I mille equilibri tra età e contributi

08/10/2003



      Mercoledí 08 Ottobre 2003

      Welfare e Manovra


      I mille equilibri tra età e contributi


      ROMA – Dai due ai tre milioni di pensioni in meno. Sono questi gli effetti che potrebbe produrre a regime l’introduzione di «quota 40» di contribuzione prevista dall’emendamento sulla riforma previdenziale varato dal Governo. Molto dipenderà dal tipo di gradualità che sarà scelta per superare lo "scalino" del 2008. Sul tappeto ci sono diverse ipotesi. Anche se non tutte garantirebbero, a regime, il risparmio di un punto di Pil, l’obiettivo fissato dal Tesoro. Tre, al momento, le opzioni di riferimento: la prima scatterebbe dal 2006 e punterebbe rapidamente a «quota «40»; la seconda scatterebbe sempre dal 2006 ma per arrivare a regime a «quota 42»; la terza prevede un intervento progressivo dal 2004 (con «quota 40» a regime) ma accompagnato da un semi-blocco delle anzianità per ottenere comunque risparmi per 12 miliardi.
      L’emendamento. Secondo alcuni esperti previdenziali, con lo proposta originaria del Tesoro (40 anni secchi di contribuzione dal 2008) a regime ci sarebbero stati circa 3 milioni di pensioni in meno per un valore cumulato di circa 336 miliardi di euro. Con il meccanismo inserito nella delega (40 anni dal 2008 ma con la possibilità di utilizzare le "anzianità", seppure con forti penalizzazioni), il numero di pensioni in meno non dovrebbe superare quota quota 2-2,3 milioni per un valore cumulato di 333-334 miliardi.
      Il decalage dal 2008. Nel caso in cui il Governo decidesse di ricorrere a un meccanismo graduale pur tenendo ferma come data di partenza il 2008 potrebbe scegliere tra due ipotesi già elaborate dai tecnici: far andare in pensione con 57 anni di età e 39 anni e mezzo di contributi (oppure con 40 anni di contributi a prescindere dall’età anagrafica) chi alla fine del 2007 avrà maturato 28 anni di contribuzione e poi "salire" di sei mesi ogni anno di anzianità contributiva; aprire l’uscita con 57 anni di età e 30 di contribuzione (o comunque solo 40 anni di contributi indipendentemente dall’età) ai lavoratori che alla fine del 2007 avranno maturato 31 anni di contribuzione e poi "salire" di un anno ogni anno di contribuzione. In ogni caso l’obiettivo sarebbe di arrivare a regime «a quota 40».
      «Quota 40» dal 2006. Gli stessi due interventi potrebbero essere fatti scattare dal 2006, con l’obiettivo di arrivare «quota 40» abbassando (come riferimento) il livello di partenza della contribuzione: nel primo caso a 26 anni e nel secondo a 29. «Quota 38-42». Un’altra opzione elaborata dal Tesoro prevede l’introduzione di «quota 38» di contribuzione dal 2006 con per arrivare a regime (nel 2012 o 2014) a «quota 42». In questo caso il risparmio di una quota pari all’1% del Pil sarebbe comunque garantito.
      L’intervento dal 2004. Un’ultima possibilità sarebbe di far scattare la riforma dal 2004 (con l’obiettivo di «quota 40» a regime) agendo però sul solo canale anagrafico (portando l’età minima da 57 a 60-62 anni). Questo meccanismo garantirebbe meno risparmi a regime che potrebbero però essere recuperati con un semi-blocco delle finestre.

      M.ROG.