I PERCHÉ DELLA FIRMA DEL PATTO PER IL LAVORO

30/06/2009

I perché della firma del patto per il lavoro

L’intervista al segretario generale della Filcams Cgil Franco Martini

Il 23 giugno scorso è stato firmato da Filcams Cgil, Fisascat Cisl, Uiltucs e Confcommercio (e successivamente Confesercenti) il Patto per il Lavoro: un accordo per l’occupazione che, superando alcune criticità del passato, integra il CCNL del 18 luglio scorso, precedentemente non firmato dalla Filcams CGil.
Il segretario generale della Filcams Franco Martini spiega le ragioni che, dopo un lungo percorso, hanno portato a questa intesa unitaria:

Cosa è cambiato ad un anno di distanza, per portare la Filcams a firmare il Ccnl del terziario, frutto di un accordo separato?
Due sono le novità formali, un allegato ed una dichiarazione a verbale, che il Ccnl del 18 luglio non conteneva. L’allegato è il testo dell’accordo firmato il 23 giugno 2009, che diventa parte integrante del Ccnl; la dichiarazione a verbale di tutte la parti firmatarie del Ccnl sarà in calce ai due articoli non condivisi (apprendistato e lavoro domenicale) e riconduce le due materie ai contenuti dello stesso accordo citato. Sono due novità in grado di definire con più chiarezza la materia del nostro dissenso con l’intesa separata, soprattutto sul lavoro domenicale.

Cosa dice l’accordo firmato il 23 giugno 2009?
Il punto principale è la riconfermata centralità della contrattazione di II livello sulle materie dell’organizzazione del lavoro, di cui il lavoro domenicale è parte. L’accordo stabilisce che le modifiche all’Organizzazione del Lavoro saranno oggetto di accordo in quella sede, dunque, attraverso accordo aziendale o territoriale. Questo consente di veicolare la norma non condivisa su un terreno nuovo e sicuramente più vantaggioso per regolamentare la prestazione lavorativa domenicale. Non solo, consente di non isolare, né esaurire tale norma dal complesso delle questioni legate all’OdL. La differenza tra ieri ed oggi, dunque, è il passaggio da una gestione della norma fondata su un meccanismo sostanzialmente automatico, ad una diversa, fondata sul confronto negoziale nei luoghi di lavoro. Questo era il primo obiettivo che la Filcams si era data, certamente quello più importante; e la soluzione raggiunta è sicuramente una buona soluzione.

Sull’apprendistato ci sono novità?
Sul tema dell’apprendistato, la novità introdotta dal Ccnl, dopo la firma del patto, è il rafforzamento della formazione per gli apprendisti (e non solo). Non era questo il primo obiettivo perseguito, poiché la norma sulle ore di permesso e quella sul doppio regime (vecchi e nuovi assunti) non è certamente condivisibile. A fronte delle resistenze insuperabili ad un cambiamento della norma, si è inseguito l’obiettivo di uno “scambio”, puntando al rafforzamento di un diritto altrettanto importante, appunto, quello alla formazione che, come è noto, è molto in disuso nel settore. Su questo punto, pertanto, resta un dissenso ed una nostra azione di contrasto nella sua applicazione, che verrà esercitata nei modi ed ai livelli possibili, anche se la crisi del settore si è incaricata di ridurre molto la consistenza del problema. In questo senso, la soluzione individuata nel Patto può favorire, attraverso il rafforzamento della formazione, la stabilità del rapporto di lavoro degli apprendisti.

Ma con la firma sono arrivati anche altri importanti risultati nel Ccnl?
Il bilancio delle novità introdotte sulle materie specifiche del contendere è già sufficiente a giustificare la firma del contratto, poiché, lo stesso accresciuto ruolo della contrattazione di secondo livello, potrà consentire di ridurre gli effetti negativi di quelle norme che mantengono ancora un carattere negativo.
Ma vi sono altre novità, che il Ccnl del 18 luglio 2008 non conteneva e che producono un importante avanzamento delle nostre posizioni. L’accordo del 23 giugno 2009 nasce dentro un contesto nuovo, quello della crisi, caratterizzato da chiusure crescenti di punti di vendita e conseguenti licenziamenti. Il Ccnl contiene oggi scelte importantissime per gestire gli effetti della crisi. Si afferma l’obiettivo prioritario della stabilità dei rapporti di lavoro, pur nella crisi, attraverso il ricorso a tutti gli strumenti alternativi alla mobilità, ossia, al licenziamento. Per un settore che ha sempre goduto di un sistema di protezioni sociali estremamente fragile, ciò rappresenta sicuramente, la novità più significativa introdotta nel Ccnl, rispetto ad un anno fa, che sarà apprezzata ancor più dall’esercito dei contratti a termine o a part-time, veri anelli deboli della catena produttiva del terziario.
Altra novità di rilievo nel Ccnl firmato oggi è l’impegno sottoscritto da Confcommercio a non disdettare gli accordi aziendali, prassi che rischiava di dilagare nella attuale situazione di crisi, per azzerare le conquiste della contrattazione di II livello.

