per salutarlo il Professore indica soddisfatto il contachilometri: «Tre ore e otto minuti…». Prodi entra nello storico monastero di Camaldoli e dopo una doccia ne esce un’ora più tardi in pantaloni di tela avana e camicia azzurra per una pausa del pensosissimo convegno a porte chiuse su Cristianesimo e Democrazia nel futuro dell’Europa. Ma stavolta, a differenza che negli anni precedenti, Prodi non parla e meno che mai di politica domestica, anche in segno di rispetto per il cardinale Carlo Maria Martini, ospite d’onore del consueto convegno che ogni anno, all´inizio dell´estate, riunisce nel monastero medievale la quintessenza del mondo prodiano e alcuni dei personaggi più influenti dell’episcopato progressista. Qui – in chiacchierate a porte veramente chiuse, tra un bicchiere di vin santo e una minestrina calda – sono state prese alcune delle decisioni più importanti nella storia recente dell’Ulivo, a cominciare dal colloquio nel quale Prodi consigliò al sindaco di Roma Francesco Rutelli di rompere gli indugi e di sfidare Giuliano Amato, allora a Palazzo Chigi. Anche quest’anno Camaldoli si sviluppa su due piani diversi: nella sala convegni si affrontano temi impegnativi con dotte relazioni, mentre nelle cene e nelle chiacchierate nei corridoi si affinano idee, si preparano linee destinate a prendere corpo nei mesi successivi. E quest’anno il tema del giorno è Sergio Cofferati, è lui il «convitato di pietra» di Camaldoli. In questi giorni, con i suoi amici, Romano Prodi ha parlato di questioni italiane, ma come sempre il Professore preferisce non parlarne in pubblico. In compenso sono i «prodiani» ad affrontare l’argomento con riflessioni per nulla scontate. Il progetto del ticket Prodi-Cofferati li intriga, ma con alcune messe a punto. Spiega Giulio Santagata, uno dei pochissimi con i quali Prodi parla di politica: «Cofferati sta lavorando e deve continuare a lavorare per rafforzare il feeling con la società. Ha i numeri per farlo, ma ora è il momento di muoversi, ha la possibilità di fare gesti chiari che rendano ancora più evidente che lui è un riformista e non un massimalista». La paura dei prodiani è che il «solito» D’Alema – una sorta di ossessione per il clan dei bolognesi – riesca a disegnare per Cofferati un´immagine da estremista, «una sorta di Scargill italiano». Dice Arturo Parisi, che del prodismo è uno degli artefici: «Una cosa è il Cofferati sindacalista, altra cosa potrà essere il Cofferati politico». Parisi e i prodiani sperano che il Cofferati politico sia, almeno un po’, diverso dal Cofferati della Cgil. «Sergio – dice Santagata – dovrà avere sempre più la capacità di parlare a tutta la coalizione. A quel punto sarà più facile costruire un progetto e un soggetto per il paese: il nuovo Ulivo». In altre parole, il progetto accarezzato dagli ulivisti prodiani è che Cofferati porti in dote all’Ulivo e al ticket con Prodi il mondo della «sinistra sociale», ma con una capacità di parlare sempre più «a tutta la coalizione». A Camaldoli è convenuto anche quest’anno il giro più stretto del mondo cattolico-democratico vicino a Romano Prodi. C’è il presidente di Banca Intesa Giovanni Bazoli, ci sono Achille Ardigò, Pietro Scoppola e Gad Lerner, ma anche i parlamentari della prima linea – Pierluigi Castagnetti, Rosi Bindi, Enrico Letta, Franco Monaco, Renato Cambursano, Marina Magistrelli. Ma non c’è soltanto il giro stretto dei prodiani. In serata è arrivato anche Francesco Rutelli, mentre oggi arriverà a Camaldoli anche Giuliano Amato.
In monastero c’è anche un prodiano mai molto amato dai bolognesi come Enrico Micheli, già sottosegretario di Prodi a Palazzo Chigi. Anche lui ha per Cofferati parole di miele: «Cofferati ha fatto bene a non sedersi al tavolo del governo Berlusconi. E’ un personaggio solido, molto sensibile ai temi sociali: negli ultimi dieci anni è stato uno degli uomini che più hanno contribuito allo sviluppo del paese».