I Nuovi Compiti (Non Solo Pubblici) Per Gli Avvocati

26/11/2010

La promessa riforma dell’avvocatura vuole «salvaguardare la funzione sociale degli avvocati», migliorando nel contempo il servizio che offrono alla collettività. La riforma sembra prevedere il ripristino delle tariffe minime, la limitazione del numero degli avvocati, la cancellazione dall’albo dei professionisti che non dimostrino continuità nel lavoro o il cui reddito sia così basso da risultare incompatibile con l’effettivo esercizio della professione; la creazione di specializzazioni sostenute da corsi di formazione. Ma molto altro si può ideare per raggiungere lo scopo.
Se ci si rifà al decennio ’60, si vede che anche allora gli avvocati erano in crisi. Realizzai in quel periodo la prima inchiesta sugli avvocati fatta in Italia e risultò che un’elevata percentuale avrebbe abbandonato la professione se avesse potuto avere un impiego dignitoso. La crisi fu riassorbita negli anni successivi, grazie allo sviluppo economico che determinò l’aumento del numero delle cause e il consolidarsi di nuovi clienti. Negli anni 70 e 80 tuttavia gli avvocati videro sparire gran parte dell’attività di consulenza che passò ad altre professioni. La loro funzione veniva sempre più limitata alla sola tutela giurisdizionale in un clima sfavorevole dovuto all’inefficienza del sistema giudiziario.
La crisi del 2008 ha portato allo scoperto le difficoltà della professione in termini economici. La povertà di molti avvocati è collegabile alla fuga dei clienti e alla non incassabilità dei crediti, ma anche al parziale fallimento della funzione giurisdizionale che regala al pubblico poche decisioni. Sorge allora il problema: come «salvare» una professione ristretta ad una sola attività? A mio parere gli avvocati possono uscire dall’impasse cercando di acquisire funzioni nuove. Tali funzioni possono essere ottenute attraverso un outsourcing rispetto alle attività proprie della magistratura e ausiliari. Il codice di procedura civile può essere considerato una fonte cospicua di attività da trasferire agli avvocati. Per esempio, nel settore dei cosiddetti procedimenti speciali. In questi casi potrebbe essere riservata agli avvocati l’emissione dei provvedimenti e al giudice solo l’opposizione. Ciò renderebbe più facile il ricupero dei crediti. Agli avvocati inoltre potrebbero essere attribuite interamente le esecuzioni immobiliari e mobiliari, riservando al giudice ancora una volta le sole opposizioni. Anche le aste potrebbero essere gestite dagli avvocati, mediante organi nominati dal consiglio dell’Ordine. Le separazioni consensuali si dovrebbero effettuare senza particolari formalità ad opera dei legali dei coniugi. Le transazioni — se stipulate da parti assistite da avvocati — potrebbero avere efficacia esecutiva per le obbligazioni in esse contenute: si risparmierebbero così lunghi giudizi di accertamento dei rispettivi diritti. Altre facoltà da attribuire agli avvocati: l’esecuzione delle notifiche, il rilascio di copie autentiche, l’effettuazione di perizie giurate, ecc.
In conclusione: applicando con intelligenza al sistema giudiziario lo stesso procedimento di outsourcing che le aziende praticano ormai di continuo, sarebbe ottenibile quello scopo che i provvedimenti legislativi in corso di discussione non possono garantire, cioè uno status economico adeguato a chi sceglie come professione l’avvocatura, e nello stesso tempo alleggerire il carico di lavoro dei giudici.