I nemici di Epifani stanno in Fiom; I suoi amici vanno con Cossutta

02/11/2005
    mercoledì 2 novembre 2005

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        CGIL. LE TESI CONGRESSUALI ALTERNATIVE ALLA MAGGIORANZA

          I nemici di Epifani stanno in Fiom
          I suoi amici vanno con Cossutta

            Giampaolo Patta, leader di “Lavoro e società”,ex componente di minoranza della Cgil oggi passata armi e bagagli con la maggioranza,
            probabile candidato dei Comunisti italiani alle prossime politiche all’interno di una lista molto comunista e ben poco arcobaleno. Lettere scritte da dirigenti del Pdci e inviate agli iscritti della Cgil (e del Pdci medesimo) che invitano a «sostenere» le tesi congressuali firmate Guglielmo Epifani e a boicottare di fatto quelle “alternative” uscite dal cilindro della premiata ditta Rinaldini-Cremaschi.Ma anche lettere o comunque «calorosi suggerimenti» di altrettanti dirigenti del Prc che
            invitano ad appoggiare le tesi dei due.Il quale Rinaldini,però,segretario
            generale della Fiom, di certo non alieno da antiche simpatie bertinottiane (aderì alla fallimentare rete di “Uniti a sinistra”), resta a tutt’oggi un iscritto ai Ds,coté Cesare Salvi,e soprattutto dice,alla presentazione ufficiale delle sue, di tesi: «Inopportuni e non graditi giudico gli interventi dei partiti nella discussione interna alla Cgil». La Cgil va a congresso e le acque si muovono, anche quelle di solito chète e interne alle stanze di corso d’Italia.

              Gianni Rinaldini ha presentato le sue due tesi alternative (temi,
              contrattazione e democrazia, un po’ come dire politica interna e politica estera per un partito,«ma con Epifani su tutto il resto siamo d’accordo…», assicura) a quelle della (nuova) maggioranza congressuale,
              e cioè l’asse Epifani-Patta-riformisti.Lo ha fatto fianco a fianco del duro e puro Giorgio Cremaschi (che si lascia sfuggire un sintomatico «io di solito dico quello che Rinaldini non può dire…»), leader di quella “Rete 28 aprile” che ha deciso di appoggiare Rinaldini e cioè proporre «emendamenti» alle tesi, non di elaborare tesi alternative. Come invece è successo nella storia degli ultimi tormentati dieci anni di Cgil (il primo a farlo fu Fausto Bertinotti e il bersaglio era Bruno Trentin).Ma Rinaldini
              aveva, accanto a sé, anche Ferruccio Danini, altro bertinottiano doc, pur se di complemento e soprattutto una lunga teoria di segretari di Camere del Lavoro capeggiata da Dino Greco, segretario di Brescia. Segno che le tesi alternative di Rinaldini stanno sfondando anche nelle strutture
              territoriali della Cgil. Dove, se la Fiom è la punta di diamante dello
              schieramento dei rebeldi capeggiati da Rinaldini e Cremaschi anche altre categorie potrebbero essere tentati dall’adesione (e dal voto) alle tesi alternative. Non a caso, le segretarie confederali -tutte donne – di schietta matrice epifaniana che hanno scritto le tesi di maggioranza su punti nevralgici (privatizzazioni, rapporto pubblico-privato, rispetto dei vincoli di bilancio per Finanziarie) temono «imboscate» anche su altre
              tesi o loro parti oggi non sotto i riflettori, nei congressi di base.

              Il problema è che, subito dopo il voto – denunciano Cremaschi e Rinaldini – c’è il serio rischio che il vertice della Cgil non rispetti, nella composizione dei delegati, i consensi ottenuti. «C’è un problema di democrazia grande come una casa, a casa nostra», denuncia Cremaschi. Rinaldini smussa e soprattutto rassicura sul suo futuro («non costituirò mai un’area alternativa», prospettiva che gli epifaniani vivono come la peste nera) ma avverte:«Non possiamo far finta di essere tutti d’accordo sul percorso congressuale e poi scoprirci in disaccordo sulle regole interne ». E aggiunge: «Con gli iscritti bisogna essere chiari. Non possiamo far finta di essere d’accordo solo in previsione delle elezioni. Anche perché il congresso della Cgil si chiuderà prima,a marzo». Cremaschi, quello che ama dire le cose che Rinaldini non può dire, ci va
              giù piatto: «Se il governo dell’Unione farà leggi ingiuste o non abrogherà quelle sbagliate bisogna che la Cgil gli scioperi contro. E soprattutto bisogna che i suoi vertici giochino pulito, quando si discutono le tesi». Dalla maggioranza epifaniana fanno spallucce e assicurano che il gioco congressuale sarà «più che pulito». Una cosa è certa, però, aggiungono sospirando. «I problemi ce li abbiamo tutti in casa e sono di natura
              sindacale, non certo di rapporti con la politica». In quel campo la Cgil sta con l’Unione. Ed Epifani in particolare si gode il suo ottimo rapporto con Prodi.