I pensionati scuotono il governo

05/04/2004


  Sindacale


domenica 4 aprile 2004
I pensionati scuotono il governo
Un milione in piazza nel nome di quelli che non ne possono più

di 
Felicia Masocco


 Riavvolte le bandiere i sindacati pensano a come dare continuità alla mobilitazione che dopo lo sciopero generale e la manifestazione dei pensionati di sabato promette di continuare. La riunione di una segreteria unitaria si terrà la settimana prossima, l’obiettivo di Cgil, Cisl e Uil è ottenere le risposte che finora dal governo non sono arrivate, quasi che il governo non rappresentasse coloro che si sono fermati il 26 marzo e gli uomini e le donne che ieri hanno riempito piazza San Giovanni portando il disagio reale di chi ha visto peggiorate le proprie condizioni di vita.

Sotto le statue della basilica c’era la folla, le code dei tre cortei sono rimaste per strada, la stima dei sindacati è di oltre un milione di persone, le forze dell’ordine si fermano a centomila. Forse varrebbe la pena di tornare indietro con la memoria e ricordare, come ha ricordato il segretario della Uilp Silvano Miniati, che una manifestazione del Polo qualche anno fa espugnò la storica piazza della sinistra e la riempì, con un milione di partecipanti si disse. Se c’erano allora, c’erano anche ieri. O forse si potrebbe fare come ancora Miniati suggerisce, lasciar stare la guerra di cifre perché tanto nulla può sminuire la determinazione e le motivazioni di chi ha attraversato l’Italia per esserci. «La pazienza è finita, l’indignazione è al culmine» ha detto Guglielmo Epifani parlando dal palco. Frasi stringate e un messaggio chiaro per gli inquilini di Palazzo Chigi che potranno esercitarsi in tutti i sottili distinguo che vogliono (Maroni ha sottolineato che la manifestazione era contro il carovita e non contro la riforma delle pensioni…) ma devono capire che «è ora di cambiare, altrimenti non rappresenterà più questi milioni di persone». Come ha detto il segretario generale aggiunto della Uil Adriano Musi «c’è un filo diretto» tra piazza San Giovanni e le piazze del 26 marzo, «si tratta della mancata redistribuzione della ricchezza». E questo vale tanto per i pensionati, quanto per i lavoratori attivi. Anche per Epifani la strategia è una sola e a nome delle confederazioni ha rinnovato «un impegno solidale»: la «battaglia dei pensionati è la battaglia di tutti i lavoratori», ha detto, «ora tocca al governo».

Si attende quantomeno una convocazione, le loro proposte e richieste i sindacati le hanno inviate a Palazzo Chigi il 10 marzo, «Sarebbe opportuno si aprisse un confronto – suggerisce il leader della Cisl Savino Pezzotta -. Bisogna che il governo sia meno sordo». Un suggerimento e un avvertimento: «Se non arrivasse la convocazione, dovremo decidere cosa fare. La mia proposta è di riunione la prossima settimana le segreterie confederali per decidere unitariamente». La mobilitazione quindi potrebbe continuare.

«La condizione degli anziani e dei pensionati – ha sottolineato Epifani tracciando un parallelo fra le richieste degli anziani e quelle contenute nella piattaforma unitaria per lo sviluppo – è una condizione di insicurezza e di problemi. Si avverte l’assenza di risposte da parte dell’esecutivo, della politica. Oggi lanceremo un’idea radicalmente diversa di politica sociale. C’è un impoverimento, una situazione che per i pensionati diventa ogni giorno più insostenibile». I leader sindacali battono sulla necessità di avere una sponda, un referente per porre sul tavolo i problemi reali del paese e possibilmente trovare delle soluzioni. C’è una battaglia tutta da impostare contro la corsa dei prezzi e delle tariffe, allo stesso tempo le pensioni vanno rivalutate. E ci sono misure che vanno prese per garantire una vita dignitosa a 2milioni e 800 mila cittadini non autosufficienti, questo è stato chiesto con gli slogan, con gli striscioni, e – con un po’ di allegria – anche con carri allegorici che i pensionati di San Giovanni in Persiceto hanno riciclato dal carnevale. A gran voce i pensionati hanno chiesto visibilità e rispetto per i loro problemi, lo stesso avevano fatto nove giorni fa i lavoratori, e per tutta risposta si sono sentiti dire che il Pil può essere sostenuto lavorando di più, cancellando qualche ponte o festivo. Il governo «deve smetterla di dare queste risposte, che ci offendono e che offendono le persone che noi rappresentiamo», ha aggiunto Epifani, «da qui al 2006 non c’è neanche un ponte. Almeno Berlusconi legga i calendari, si documenti prima di parlare». «Oggi – ha continuato – il presidente del Consiglio è a un grande convegno di Confindustria. Gli chiedo: provi anche a guardare anche a questa piazza, ai volti di queste persone, alle cose che stiamo chiedendo. Non è più il tempo degli scherzi, dei trastulli, delle promesse, del dire una cosa e farne un’altra. Il Paese non ne può più delle bugie». E neanche di impegni che non fanno il bene del Paese, di una minoranza forse. La riduzione delle tasse è stata presa di mira da un capo all’altro dei tre cortei per la semplice ragione che sarebbero pochi a beneficiarne a danno di molti. «L’idea di Tremonti – ha commentato Epifani – è una briciola in basso per giustificare un panettone in alto». Un’ipotesi che potrebbe funzionare solo se «mirata per quanto riguarda il reddito da pensioni», mentre «se fosse generalizzata in assenza di risorse, il rischio è che vadano briciole ai pensionati e molto più delle briciole a chi ha già molto».

Riavvolte le bandiere, si pensa al «dopo». Lunedì Cgil, Cisl e Uil riuniranno le rispettive segreterie per una prima valutazione, a breve un vertice unitario e le decisioni sul da farsi.