I «paletti» del Presidente per la Finanziaria

17/09/2002



            retroscena
            Mario Sensini
            (Del 17/9/2002 Sezione: Interni Pag. 3)
            RICHIAMATA ANCHE L´ESIGENZA DI UN MAGGIOR COORDINAMENTO TRA I PAESI EUROPEI
            I «paletti» del Presidente per la Finanziaria
            Tra due settimane la risposta del governo, che per ora tace

            ROMA
            HA ripreso in mano la cartellina con i suoi vecchi discorsi di quando era ministro del Tesoro e ne ha tirati fuori due. Il primo, pronunciato al Senato nel 1998, per sollecitare la creazione di un vero e proprio governo dell´economia europea da affiancare alla Bce. Il secondo, quello dell´addio al Consiglio Ecofin, nel maggio del `99 a Bruxelles, una settimana prima dell´elezione al Quirinale, in cui delineava un piano per il rilancio della crescita e degli investimenti in Europa. Li ha riletti, ci ha ragionato sopra per qualche giorno, poi Carlo Azeglio Ciampi ha deciso che era arrivato il momento di parlare. Per rammentare che il risanamento della finanza pubblica non è ancora concluso, e che la risposta ai problemi dell´economia italiana non può che essere in Europa. Messaggio chiaro, calmo e distaccato, senza toni polemici. Non è un rimprovero al governo. Ma è certo un nuovo campanello di allarme, fatto suonare a due settimane dalla presentazione della Legge Finanziaria 2003, con la quale il governo di centro destra cerca di imprimere una svolta politica all´economia italiana puntando sulla riforma fiscale, nel difficilissimo tentativo di tenere assieme il rigore e lo sviluppo. La «fase di stanchezza dell´economia» è comune a molti paesi europei, ma – ha ricordato il Presidente – l´Italia deve «doverosamente» tener conto di un debito pubblico ancora troppo alto, ed un rialzo dei tassi di interesse da parte della Bce, tutt´altro da escludere nella prospettiva di una nuova guerra come quella che si profila all´orizzonte, avrebbe un impatto deleterio sulla spesa pubblica. Il momento, sembra dire Ciampi, suggerisce accortezza sui conti pubblici e prudenza sui progetti economico-politici. Un ragionamento tecnico, che conferma la costante attenzione del Quirinale per la difficile situazione economica, oggetto di un lungo colloquio tra Ciampi e Berlusconi immediatamente dopo il rientro dalla pausa estiva, all´indomani dei dati allarmanti sul fabbisogno del settore pubblico diffusi dal ministero dell´Economia. Ragionamento che comunque rischia di creare qualche problema all´esecutivo, dal quale non giungono reazioni, né ufficiali, né ufficiose. Implicitamente, e questo è un fatto, il presidente della Repubblica sta rafforzando i paletti che delimitano gli angusti spazi di manovra a disposizione del governo per la prossima Finanziaria: l´economia che non riparte, il Patto per l´Italia firmato a luglio con le parti sociali che salva quel che resta della concertazione. Vincoli ai quali Ciampi non aggiunge l´Europa, semplicemente perché ha sempre pensato che l´euro, il Patto di Stabilità e l´unione monetaria tutto possano essere meno che un inutile e datato orpello normativo. E di questa idea resta, quando oggi – mentre anche nel governo si ingrossano le voci di chi chiede modifiche al Patto o un rinvio degli impegni europei – richiama l´esigenza di un maggior coordinamento della politica economica tra i governi europei. Non sono la Bce, il Patto di Stabilità o l´avvento stesso della moneta unica a non far marciare speditamente l´economia europea. Se questa è zoppa, dice Ciampi, è semplicemente perché c´è una Banca centrale totalmente autonoma e compatta davanti a governi che continuano a muoversi in ordine sparso sull´economia. La politica monetaria, come ripeteva incessantemente quando guidava la Banca d´Italia, non può svolgere compiti di supplenza rispetto alla politica economica. Devono marciare di pari passo, ripete oggi, per ottenere «stabilità e crescita», e magari porre con più forza l´accento su quest´ultima. E´ un invito chiarissimo ai governi perché evitino fughe in avanti e si assumano pienamente le loro responsabilità. La prima risposta arriverà tra due settimane, con la Finanziaria per il 2003. Al ministero del´Economia continuano a elaborare scenari su scenari, ma far quadrare i conti è difficilissimo. Tremonti e Berlusconi scommettono sulla riforma fiscale per ridare slancio alla crescita, ma questa costa 7,5 miliardi di euro e con le spese già ridotte all´osso trovare la copertura di bilancio con i chiari di luna attuali non è per niente facile, considerato che bisogna anche finanziare i nuovi ammortizzatori sociali promessi al sindacato. Come fare, dunque? Si ipotizzano condoni e sanatorie, ma ci sono forti resistenze nella stessa maggioranza. Un intervento sulle pensioni avrebbe un costo politico altissimo. Le cartolarizzazioni dopo le nuove regole di Eurostat non sono più così facili e la borsa non è nel clima ideale per ipotizzare nuove grandi privatizzazioni. E in questo quadro il decreto sul controllo preventivo della spesa pubblica, varato con il placet dello stesso Ciampi, come Tremonti si è premurato di far sapere, serve a poco. Può essere utile per chiudere i rubinetti della spesa pubblica in corso d´anno, come faceva lo stesso Ciampi per via amministrativa con la sua famosa "mordacchia", ma quando si tratta di programmare non offre alcun aiuto.