Si può dire che i due Ccnl sono uguali e, quindi, che la Filcams ha firmato con un anno di ritardo lo stesso Ccnl?
Solo chi non vuole vedere o è pregiudizialmente polemico può dirlo. Se la Filcams avesse firmato il Ccnl lo scorso anno i lavoratori non avrebbero avuto maggiori strumenti per difendere il posto di lavoro, soprattutto quelli più precari, e combattere i licenziamenti; non avrebbero riaffermato il diritto a contrattare la loro prestazione di lavoro domenicale; non avrebbero strappato l’impegno delle aziende a non disdettare gli accordi sindacali siglati a livello aziendale.
Soprattutto, non avrebbero rilanciato da posizioni di maggiore forza l’impegno a modificare attraverso la contrattazione di secondo livello quelle parti del Ccnl che devono essere migliorate.
E poi, non avrebbero prodotto una importante convergenza tra sindacati e Confcommercio, sulle politiche di settore da rivendicare al Governo.

Si può dire che questi risultati avrebbero potuto essere ottenuti già un anno fa e che la lotta non è servita?
Assolutamente no! Fra questo contratto e quello di un anno fa c’è di mezzo una forte iniziativa della Filcams. Questa iniziativa ha vissuto nella sua prima parte attraverso la mobilitazione, la lotta, l’impegno delle strutture e delle delegate e delegati nei luoghi di lavoro. C’è di mezzo lo sciopero generale, la grande manifestazione nazionale e quelle territoriali che l’hanno preceduta e che le hanno dato continuità. Questo Ccnl è prima di tutto il Ccnl dei lavoratori e dei delegati che si sono impegnati in tutti questi mesi e che come un loro successo devono viverlo, come uno strumento che aiuta la loro battaglia per migliorare le condizioni di lavoro.
Ma tra questo Ccnl e quello precedente c’è di mezzo anche una forte iniziativa politica della “Filcams”, realizzata attraverso la ripresa del confronto con chi aveva escluso la nostra organizzazione, attraverso l’accordo separato. Ad un certo punto dell’iniziativa, la Filcams ha deciso di investire il valore della lotta e della mobilitazione realizzata nei primi mesi successivi all’accordo separato, nel risultato più alto possibile. Quella mobilitazione ha dato grande forza ed autorevolezza a chi è andato a sostenere la richiesta di un risultato sostanziale e non virtuale,

Quindi, si può affermare che è iniziata una nuova stagione unitaria?
Occorre avere senso della realtà, il panorama sindacale resta molto complesso e difficile. L’accordo separato sul modello contrattuale pesa come un macigno nella elaborazione delle piattaforme per i rinnovi contrattuali, determinando la possibilità di rendere impossibile la presentazione di piattaforme unitarie.
In questa situazione tutti sono convinti che è meglio lavorare per ridurre la forbice delle divisioni, soprattutto per evitare che gli effetti negativi si scarichino sui lavoratori. Ed è bene non dimenticare mai che i nostri sono settori caratterizzati da forte precarietà, dunque, maggiormente bisognosi di una forte tenuta dell’iniziativa di tutto il sindacato.
In questo senso, la ritrovata unità sul Ccnl del terziario 2006-2010 non determina automaticamente la possibilità di fare una piattaforma unitaria, tra l’altro, l’intesa raggiunta convive con piattaforme presentate già separatamente nel turismo e, probabilmente, anche nella vigilanza.
Tuttavia, contribuisce a rafforzare un clima costruttivo e di collaborazione tra i sindacati e di questo vi è bisogno. Per questo è bene essere riusciti a trovare una soluzione, un buon compromesso, lontano dai pasticci e molto vicino ai problemi che dovevano essere risolti.

