I mali del turismo italiano

26/10/2004


             
             
             
             
            Turismo
            Numero 256, pag. 15
            del 26/10/2004
            I mali del turismo italiano
             
            Troppe carenze strutturali e di sistema: la denuncia nel corso di Ttg a Rimini.
            Dal marketing disomogeneo ai prezzi alti, ai servizi
            di Andrea G. Lovelock
            Standardizzata, sempre meno autentica e soprattutto costosa: questo il quadro delineato al Forum organizzato nel corso del Ttg-Incontri di Rimini, dall’emblematico titolo ´Italia alla sbarra: cosa chiedono i t.o. esteri’.

            L’Italia perde colpi e le ragioni risiedono nella criticità di un prodotto turistico che non si è aggiornato, che è stato standardizzato dagli operatori ricettivisti, che presenta carenze nell’informazione finale all’utente-turista, che ha seri problemi di professionalità sia nelle risposte operative sia nell’assistenza all’ospite e che, rispetto ai competitors emergenti, appare troppo e illogicamente caro.

            Alle nuove esigenze del turista l’Italia risponde male e con una eccessiva frammentarietà di presenza sui mercati esteri, che non giova al brand.

            A confermare questo stato delll’incoming è stato lo stesso direttore generale dell’Enit, Piergiorgio Togni che, nell’ammettere le crescenti difficoltà nell’attività promozionale, ha aggiunto che ´proprio in questi giorni all’Enit si sta definendo un piano di comunicazione, ovviamente in linea con quei 25 milioni di euro che la Finanziaria ha assegnato al nostro organismo, almeno per il momento. Sono otto anni che sogno’, ha confessato Togni, ´di poter realizzare una campagna promozionale all’altezza del prodotto Italia, corredata di spot televisivi incisivi e di altre azioni mirate sui singoli mercati, poiché credo che solo con le pubbliche relazioni dei volenterosi delegati non si va lontano’.

            Da segnalare poi che, per l’immediato futuro, Togni ha sostanzialmente smentito le mire espansionistiche dell’industria turistica italiana su mercati lontani come la Cina; a oggi, il mercato di riferimento deve rimanere l’Europa perché i mercati emergenti come Cina e India, al momento, rappresentano il 10% di quello tedesco e saranno maturi solamente tra una decina di anni. Inoltre, attualmente i voli tra Italia e Cina sono solamente quattro a settimana. ´Vogliamo davvero illuderci che con questa offerta aerea saremmo in grado di pianificare un traffico di certe dimensioni?’, ha sottolineato.

            Dunque tempi durissimi per l’incoming italiano? Pare di sì, a giudicare dalle previsioni del contracting manager di Tui, il colosso del tour operating tedesco, Angelo Quaranta. ´Riguardo al nostro osservatorio, la crisi economica della Germania costringerà i tedeschi a risparmiare anche la prossima estate; assisteremo a un’ulteriore erosione di share di traffico’. Forse cresceranno gli inglesi, che hanno riscoperto l’Italia, ma è tutto da verificare. ´C’è poi il cronico problema dell’accessibilità al prodotto Italia’, ha continuato. ´Sono convinto, per esempio, che riguardo al prodotto Italia dovrebbero esserci maggiori investimenti sulle ferrovie, se si considera che da Rimini a Monaco oggi si impiegano le stesse dieci ore di vent’anni fa. Quanto all’auto, sono troppo alti i costi delle autostrade e dei parcheggi che ormai, anche sulla Riviera romagnola, sono quasi tutti a pagamento.

            Quanto agli investimenti istituzionali, Gianni Marino, project manager di Sviluppo Italia e d.g. di Pregiohotels, ha confermato che c’è la volontà di stimolare la ricettività. ´Stiamo cercando di avviare un programma da 700 milioni di euro per la creazione di cinque grandi poli integrati di ricettività e servizi che, a regime, renderanno disponibili 6 mila nuovi posti letto complessivi’. (riproduzione riservata)