I nuovi co.co.co. a passo di carica

27/01/2004



        Lunedí 26 Gennaio 2004



        I nuovi co.co.co. a passo di carica
        Galassia degli atipici oltre quota 2,8 milioni


        Il destino è incerto, nel senso che tanti di loro dovranno diventare lavoratori a progetto, ma le posizioni pensionistiche dei parasubordinati continuano a crescere. Recenti statistiche dell’Inps certificano che gli iscritti alla Gestione (al 31 dicembre 2003) sono più di 2,8 milioni (si
        vedano le tabelle), suddivisi in 1,5 milioni di uomini e 1,3 milioni di donne. Ben 2.576.296 iscritti sono classificati come collaboratori; 199.419 come professionisti (con partita Iva); 61.572 hanno ambedue le posizioni. Almeno la metà di questi lavoratori (1.434.734) è occupata in
        cinque regioni "forti" del Nord: Piemonte, Lombardia, Liguria, Veneto, Emilia Romagna. Nelle regioni meridionali sono solo 594.643. La regione che vanta il maggior numero di iscritti (315.526) è il Lazio.
        Per comprendere le caratteristiche degli atipici è utile osservare la loro consistenza nelle diverse fasce d’età. Le classi con il maggior numero di iscritti sono, nell’ordine: dai 30 ai 39 anni 923.521 lavoratori; dai 40 ai 49
        anni 597.297; dai 50 ai 59 anni 421.077; dai 25 ai 29 anni
        419.348; con 60 anni e oltre 304.187; da 20 a 24 anni 159.668; con meno di 20 anni 12.189 lavoratori.
        A parte i più giovani, in tutte le altre classi è presente un numero importante di posizioni lavorative, a prova del fatto che sono coinvolte in rapporti di collaborazione persone che hanno storie, caratteristiche e interessi molto diversi. Basti pensare che gli ultracinquantenni sono più di
        725mila. Il nucleo principale (1.520.818 posizioni) è compreso, tuttavia, tra i 30 e i 49 anni. Molti co.co.co, quindi, sono già pensionati di altre gestioni (ma continuano a svolgere un’attività); oppure si tratta di lavoratori, provvisti di copertura previdenziale, ma tenuti a iscriversi pure alla gestione istituita nel 1996.
        È elevato, altresì, il numero di coloro che, in età non più giovane, continuano a prestare la propria opera in forza di un contratto di collaborazione.
        Sono infatti oltre 1.356.000 i collaboratori in età compresa tra i 30 e i 49 anni e 907.428 quelli tra 40 e 59 anni. Sulla base di questi dati è possibile calcolare quale sarà la platea interessata alle disposizioni della legge Biagi? Considerando le tipologie escluse (tra gli altri, gli amministratori di condominio, i membri di organi collegiali, i rappresentanti e i piazzisti, le prestazioni occasionali e soprattutto il pubblico impiego) si può stimare che saranno coinvolte almeno 1,5 milioni di persone, sia pure con tutte le cautele saggiamente inserite nella circolare applicativa.
        Altre stime sono più prudenti. Secondo Bruno Anastasia e Aris Accornero —che hanno citato su lavoce.info alcuni studi in proposito — i co.co. co. sarebbero un aggregato eterogeneo non solo in termini professionali, ma anche sociali. Al suo interno vi sarebbero 200mila professionisti operanti con partite Iva e privi di Casse previdenziali e perciò costretti a iscriversi alla "Gestione separata" dell’Inps. Ben 500mila sarebbero "doppio-lavoristi" che, potendo contare su una propria copertura previdenziale,
        svolgono attività che integrano un reddito da altra fonte, quasi sempre superiore a quello da collaboratori. Altri 400mila sarebbero "amministratori di società". Rimarrebbero quindi 600mila persone. La stima prende le mosse da dati un po’ vecchi e sembra piuttosto rivolta a una valutazione di carattere sociologico (quanti sono i lavoratori "condannati" veramente a vivere da co.co.co) anziché a un bilancio di natura giuridica.
        Comunque sia, i parasubordinati continuano a essere il "vitello grasso" dell’Inps. La loro gestione — secondo le previsioni del 2004 — avrà un avanzo d’esercizio di 4,2 miliardi (e vanterà una situazione patrimoniale attiva per 22,6 miliardi). Se si pensa che questi risultati sono al netto del notevole aumento dell’aliquota contributiva,
        stabilita in occasione della manovra di bilancio — il cui introito sarà considerato dall’Inps in sede di prima nota di variazione del preventivo nel 2004 — viene da chiedersi e fosse proprio il caso di "fare cassa" —nel silenzio assordante dei sindacati — a spese di questa categoria.

        ARTEMIO RUGGERI