I Mc-lavoratori sono tutti uguali

09/01/2001



09 Gennaio 2001

I Mc-lavoratori sono tutti uguali
I sindacati chiedono un incontro con il ministro Salvi. L’obiettivo: ottenere norme più eque per i 15 mila dipendenti McDonald’s
ANTONIO SCIOTTO – ROMA

Non c’è pace sotto gli archi dorati. Dopo la rottura delle trattative con la McDonald’s e lo sciopero milanese di S. Silvestro e Capodanno, i sindacati mettono sul tavolo una nuova carta: un incontro al Ministero del Lavoro ipotesi già rifiutata dalla Company durante l’ultimo incontro. Saranno le organizzazioni dei lavoratori a chiedere autonomamente al ministro Salvi di intervenire per trovare una mediazione e fissare regole certe sul lavoro. Per definire l’uso dei part time, il rispetto delle mansioni, il riconoscimento delle anzianità e delle carriere. E mettere fine al mobbing.
Nel frattempo, è confermato lo stato di agitazione nazionale. "Il
pressing – dice Gabriele Guglielmi (Filcams Cgil) – deve essere mantenuto su un doppio binario: quello della trattativa nazionale, e localmente. I singoli ristoranti, quelli più sindacalizzati, devono cercare di sostenere le ragioni di tutti i dipendenti". La strategia dell’azienda, infatti, è di dividere i lavoratori e isolare le proteste a livello locale. Con la scusa, ormai nota, che la Company può rispondere soltanto dei 1.200 lavoratori dei 30 locali a gestione diretta. Gli altri 14.000 dipendenti, quelli dei 270 locali affidati a concessionari in franchising, sono affare dei "liberi imprenditori" che hanno deciso di investire in proprio sul marchio.
Se l’unione fa la forza, bisognerà unirsi per fronteggiare la multinazionale per eccellenza: McDonald’s è globale, e ha un’organizzazione globale. Se i sindacati si limitano al locale, la sconfitta è certa. Dovrebbero, anzi, cercare contatti con i lavoratori europei, e se possibile mondiali: sono in tutto un milione e mezzo, una forza lavoro gigantesca.
A ben vedere, la multinazionale si piega a trattare in paesi come la Svezia o la Germania, dove la legge prevede che i lavoratori abbiano spazio nei consigli di amministrazione. In Italia, al contrario, la legge non tutela abbastanza i Mc-lavoratori e più in generale tutti i dipendenti che lavorano con orari
part time. Il ministero del lavoro ha le mani legate, e agli impiegati non resta, nel caso di violazioni dei part time, che fare ricorso individuale alla magistratura. Lo dimostra il caso di alcuni dipendenti dei McDonald’s di Modena.
Nel locale di Via Emilia, gestito direttamente dalla McDonald’s Italia, l’ispettorato del lavoro ha rilevato, lo scorso ottobre, anomalie nei contratti di formazione lavoro e violazioni dei
part time. "Una lavoratrice – dice Marzio Govoni (Filcams) – dopo cinque anni, era già al suo terzo contratto di formazione, quando ogni azienda ne può fare al massimo uno della durata di due anni. Gli ispettori del ministero hanno anche constatato che la flessibilità dei part time non era concordata coi lavoratori. Ma la stessa legge che prevede la flessibilità concordata non prevede sanzioni, e così ci hanno rimandato ai giudici del lavoro". E visto che proprio a Salvi si devono le nuove regole sul part time, sarà certamente la persona più adatta con cui discutere, insieme ai capi della McDonald’s, norme più dignitose per i Mc-lavoratori.