La consultazione sarà fatta e solo dalla Filcams?
Per la Filcams il problema non si pone, è un obbligo che noi rispetteremo. Avremo poche settimane, ma entro il 20 luglio terremo tutte le assemblee, che si esprimeranno con un voto sul Patto per il lavoro. Difficilmente potremo svolgere unitariamente questa consultazione, anche perché, ad un anno di distanza, i percorsi intrapresi dalle rispettive organizzazioni sindacali, non rendono più possibile sottoporre al voto in modo unitario il Ccnl.
Tuttavia, dove le condizioni lo permetteranno, sarà importante discutere insieme, soprattutto per il lavoro che ci attenderà dopo l’estate.
In ogni caso, il percorso democratico è importante e non tanto per il disbrigo di un adempimento regolamentare. Quando con i lavoratori ci parli prima, durante e dopo una trattativa, quel lavoratore sa cosa fai, si fida e riesce anche a capire le difficoltà del negoziato. La consultazione non è mai un visto sul lavoro passato, ma un investimento su quello futuro.

Si dirà che sono impegni sulla carta, tutti da rispettare….
Questa critica è decisamente fuori luogo! Tutti i contratti possono sempre diventare carta straccia. Il compito del sindacato è far rispettare gli impegni presi. Come? Andando dall’avvocato? Questa via non è mai negata e rappresenta una delle risposte più diffuse nel nostro settore, che ricorre al contenzioso in modo diffuso.
Ma qui il problema è di altra natura, occorre ricostruire una nuova forza contrattuale del sindacato nel terziario, fondato su un progetto culturale autonomo ed in grado di lanciare sfide inedite agli altri e non solo subirle. La sfida del lavoro che sia dignità, valorizzazione professionale, diritti, soprattutto per le donne. La sfida di una nuova declinazione delle politiche del consumo, che assumano la sostenibilità quale direzione di marcia prioritaria e dalla quale far discendere politiche del lavoro ispirate alla qualità e non alla precarietà.
In questo senso, il Patto porrà più problemi a noi, al sindacato che agli altri. Gli altri sanno già ciò che vogliono, noi dobbiamo domandarci se abbiamo chiaro fino in fondo dove vogliamo andare e questo è certamente un interrogativo esaltante, che dovrà mobilitare culturalmente e politicamente tutto il gruppo dirigente della Filcams e del sindacato.

“Domenica è sempre domenica”…?
Parafrasare questa vecchia canzone deve farci riflettere a fondo sul tema del lavoro domenicale. Certamente la domenica è sempre la domenica, quindi, per noi non potrà mai diventare lavoro ordinario. Ma sarebbe errore imperdonabile non cogliere che nel corso degli anni, soprattutto dalla Bersani in poi, la problematica ha subito una evoluzione, di fronte alla quale la nostra risposta è apparsa sempre più di principio, e, forse, sempre più scollata dalla realtà. Nel corso degli anni la gestione del lavoro domenicale da parte delle aziende, con il nostro consenso, di fatto ha generato un “doppio regime”, gli assunti con obbligo del lavoro domenicale sempre, prevalentemente giovani e gli “storici”, con la difesa ad oltranza della volontarietà. E’ arrivato il momento di chiederci chi vogliamo rappresentare? La risposta è d’obbligo, vogliamo rappresentare tutti, a partire dai più deboli. Le conseguenze sono tante, ma innanzitutto due. La prima, che il presidio domenicale dovrà sempre più essere garantito con una organizzazione del lavoro in grado di ripartire il disagio in modo equo fra tutti i lavoratori, superando il conflitto tra volontarietà ed obbligatorietà, assumendo il principio positivo della rotazione, nel quadro e per dare forza alla stessa contrattazione di secondo livello, che il Patto ha rilanciato. La seconda, che il tema del lavoro domenicale non è solo tema sindacale, non è solo partita che va giocata con le aziende. Occorre aprire un fronte civile e culturale, che parli del modo come la nostra società intenda organizzare i propri spazi, servizi, tempi, infrastrutture sociali, ecc… Il sindacato non può essere costretto a litigare con Confcommercio, Coop o Confesercenti, quando il problema è anche e –innanzitutto- misurarsi con le scelte di Governo, Regioni e Comuni e poi, ancora, con gli orientamenti dei consumatori.
Insomma, la domenica è il bandolo di una aggrovigliata matassa, che è venuto il momento di cominciare a sbrogliare. Forse, in questo senso, guardando al Ccnl separato, oggi positivamente concluso, viene da dire che “non tutto il male viene per nuocere”.