I mille lavori nelle capitali del commercio

06/09/2010

È diventata, per molti, la nuova meta domenicale. È il centro commerciale, un centro di aggregazione per i consumatori, ma di "isolamento sociale" (la definizione è della Filcams-Cgil) per i molti lavoratori presenti, spesso precari. Dentro sfrecciano, corrono, offrono, illustrano, impacchettano, vendono, migliaia di ragazze e ragazzi. Le nuove cattedrali del consumo spesso sorgono ai margini di metropoli come Roma e Milano. Così chi lavora in tali moderne aziende è costretto a lunghi tragitti e le giornate lavorative durano sovente dieci ore. Quello che per altri è tempo libero (sabato, domenica, Natale, Pasqua) per loro significa attività più intensa. Dentro si accavallano – quando ci sono – migliaia di forme contrattuali. Tanto che nel sindacato si è cercato di inventare il "contratto di sito", un contratto unificante. Troviamo la descrizione di queste realtà in un articolo su Molecole (www.molecoleonline.it), un giornale on-line promosso da giovani della Cgil. Il t! itolo è: "Nei centri commerciali il sindacato si fa iper-moderno", a cura di Daria Banchieri e Roberta Maineri. Qui si parla di Auchan, Coop, Adidas, Nike e qui sono descritti "orari di apertura sempre più lunghi, aperture domenicali e festive ormai ordinarie, attività sociali, offerte, sconti, fidelity card". Con una organizzazione del lavoro fatta di turni ballerini, orari frammentati, flessibilità spinta. C’è il contratto del commercio, ma sono molti i lavoratori delle ditte di pulizia, vigilanza privata, ristorazione. Mansioni, tempi ed esigenze diverse, in un unico luogo. Ed ecco l’invenzione del "contratto di sito". C’è anche un primo esempio indicato. Riguarda l’Outlet Village Franciacorta di Rodengo Saiano in provincia di Brescia. L’accordo, leggiamo, coinvolge il personale già impiegato e i possibili nuovi assunti, circa 800 dipendenti, per la maggior parte giovani donne, presenti nei diversi punti vendita, ristoranti, bar, ma anche addetti alla manutenzione e a! lla portineria, quindi lavoratori in regime di appalto. Tra i punti concordati gli orari, i corsi di formazione, le maggiorazioni domenicali per tutti, nonché l’apertura di un ufficio sindacale interno. Prevista altresì la figura del delegato di sito. Un modo, scrivono, per dare voce a lavoratori, spesso in appalto e con contratti precari. Tutto bene, dunque? Non proprio. Un commento pubblicato sotto l’articolo testimonia come spesso non basta fare gli accordi. Bisogna poi farli applicare. Scrive Rossella in data 22 agosto: "Ho lavorato al Franciacorta Outlet fino allo scorso giugno e nonostante i nuovi accordi sindacato-outlet del 2009 la mia retribuzione domenicale non è cambiata di un centesimo come anche il diritto alla pausa pranzo pagata è rimasto un’utopia". Speriamo che sia un caso isolato e che riguardi un’esperienza particolare. Resta il fatto che la strada indicata pare indicare un modo concreto per unificare diritti e tutele.