«I pensionati spendono il 37,7% in più di tre anni fa»

22/03/2004

    21 Marzo 2004

    STUDIO DEL CODACONS SULL’INCIDENZA DEI RINCARI CHE COLPISCONO ANCHE IMPIEGATI E CASALINGHE: SONO MOLTO SUPERIORI AL TASSO D’INFLAZIONE

    «I pensionati spendono il 37,7% in più di tre anni fa»
    Altri aumenti dei carburanti, l’auto è il bene maggiormente penalizzato

    Vanni Cornero

    La simulazione è interessante e i risultati sono tristi. L’associazione di consumatori Codacons, per verificare il mix di effetto-euro ed inflazione sulle tasche degli italiani, ha messo a punto una borsa della spesa virtuale che viene riempita, nel corso di una giornata-tipo da impiegati, casalinghe, studenti e pensionati, confrontando i prezzi attuali e quelli di tre anni fa. Il risultato è che, tra il 2001 e il 2004, la vita è aumentata del 21,5% per gli impiegati, del 19% per le casalinghe, di oltre il 25% per gli studenti e, più di tutti, del 37,7%, per i pensionati. «Cifre – sottolineano al Codacons – non certo in linea con l’inflazione registrata dall’Istat».
    Vediamo gli esempi per categoria. Per quanto riguarda le casalinghe in tre anni la spesa standard (calcolata su una colazione per quattro persone, merenda dei figli, acquisti al mercato alimentare, parrucchiere, rivista – i costi di queste due voci sono «spalmati» su tutto il mese – e cena per quattro) è passata da 135 mila vecchie lire, equivalenti a circa 69 euro, a 83,50 euro. L’incremento è appunto del 19,64% e, fa notare il Codacons: «Se l’inflazione fosse stata effettivamente del 2,5% nel 2002 e del 2,7% nel 2003, come sostenuto dall’Istat, all’inizio di quest’anno per gli stessi acquisti sarebbero bastati 73,56 euro».
    Secondo le cifre dello studio i pensionati sono la categoria più massacrata dai rincari: per comprare il giornale, fare una giocata al Lotto e mettere in conto qualche regalo ai nipoti, la spesa quotidiana arriva a 11,68 euro, il 37,7% in più rispetto alle 16.000 lire, ovvero circa 8 euro, del 2001. «Anche in questo caso – commenta il Codacons – stando all’inflazione misurata negli anni di riferimento, la spesa attuale non avrebbe dovuto superare i 9 euro».
    Se le cose non vanno bene per gli anziani nemmeno per i giovani è una festa, visto che l’aumento misurato sulla categoria «studenti» e del 25,4% (ma c’è da rilevare che questo aggravio, poichè la maggioranza degli studenti non lavora e quindi è a carico dei genitori, va a rendere ancor più pesante la situazione delle famiglie). Dai calcoli dell’associazione consumatori per i biglietti dell’autobus, lo spuntino di metà mattina, qualche penna e quaderno, un film al cinema, una serata con birra e patatine, fumetti e appena cinque «sms» telefonici la paghetta settimanale deve salire a 24,10 euro dai 19 (37.200 lire) di tre anni fa.
    Infine l’impiegato, che tra colazione, quotidiano, buono pasto per pranzo in orario d’ufficio, 10 litri di benzina sigarette, caffè e qualche cena in pizzeria (spalmata nell’arco del mese, come il carburante) deve tirar fuori dal portafoglio circa 40 euro al giorno. Rispetto al 2001, quando per le stesse cose bastavano 63.000 lire, circa 32 euro, l’aumento è del 21,5%.
    Una situazione, quella descritta dal Codacons, indubbiamente pesante, tantopiù che arrivano altre notizie nere per i consumatori-automobilisti. Con la Primavera, infatti, la benzina tocca un nuovo record al rialzo: il prezzo di un litro di «verde» ha superato quota 1,1 euro anche nei distributori della rete ordinaria, mentre nelle aree di servizio delle autostrade si sale a punte di 1,110-1,113 euro. Al rincaro non sfugge il gasolio, che in tutti gli impianti di rifornimento serviti dal personale supera gli 0,9 euro. Sono i livelli più alti da un anno, cioè dalla vigilia dell’inizio della guerra in Iraq, e gli aumenti dei carburanti sono stati spinti da quelli dei corsi petroliferi, che venerdì a New York hanno toccato i 38,5 dollari il barile, segnando i nuovi massimi degli ultimi 13 anni.
    Per quanto riguarda le spese relative all’auto, comunque, piove sul bagnato: negli ultimi 17 anni, infatti, l’automobile si è rivelata un vero e proprio «mutuo» a carico dei proprietari. Ad affermarlo è uno studio della Cgia di Mestre secondo il quale per la manutenzione e le riparazioni gli automobilisti hanno speso, a livello nazionale, oltre 11.250 milioni di euro (+32,9% rispetto alla metà degli Anni ottanta), i pedaggi autostradali sono costati 1650 milioni (+77,4%), mentre il bollo auto ha preteso 1880 milioni (circa l’80% in più del 1985). Ma, sempre stando alla Associazione degli artigiani di Mestre, la situazione diventa ancor più sconfortante quando si osserva la spesa dell’Rc auto che, con i 7725 milioni di euro calcolati nel 2002, ha più che raddoppiato l’ammontare di 17 anni fa (+ 135,3%).