«I precari? Non aumentano, ma cresce l’insicurezza»

31/05/2006
    mercoled� 31 maggio 2006

    Pagina 33 – Economia

      Il dibattito sul lavoro flessibile

        �I precari? Non aumentano
        Ma cresce l’insicurezza�

          Enrico Marro

            ROMA – C’� una terza via nel dibattito sulla precariet�. � quella tracciata da Aris Accornero, 75 anni, professore emerito di sociologia industriale alla Sapienza di Roma, una vita spesa prima nelle fabbriche come operaio, poi nella Cgil, infine all’Universit� e al Cnel, Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro, a studiare il mercato del lavoro. Fino alle ricerche pi� recenti fatte anche per i Ds con l’attuale ministro del Lavoro, Cesare Damiano (fino a qualche settimana fa responsabile Lavoro del partito, al quale lo unisce, oltre al fatto di essere entrambi piemontesi, una comune esperienza di fabbrica, sia pure in anni e ruoli diversi, alla Riv Skf, Accornero come operaio, Damiano come impiegato. Tanto che non � azzardato dire che tra gli ispiratori della linea del ministro ci sia proprio questo sociologo che ha appena mandato in libreria il volumetto �San Precario lavora per noi�, un titolo accattivante dietro il quale si nasconde una ricca analisi delle trasformazioni nel mondo del lavoro.

            Se fino a dieci anni fa il tema dominante era quello della disoccupazione, oggi � quello della flessibilit�, soprattutto quando diviene precariet�. Per la Cgil e la sinistra radicale i precari sono in continuo aumento e la colpa � soprattutto della riforma del mercato del lavoro, la cosiddetta legge Biagi, che quindi va cancellata per ricondurre tutti rapporti di lavoro verso il contratto a tempo indeterminato. Contro questa impostazione si sono impegnati il giuslavorista Pietro Ichino e un gruppo di esperti che collaborano al sito lavoce.info di Tito Boeri, i quali affermano che la precariet� non � aumentata e che la flessibilit� � indispensabile, non solo in entrata nel mondo del lavoro (assunzioni), ma anche in uscita (licenziamenti).

            In mezzo c’� Accornero: �La legge Biagi non va abrogata come vuole la Cgil, ma superata, come dice Damiano. Di per s� questa riforma ha prodotto pochi posti di lavoro, ma ha diffuso una forte idea di precariet� e insicurezza. Togliendo di mezzo alcuni istituti inutili come il job on call o lo staff leasing (come il ministro ha gi� annunciato di voler fare, ndr. ) si compirebbero degli atti simbolici utili a dare quel segnale che il governo ha compreso qual � il problema�. Accornero � perfettamente d’accordo con Ichino sul fatto che la Biagi non abbia contribuito all’aumento della precariet� e che il numero dei lavoratori atipici (a termine, a progetto, interinali e quant’altro) sia in linea con quello degli altri Paesi europei. Considerando tutto siamo al 14%, contro il 13,7% della media Ue. Ma un conto � la precariet� effettiva un altro la �precariet� percepita�, che � molto pi� alta. �Ichino vede solo la prima, ma la seconda � altrettanto importante perch� crea allarme sociale e diventa un problema politico da affrontare�. Come? Abrogare la Biagi non servirebbe allo scopo, spiega Accornero. Ma �non mi convince neppure l’idea di Ichino e degli amici della voce.info per cui l’86% dei lavoratori a tempo indeterminato dovrebbe cedere parte della proprie tutele. Piuttosto bisogna riformare gli ammortizzatori sociali, varare lo Statuto dei lavori, incentivare il lavoro stabile e rendere pi� costoso quello a termine�. In questo contesto, conclude Accornero, si potrebbero convincere anche i sindacati a �spostare le tutele dal posto di lavoro al mercato�. Ma sarebbe �una cosa diversa dall’ assalto all’articolo 18 tentato dal governo Berlusconi�.

              Il libro in sintesi
              San Precario, che d� il titolo all’ultimo libro di Aris Accornero (San Precario lavora per noi , Rizzoli), � l’icona al centro delle manifestazioni del primo maggio organizzate dalle rappresentanze sindacali di base, dai cobas e dai movimenti che hanno fatto della guerra alla precariet� la loro ragione sociale. Ma il sottotitolo del volume � eloquente: La flessibilit� � una necessit� che pu� diventare un’opportunit�.