I ministri coi fogliettini per bocciare meglio il Tfr

07/10/2005
    venerdì 7 ottobre 2005

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    LOBBING. L’ANIA HA PREPARATO LE SCHEDE, MARONI RISPONDE MOBILITANDO I SINDACATI

      I ministri coi fogliettini
      per bocciare meglio il Tfr

        _ Certo che è complessa, questa benedetta riforma del Tfr. Piena di norme noiosissime su fondi aperti e fondi chiusi,fondi contrattuali e polizze,
        o di articoli dove si parla di compensazioni per le imprese o si coniano obbrobri terminologici, uno per tutti: smobilizzo (del Tfr, appunto).
        La materia è ostica e non sempre un comune mortale ha tempo e voglia di occuparsi di argomenti del genere. Figuriamoci un ministro, con tutte le cose che ha da fare.Quindi? Quindi se c’è da votarla al Consiglio dei ministri può essere utile un aiutino. Magari un foglietto, un quadro sinottico, un appunto, un petit cahier. Su una partita così gigantesca, parliamo di una torta da circa diciassette miliardi di euro, trovi pure facilmente chi li scrive, quei biglietti. Della legge sa tutto, ça va sans dire, l’Ania, l’associazione delle assicurazioni, contrarissima all’attuale impostazione della riforma.L’Ania che ha incassato ieri un successo
        clamoroso, visto che il governo l’ha affossata. L’associazione presieduta da Giampaolo Galli, ex Banca d’Italia e poi capo ufficio studi di Confindustria, ha lavorato duro e certo non si è risparmiata. Ha mandato dossier, ha messo in campo le sue capacità di convincimento.Ha chiesto
        un parere pro veritate a Pietro Ichino che ha concluso per la incosituzionalità della legge. E ieri Marcello Messori, economista di sinistra, ha rilanciato la critica aggiungendo per di più che la legge mette in discussione il valore legale dei contratti di lavoro.

        Quando s’è trattato di andare alla riunione di Palazzo Chigi, dunque, erano pronti sia voluminosi faldoni (come d’uopo) sia foglietti sintetici
        con le ragioni del no alla riforma. Prima del Consiglio c’è stato un vertice ristretto tra il premier Berlusconi,il vicepremier Fini e i ministri leghisti
        Maroni e Calderoli.Il premier contrario (in piena indipendenza dal parere di Ennio Doris azionista di Mediolanum insieme a Fininvest), ha tentato di
        convincere Maroni, ma non c’è stato nulla da fare.Allora è iniziata
        la riunione, con il classico beau geste di Berlusconi uscito al momento del voto. Seguito dal coup de theatre di Tremonti, che lo ha seguito fuori dalla stanza (anche se lo staff del Tesoro è rimasto). Al Cdm ha parlato per primo Giorgio La Malfa, che si era ben documentato,ma sono intervenuti i «ministri di tutti i partiti», qua e là forniti dei preziosi fogliettini, «facendo capire chiaramente di conoscere poco la materia e di rispondere a suggerimenti esterni», racconta un partecipante. Il voto contrario ha fatto naturalmente infuriare Maroni, che ha lasciato la riunione passando davanti ad un alto funzionario del Tesoro (in mancanza di Tremonti), sventolandogli l’indice sotto il naso e urlando «complimenti, complimenti, eh?!». In ogni caso,Maroni non si dà per vinto e ha convocato i sindacati per la prossima settimana con l’obiettivo
        di proporre loro un fronte comune contro le pressioni di precisi ambienti
        della finanza (come ha detto per non citare l’Ania). Di sicuro, il contrasto al Cdm ha aperto una nuova falla nei rapporti all’interno della Casa delle
        Libertà. Il responsabile del Welfare minaccia le dimissioni. E ieri Calderoli ha alzato il tiro, facendo sapere che sarà la Lega tutta a seguirlo.