I «no» riavvicinano le confederazioni

14/10/2002





12 OTTOBRE 2002

CONTI E SVILUPPO


I «no» riavvicinano le confederazioni

Le critiche alle misure dell’Esecutivo creano un «effetto unità» che ancora nasconde linee diverse


ROMA – Tanti «no», detti tutti insieme nello stesso giorno, non fanno un unico «no». Il Mezzogiorno e le misure previste dal Governo in Finanziaria, giudicate insufficienti da Cgil, Cisl e Uil nell’incontro di ieri a Palazzo Chigi, creano un "effetto" unitario che però sparisce se si guarda alle cause. Per Cisl e Uil si tratta di una violazione del Patto per l’Italia, per la Cgil si va allo sciopero separato anche contro quell’accordo. Giovedì sera è accaduta una cosa simile al Cnel dove gli industriali ma anche Savino Pezzotta, Luigi Angeletti e Guglielmo Epifani hanno siglato insieme un documento in cui si boccia la Finanziaria sia sul capitolo Mezzogiorno che sulla riforma fiscale prevista dal ministro Tremonti. Ma, poi, se si parla delle misure di riduzione della pressione previste dalla Finanziaria per i redditi bassi (uno dei punti del Patto per l’Italia) si ritorna su sponde opposte. Sono «giuste ed eque» per Cisl e Uil sono «populiste» per la Cgil. La vertenza Fiat, ripropone questo "effetto" unitario. Ieri le tre confederazioni hanno scioperato insieme contro il piano degli esuberi dell’azienda. «Oggi mi pare che siamo su un terreno più vicino alla Cgil», ha detto il segretario confederale Cisl, Pierpaolo Baretta ma poi la fuga in avanti della Fiom che lancia uno sciopero generale della categoria riporta il gelo tra le sigle. Senza contare che i meccanici si avviano al rinnovo contrattuale con tre piattaforme separate. I «no» detti insieme sono, dunque, solo una prova di sintonia possibile perché i terreni di azione comune ci sono. La linea spartiacque è il 18 ottobre, l’ultimo sciopero e l’ultimo atto deciso da Sergio Cofferati. Dagli esiti che avrà nelle fabbriche, tra i lavoratori e non solo in "piazza" come fu con la manifestazione del 23 marzo, si capirà se ha un senso il lavoro dei pontieri. E se il terreno comune d’azione che già si vede su alcuni fronti, come sul Mezzogiorno, consentirà almeno di attenuare il diverso approccio "politico" delle tre organizzazioni. Cioè, quel «tavolo a tutti i costi» della Cisl che continua a chiedere una trattativa sulla Finanziaria, anche dopo un accordo siglato a luglio, o quella «rottura a tutti i costi» della Cgil, che ha proclamato uno sciopero con tre mesi di anticipo. Antonio D’Amato, presidente della Confindustria, formula un auspicio: «C’è una forte divaricazione tra le organizzazioni sindacali, auspico che vengano superate con la nuova leadership della Cgil, soprattutto di fronte a un rinnovato senso di responsabilità per affrontare i problemi del Paese». Segnali di disgelo, dunque, arrivano anche dalle imprese dopo un anno di scontro senza tregua. La vicenda dei meccanici sarà un test importante. Arrivare all’appuntamento del rinnovo con tre piattaforme separate ha un «peso rilevantissimo» nelle vicende confederali. «Se si cavalca una tigre in corsa è difficile scendere», dice Antonino Regazzi segretario generale Uilm. Perché la vicenda dei meccanici «influisce parecchio» sulle vicende confederali. «Lì si aprirà uno scenario del tutto nuovo per noi. Non accade da quaranta, cinquant’anni, presentarsi con piattaforme distinte. Non sappiamo – spiega Regazzi – come si comporterà la controparte e, soprattutto, non mi sembra possibile ricucire da qui a dicembre perché la Fiom propone un modello sindacale che è diverso dal nostro». Sui modelli sindacali diversi, la vicenda del Patto per l’Italia, ha già segnato i confini reciproci. Le sorti di quell’accordo sono ancora tutte da verificare ma è soprattutto la difficile congiuntura, su cui si allunga l’ombra della guerra in Iraq, che mette e metterà pressione sulle divisioni attuali. E poi non è affatto scongiurato il "rischio" per i sindacati di dover affrontare una riforma delle pensioni giudicata ogni giorno di più «ineludibile» dal Governo, da alcune forze politiche, dalle imprese e dal Governatore di Bankitalia. Se le pensioni sono un "piatto pronto" per ritrovarsi, l’altra strada è un’intesa sindacale sulla rappresentatività insieme alla riforma della contrattazione.
Lina Palmerini