I «nuovi» del mercato del lavoro

07/02/2007
    mercoledì 7 febbraio 2007

    Pagina 22 – Job24

      Dossier
      dopo la riforma

        I «nuovi» del mercato del lavoro

          Chi sono gli altri intermediari autorizzati previsti dalla Biagi

            Pagina a cura di
            Rosanna Santonocito

            I centri pubblici per l’impiego che si evolvono nelle competenze e nell’offerta di servizi. Le Agenzie per il lavoro, ex società interinali capillarmente diffuse sul territorio e visibili con i loro "negozi". Le società di consulenza per la ricerca e selezione del personale. Ma il sistema misto pubblico-privato per l’incontro di domanda e offerta nato a partire dalla Riforma Biagi (legge 30 e il suo decreto di attuazione 276/2003) ha messo in gioco una serie di altri soggetti che, con requisiti e obblighi diversi, sono titolari ad agire sul mercato del lavoro.

            Sono autorizzate a svolgere attività di intermediazione – senza fini di lucro e l’obbligo di connettersi alla Borsa nazionale del Lavoro – le Università pubbliche e private e le Fondazioni universitariecon finalità di alta formazione. I Comuni, le Camere di commercio e gli Istituti di scuola secondaria di secondo grado, statali e paritari. Le associazioni dei datori di lavoro e firmatarie di contratti collettivi nazionali di lavoro, le associazioni riconosciute di rilevanza nazionale per la tutela e l’assistenza delle attività inprenditoriali, del lavoro o delle disabilità. Gli enti bilaterali. Infine, i consulenti del lavoro. Non tutti questi «nuovi entranti» sono partiti, alcuni lo stanno per fare, altri al contrario stanno conquistandosi energicamente uno spazio e un ruolo, non sempre ben "digerito" dagli altri attori. A tutt’oggi, il cammino verso un mercato davvero multicanale e professionale che sostituisca il vecchio sistema del collocamento pubblico in regime di monopolio – ma anche quello dei network informali – è un processo ancora lento. E a volte complicato.

            Sono troppi gli attori in scena? Forse sì, secondo il ministro del Lavoro, Cesare Damiano, che dichiara che «non bisogna avere troppi soggetti ma selezionare quelli che effettivamente possono svolgere il lavoro, perché hanno le competenze istituzionali e professionali per farlo».

            Il vizio non sta nel numero e nella varietà, che sono invece la condizione necessaria per offrire approcci basati su competenze diverse per destinatari differenti e quindi moltiplicare le opportunità, quanto negli intoppoi che si sono creati in un regime di autorizzazioni a diversi livelli a cui sono soggetti gli «intermediari speciali».

            È l’opinione di Michele Tiraboschi che con il suo gruppo dell’Università di Modena effettua un monitoraggio costante dell’attuazione della riforma Biagi. «Ci sono categorie che devono farsi autorizzare, quindi il numero dipende dal possesso o meno dei requisiti richiesti dalla legge sui locali e le competenze degli operatori – spiega Tiraboschi -. Nel mondo delle associazioni il confine tra le attività autorizzate e quelle fatte informalmente per avviare contatti e opportunità spesso è labile. Anche il collegamento alla Borsa del lavoro non è facile». Gli istituti scolastici, a differenza delle Università per le quali l’autorizzazione è automatica, devono avere il via libera regionale, quindi scontano i ritardi delle Regioni nel legiferare. Il placement a scuola si fa lo stesso, soprattutto negli istituti tecnici e professionali a cui le aziende del territorio si rivolgono tradizionalmente «ma anche qui tutto è condotto in modo non istituzionale, come era l’intento della legge, che agli istituti scolastici enti affidava non solo l’intermediazione ma anche la funzione di progettare e reindirizzare i percorsi formativi in base alle esigenze, al di là del semplice collocamento».

            Tra le associazioni datoriali, Confindustria mette in campo il servizio Unimpiego. Partito prima della riforma per l’attivismo delle associazioni territoriali del Piemonte e del Veneto e diffuso via via nel centro Italia, da ottobre 2005 raggiunge oggi come Unimpiego-Confindustria una 30ina di sedi in dieci regioni. «L’obiettivo della Riforma per noi è di far transitare il 50% delle assunzioni a livello nazionale dai canali professionali. Questa scelta di fare sistema – spiega il presidente Francesco De Valle – ci ha consentito in un anno di aumentare del 5% il servizio alle imprese, con 100mila curriculum contenuti nella banca dati 36mila dei quali visti e attivati e un incremento del 50% delle visite al sito Internet. I punti di forza: la notorietà di Confindustria, il legame con il territorio e la facilità, gradita dalle imprese, nel rivolgersi alla propria associazione».

            Anche Confcommercio ha attualmente allo studio un progetto che prevede la possibilità di creare una rete di servizi finalizzata a favorire l’incontro tra domanda e offerta. Vedrà il coinvolgimento delle strutture territoriali della Confederazione che diventeranno direttamente erogatrici del servizio.