I migranti in sciopero

02/03/2010

BOLOGNA
Quello che non sembrava possibile è accaduto: c’è stato lo sciopero nelle fabbriche. Il primo marzo 2010 è stato anche, in alcuni territori soprattutto, una giornata di sciopero vero. Sui luoghi di lavoro immigrati e italiani si sono fermati assieme. I numeri che ha comunicato la Fiom, sindacato che con le Rdb-Cub ha dato copertura allo sciopero, sono decisamente importanti: 50 aziende si sono fermate a Brescia (la metà metalmeccaniche), in provincia di Bologna 8 ore alla Bonfiglioli B1, alla Euroricambi e alla Titan, un’ora a fine turno alla Ducati cui hanno partecipato anche i lavoratori della Divisione Pulizie della Felsinea Ristorazione, a Reggio Emilia 8 ore alla Terim e 4 ore alla Ipcleaning di Rubiera, ancora 4 ore alla Zincatura Padana e alla Reber di Luzzara. Altri casi invece fuoriescono dalle comunicazioni ufficiali e danno l’idea che le dimensioni siano decisamente più grandi. E così al presidio di Bologna si viene a sapere che nel basso mantovano 3 aziende, Tiberina 1 e 2 a Suzzara e la Ma.Co.Fer a Pegognaga si sono fermate un’ora mentre in altre fabbriche sono spuntate iniziative autorganizzate dai migranti che hanno fatto fermate simboliche con i nastrini gialli: alla Iveco, Cgh Bondioli, Pavesi, alla Marcegaglia del presidente di Confindustria, alla Zanotti. Ancora in provincia di Reggio Emilia si sono fermate altre undici aziende e sette nella provincia di Parma.
Il coordinamento per lo sciopero del lavoro migrante ha fatto un lavoro paziente nei territori, di tessitura e di dialogo. «Questa mattina ci hanno chiamato dalla Cic, una cooperativa che svolge servizi logistici per la Coop – racconta Maurizio Ricciardi del Coordinamento migranti di Bologna – i lavoratori immigrati non volevano entrare e non hanno lavorato mentre la delegata Cisl che abbiamo contattato neanche sapeva dello sciopero». Da piazza del Nettuno, il luogo scelto per il presidio dal Comitato bolognese per lo sciopero, i delegati raccontano quello che è accaduto nelle aziende. «I colleghi all’inizio non capivano bene, allora abbiamo fatto delle assemblee noi Rsu e il coordinamento migranti – spiega Dion Rassour delegato Fiom alla Bonfiglioli – ci dicevano ‘ma questo sciopero è una cosa politica, è una cosa etnica’, questa invece è un’iniziativa per dimostrare che siamo degli esseri umani». Nella fabbrica di questo delegato hanno scioperato per otto ore circa 100 lavoratori. «Fortunatamente non siamo in cassa integrazione – riferisce Maurizio Grasso, Rsu Fiom dell’Euroricambi – nei reparti sono stati i lavoratori che ci hanno chiesto di fare sciopero e per questo abbiamo deciso di fare un’iniziativa pesante con la proclamazione di otto ore». In questa azienda ci sono 340 lavoratori, gli immigrati sono il 30%. «C’è stata poca informazione – aggiunge Diaby, anche lui Rsu Fiom – del primo marzo in molti sono venuti a sapere tramite internet. Ma vogliamo dire che questa giornata non è contro le aziende ma per le condizioni che quotidianamente viviamo». E infatti a Bologna la giornata si è aperta con un presidio organizzato dalle Rdb all’ufficio immigrazione della Questura. «Noi stranieri abbiamo un motivo in più per protestare rispetto agli italiani, è l’integrazione mancata, la nostra permanenza è legata al lavoro e la burocrazia ci rende la vita impossibile. E’ possibile che per fare i documenti bisogna andare tre o quattro volte in questura?» dice Agah, anche lui delegato Fiom. E’ la vita di ogni giorno quella che scorre nei racconti del microfono aperto in piazza dove sono presenti anche delegati Cisl nonostante questo sindacato abbia chiaramente parlato di sciopero «sbagliato». E probabilmente anche la Cgil, ieri la Camera del lavoro bolognese ha iniziato il suo congresso, dovrà riflettere su quello che è accaduto.
Sotto le due torri la giornata si è conclusa con un grande corteo che secondo gli organizzatori ha visto sfilare per il centro diecimila persone. «I migranti e gli italiani anti-razzisti hanno alzato la testa e non la riabbasseranno» ha scritto il Comitato promotore in una nota e senza dubbio quello che ha sfilato ieri è stato un corteo come non accadeva da tempo a Bologna. Con molti stranieri e tanti italiani, una manifestazione alla pari con parola d’ordine «contro la Bossi Fini e il pacchetto sicurezza». E forse le parole del delegato Fiom della Ducati Luca Ippoliti rappresentano la sintesi migliore: «il diritto alla casa e al lavoro è un diritto di tutti». Lui e il suo collega Vito Garau hanno scattato un sacco di foto «coloratissime e bellissime che appenderemo in bacheca sindacale». Perché ieri è iniziato qualcosa di nuovo.