I precari della Cgil contro la Camusso: «Non c’è solo la Fiat, pensa anche a noi»

25/01/2011

Roma – Care tute blu di Mirafiori, smettete di guardarvi l’ombelico. Caro sindacato non fare finta di non sapere che ci sono lavoratori che stanno peggio dei dipendenti della Fiat, persino quelli dell’era Marchionne. Ad esempio i precari. L’invito non è arrivato esattamente in questi termini. Bisogna cercarlo in mezzo qualche arzigogolo in sindacalese, ma il messaggio è chiaro e viene da una fonte inaspettata, la Cgil. Per la precisione dalla Filcams, sigla del commercio del turismo e dei servizi che all’ultima assemblea delle Camere del lavoro, caduta in piena bufera Mirafiori, non ha rinunciato a dire la sua. «La Fiat mi riguarda – ha spiegato il segretario generale Franco Martini – ma il problema della guardia giurata, della dipendente dell’impresa di pulizia non è un problema che deve riguardare solo il segretario della Filcams. A me piacerebbe che nei grandi stabilimenti manifatturieri e negli uffici pubblici qualche volta comparisse qualche volantino di solidarietà per una vertenza sulle imprese di pulizie». Anche perché di «Marchionne» che hanno intensificato i ritmi del lavoro il commercio è pieno e il lavoro domenicale è ormai la norma. Segnali che il conflitto tra lavoratori di serie e A di serie B non è acqua passata, ma anche la testimonianza che nemmeno dentro la Cgil sono tutti disposti a rispettare la tradizione secondo la quale le aristocrazie operaie della grande industria hanno la precedenza sugli altri.
Sono stati in particolare i giovani a chiedere un po’ meno riflettori su Mirafiori e più proposte per superare quella che Pietro Ichino ha definito l’apartheid che divide lavoratori garantiti dai non garantiti. Daria Banchieri, sempre Filcams, è andata all’attacco del sistema contrattuale che il sindacato della sinistra vuole difendere facendo notare che «ha tutelato meglio e di più coloro che gia fanno parte del mondo del lavoro e magari sono già nostri iscritti». Il tutto a scapito «di chi deve ancora entrare nel mondo del lavoro o era già entrato ma stava pagando la sua parte con il precariato». Dei malumori del precari verso gli operai Fiat ieri si è occupata anche l’Unità con un commento di Bruno Ugolini, che riconosce in parte le ragioni dei precari e poi chiede una sintesi tra le ragioni dei garantiti e degli atipici. Sono partiti, insomma, gli appelli ad evitare la «guerra tra poveri».
«La ricetta non può essere quella di fare diminuire le tutele per gli operai della Fiat», commenta Ivan Guizzardi, segretario generale della Felsa, sigla degli atipici Cisl. Ma il nodo esiste. «Le differenze ci sono, ma c’è una cosa che accomuna tutti i lavoratori: i bassi salari. Guadagnano poco gli operai Fiat con contratto a tempo indeterminato e guadagna ancora meno la maggior parte degli atipici». La soluzione è «fare funzionare l’accordo del 2009 sulla riforma dei contratti». E fare in modo che anche le sigle delle singole categorie «si interessino di tutti i soggetti che sono in azienda». Perché anche nelle grandi imprese ormai convivono lavoratori con contratti tipici e atipici. Solo che degli ultimi sono in pochi ad accorgersi.