I portieri? Resteranno dipendenti degli enti

26/03/2001

Corriere della Sera

Sabato 24 Marzo 2001





Economia Pag. 22
IL CASO

I portieri? Resteranno dipendenti degli enti


Nella finanziaria una norma che riguarda i 1.500 custodi delle case messe sul mercato

      ROMA – L’Inpdai, ente di previdenza dei dirigenti d’azienda, ha circa 415 impiegati nei suoi uffici e 360 portieri nei 500 immobili di sua proprietà. Questi custodi, in base all’ultima legge finanziaria, resteranno dipendenti dell’ente anche se l’Inpdai dovesse vendere tutti i suoi immobili e quindi non aver più bisogno di loro. Il vincolo, introdotto per evitare che i portieri possano essere licenziati dai nuovi proprietari, riguarda anche gli altri enti previdenziali: Inps, Inpdap, Inail, eccetera. Si tratta in tutto di circa 1.500 custodi. L’onere del mantenimento di questo personale è solo uno dei punti di contrasto tra gli enti e il ministero del Lavoro a proposito della dismissione degli immobili. Il programma «ordinario» di vendita del patrimonio immobiliare, che prevedeva la cessione di almeno il 25% del patrimonio immobiliare degli enti (in tutto hanno circa 90 mila case) entro il 2000, non è stato rispettato: tutti gli enti sono in grave ritardo, alcuni avendo incassato un decimo del previsto. E questo nonostante le norme prevedano sconti a favore degli inquilini, fino al 45% in meno rispetto al prezzo di mercato. Il programma «straordinario» di vendita, quello che riguarda gli immobili commerciali, si sta rivelando un fallimento: solo poche unità sono state vendute. E i presidenti degli enti si preparano a chiedere indietro gli immobili invenduti.
      Lunedì la Federmanager, che rappresenta i dirigenti industriali e designa la maggioranza dei consiglieri di amministrazione Inpdai, denuncerà in una conferenza stampa «la svendita delle case Inpdai». Il presidente Maurizio Bufalini sottolinea tre problemi: 1) Gli sconti eccessivi concessi agli inquilini 2) Gli oneri a carico dell’ente che deve accollarsi la differenza tra il tasso del mutuo stipulato dagli inquilini a basso reddito e il tasso agevolato. 3) La norma che lascia appunto a carico degli enti i custodi degli immobili venduti.
      Gli enti, insomma, stanno facendo pressing per tenersi le case ed evitare di svendere. Però, finora, gli stessi enti, chi più chi meno, non sono riusciti a far fruttare i loro immobili. I tassi di rendimento sono scandalosamente bassi, inferiori all’1%. La morosità è alta, in alcuni casi arriva al 10%. E anche quando la gestione è stata affidata ai privati, come all’Inpdap, la situazione non è migliorata. L’ipotesi che si fa strada ai vertici degli enti e nello stesso ministero del Lavoro è quella di seguire una terza via: il conferimento degli immobili a fondi immobiliari chiusi (mantenendo i diritti degli inquilini), con un rendimento di almeno il 5%.
Enrico Marro


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