I precari dal tetto al tavolo

05/01/2010

Ci sono voluti 42 giorni di protesta, Natale e Capodanno compresi, passati sopra un tetto e sotto il riparo di alcune tende, prima di ottenere un incontro con il ministero. Sono i precari dell’Ispra che, ieri, hanno avuto la prima riunione con il ministero dell’ambiente, il vice-capo di gabinetto della Funzione pubblica e i rappresentanti della struttura commissariale. A questo incontro mancavano i sindacati confederali che «hanno chiesto un tavolo separato dal nostro», ha ricordato Michela Mannozzi del coordinamento precari dell’Usi-RdB. Due tavoli per un’unica vicenda, quindi. Un fatto, questo, che non è sfuggito alla ministra dell’ambiente Stefania Prestigiacomo che ha esordito dicendo che «le RdB protestano solo per le 21 persone più a rischio mentre i confederali per tutti gli altri», ha ricordato ancora Mannozzi. «Non è così. La nostra protesta è in nome di tutti i lavoratori dell’Ispra. Chiediamo contratti per tutti e il rilancio dell’istituto che non può che passare da noi e dalle nostre professionalità».
Alla fine dell’incontro, durato più di un’ora, si è stabilito di aprire un tavolo tecnico interministeriale. Lunedì prossimo, infatti, i ministeri dell’ambiente, della funzione pubblica e la struttura commissariale si siederanno di nuovo per trovare le soluzioni da prospettare per i precari. «Nella riunione – ha sottolineato Mannozzi – è emerso che tanti impedimenti avanzati dai commissari non hanno fondamento. Se venissero applicate le norme della funzione pubblica stabilite dallo stesso Brunetta, noi oggi avremmo almeno la continuità contrattuale.
Tranne quelli di noi che hanno bisogno di un rifinanziamento del progetto di ricerca». Per esempio, «prima di essere riassunta, io sono costretta a uno stacco di 20 giorni tra un contratto e l’altro. Invece, il contratto nazionale della ricerca permette una continuità fino a 5 anni». Nell’incontro, inoltre, il ministro ha avanzato la possibilità che si facciano nuovi bandi di concorso con una riserva del 60%. Cioè, l’Ispra può bandire un certo numero di posti a tempo determinato, riservando il 60% di quel numero a chi già lavora nell’istituto.
«C’è un primo segnale. Un tavolo interministeriale è una grande conquista per una occupazione condotta pacificamente, ma stiamo con i piedi per terra», ha detto Mannozzi. Intanto, però, i piedi dei ricercatori restano sul tetto. «La ministra non si aspetti che scendiamo prima di lunedì prossimo. Vogliamo atti concreti». L’occupazione non si ferma, quindi. Anzi, si pensa a nuove iniziative da programmare. Dopo l’incontro con la ministra Prestigiacomo, infatti, i ricercatori si sono raccolti in assemblea per discutere il da farsi. «Venerdì 15 gennaio terremo un’assemblea cittadina a cui sono invitati tutti: associazioni che si occupano di territorio e ambiente e tutti quelli che vorranno». Per fine mese è previsto uno sciopero nazionale di tutti gli enti pubblici di ricerca e «stiamo pensando a una conferenza internazionale. Chiameremo intellettuali, scienziati ed esperti, dall’Europa all’area del Mediterraneo, per parlare di tutela ambientale a livello politico, sociale ed economico». Dall’1 gennaio, 230 lavoratori dell’Ispra sono disoccupati perché il loro contratto non è stato rinnovato. Un numero che si va ad aggiungere a quelli che hanno perso il posto di lavoro durante il 2009. In totale 430. L’istituto è stato commissariato alla fine di luglio del 2008. Contava sul lavoro di 1.439 persone di cui il 38% aveva contratti flessibili (a tempo determinato, co.co.co., borse di studio e assegni di ricerca). Sembra che la ministra abbia messo in campo un piano di assunzione di 400 unità per ridurre l’area di precariato. «Magari – ha commentato Mannozzi –ma questa cosa, nella riunione di ieri, noi non l’abbiamo sentita».