I precari si mettono in posa. E la crisi ha mille volti

01/03/2010

C’è chi ha scritto «Voglio uno stipendio quando lavoro» e in cinque parole ha denunciato un’ingiustizia, avanzato una richiesta, e raccontato com’è oggi il mondo del lavoro per chi a venti anni,ma anche a trenta e oltre, prova a entrarci. «Lunedì precario della scuola» ha scritto un altro. Lunedì cioè da oggi, chi ha scritto il fumetto si è fatto poi fotografare e ora è su Flickr. Una volta si raccoglievano firme o ci si incolonnava dietro a uno striscione. Si fa ancora, ma si fanno anche le foto-petizioni, un mezzo che cresce con i social network, è un modo per metterci la faccia oltre che la testa. In tanti, oltre un migliaio, si sono messi in posa alle postazioni preparate dai giovani della Cgil. Un’iniziativa, «un urlo contro la crisi », cui aderiscono la Rete degli studenti medi e l’Unione degli universitari. È partita sabato in una decina di città e continuerà fino allo sciopero del 12 marzo. «Sarà un urlo collettivo per dire che i giovani sono i primi a pagare per la crisi e si devono pure sentir chiamare bamboccioni dal ministro di turno», spiega Ilaria Lani responsabili Politiche giovanili di Corso d’Italia. Il primo a parlare di bamboccioni fu Tommaso Padoa Schioppa, l’ultimo Renato Brunetta: la sintesi è un po’ urticante vista la condizione difficile di tanti giovani. «Sembra paradossale che uno debba chiedere di essere pagato per quello che fa, ma oggi non lo è se si considera l’abuso che si fa degli stage, e di quelli che fanno “pratica”». Vengono usati come cambi-ferie, ad esempio, ovviamente a costo zero. A COSTO ZERO Alcuni fumetti erano già stati preparati dagli organizzatori e sono passati di mano in mano. Altri sono stati scritti sul posto: rinviano al Mezzogiorno (più sviluppo), all’istruzione (la Borsa crolla, la mia scuola pure), alla Costituzione, alla democrazia, alla giustizia (più onestà). A queste ultime è andata la preferenza dei giovani che si sono fatti fotografare in piazza del Popolo, nel corso della manifestazione «viola».Ma poi, a fare una classifica, esce fuori che sono il lavoro, il reddito, la casa le richieste in pole position. «Il futuro passa anche per uno stipendio decente – continua Lani-. Senza contare che i giovani lavoratori che oggi sono “a progetto”, non hanno nessun tipo di welfare e la crisi li sta lasciando a casa in massa». Ovviamente a casa dei genitori. Nell’ottobre scorso il tasso di disoccupazione ha raggiunto l’8%, quello della disoccupazione giovanile il 26,9%. E quasi 300mila lavoratori precari si sono ritrovati disoccupati nel corso di un anno: il 25% con meno di 25 anni e il 60% meno di 35. «Non solo c’è un problema di accesso al mercato del lavoro, si fa una fatica enorme ad entrare:ma è ancora più faticoso rimanerci – continua la sindacalista -. Per questo diciamo che i giovani pagano un tributo altissimo alla crisi. Il nostro urlo è perché si usi meno l’etichetta di bamboccioni e si passi ai fatti, con maggiori tutele per chi perde il lavoro e con serie politiche per la casa»