I Nas a caccia di ogm

30/07/2002


30 luglio 2002



I Nas a caccia di ogm
Controlli in centinaia di supermercati di tutta Italia per scovare prodotti «fuori norma»
Il ministro Alemanno: «Non siamo organizzati per la tolleranza zero».
Esselunga, intanto, fa pubblicità alla propria linea biologica, unica alternativa «sicura»

GIORGIO SALVETTI


MILANO

Da qualche parte bisogna pur cominciare per scovare gli organismi geneticamente modificati sugli scaffali. E così ieri, su indicazione «degli organi di stampa», i Nas hanno ficcato il naso in centinaia di supermercati per verificare la presenza di ogm al di sopra della soglia consentita. Nel mirino, per ora, sono finite alcune «marche» risultate fuori norma secondo un’indagine pubblicata qualche giorno fa dal quotidiano la Repubblica. «Stiamo controllando tutto il territorio nazionale», ha spiegato ieri il comandante dei Nas Gennaro Niglio. Cosa ha rivelato l’indagine? Dopo le analisi del laboratorio chimico della camera di commercio di Torino, su 31 prodotti ben 7 sono risultati non in regola; e in 4 alimenti è stata riscontrata una quantità di ogm (non dichiarata sull’etichetta) superiore all’1% consentito. Si tratta dei wafer alla nocciola della Fornidea e delle lecitine di soia targate Frau, Esi (Lecifort) e Novartis (Lecinova), quest’ultima da tempo al centro di accertamenti da parte della magistratura.

I risultati dell’indagine a campione non stupiscono e confermano un sospetto del tutto prevedibile, data la mancanza di controlli sistematici e di un metodo di tracciabilità in grado di risalire alla fonte della frode alimentare. Giovanni Alemanno, il ministro per le politiche agricole ogm free di An, non ha perso tempo. Ammettendo «un buco nei controlli sui prodotti contenenti soia e mais», ha colto la palla al balzo per annunciare «un’immediata inchiesta sui prodotti sospetti» e un’azione politica più a lungo termine. «Il sistema Italia – ha dichiarato – non è organizzato a reggere la politica che vogliamo perseguire, cioè la tolleranza zero. Vogliamo portare in parlamento questa questione per arrivare a scelte chiare». Una linea che non dispiace a Pecoraro Scanio (Verdi) che attacca proprio il governo: «Sirchia e Marzano non possono fare i ministri fantasma, il loro silenzio è scandaloso. Non vorrei che le multinazionali avessero il potere di influenzare i ministri della sanità e delle attività produttive».

Intanto, l’operazione dei Nas è appena partita. Quanto basta per mettere sulla difensiva Esselunga, una delle più grandi catene della distribuzione alimentare in Italia. «I consumatori, allarmati da campagne stampa e da ripetute iniziative pubbliche delle autorità preposte – si legge in un comunicato – devono essere consapevoli che, con riferimento agli ogm, una cosa sono i prodotti che acquistano nei supermercati e un’altra cosa sono i mangimi che gli animali assorbono nella loro crescita. E’ ben noto infatti che la larga maggioranza della soia utilizzata come mangime è geneticamente modificata». Detto altrimenti, nessuno può mettere le mani sul fuoco sulla alimentazione degli animali che poi finiscono nel nostro piatto. L’unico rimedio, consiglia Esselunga, è una specie di consiglio per gli acquisti: «Con la sola eccezione dell’intera filiera di prodotti a marchio Esselunga Bio, che controlliamo direttamente, non è possibile assicurare l’assenza di organismi geneticamente modificati nei prodotti in vendita nei supermercati». Insomma, datevi al biologico (almeno fino a quando non sarà proprio «il biologico» a dover superare la prova laboratorio). Biologico o meno, non ci sta Alfonso Pecoraro Scanio: «Ci costituiremo parte civile contro le aziende che violano le norme sugli ogm. Chiederemo all’autorità giudiziaria di andare fino in fondo perché la tutela dei consumatori non può essere un optional».