I magistrati accendono un faro sul business vacanze dei Tanzi

07/01/2004


LUNEDÌ 29 DICEMBRE 2003

 
 
Pagina 5 – Economia
 
 
IL CASO
Il sospetto è che i soldi di Parmalat abbiano tappato i buchi delle società di famiglia

E i magistrati accendono un faro anche sul business vacanze dei Tanzi
          Il crac di Parmatour, l´aspirante leader del turismo italiano travolto dai debiti
          ETTORE LIVINI


          MILANO – I soldi del latte (e degli azionisti Parmalat) utilizzati per salvare le attività nel turismo, controllate direttamente dai Tanzi. È uno dei dossier più caldi sul tavolo degli inquirenti di Parma. Un´indagine su Parmatour, holding del business vacanze della famiglia Tanzi, sarebbe stata aperta a metà 2003 da Silvia Cavallari. E nel corso degli interrogatori un alto dirigente Parmalat avrebbe confermato che i Tanzi hanno usato fondi dalla società quotata in Borsa per tappare i buchi aperti nei conti di casa da villaggi esotici e agenzie di viaggi. Secondo ricostruzioni attendibili, tra il ´99 e il 2002 Parmalat Finance e Parmalat spa avrebbero erogato 4-500 milioni di euro alla Hit (poi ribattezzata Parmatour). Accuse pesanti che hanno convinto la Procura di Parma ad affiancare Cavallari a Antonella Ioffredi, impegnata sul dossier Parmalat; le inchieste potrebbero perfino confluire in un unico filone.
          La vicenda Parmatour, del resto, è una sorta di clone in scala delle disavventure della casa madre. Con tanto di sogni di grandezza (la leadership nelle vacanze italiane), campagne acquisti miliardarie e finale non proprio lieto, tra conti in rosso, 300 milioni di debiti e la precipitosa vendita alla misteriosa Argho di Giacomo Torrente. Il sogno turistico dei Tanzi (affidato da Calisto alla figlia Francesca) è nato poco più di dieci anni fa, quando i Tanzi hanno deciso di diversificare da latte e merendine per buttarsi sui viaggi. Come d´abitudine hanno fatto le cose in grande: prima il lancio di World Vision, poi, a fine ´92, l´acquisto dei villaggi esotici di Vacanze e del 30% di Lauda Air. Quindi ? dopo un temporanea alleanza con Fs e Banca Roma ? le acquisizioni a peso d´oro di Comitours, Cit-Sestante, Going, Chiariva e Lastminute.com col fine di arrivare a 1 miliardo di euro di ricavi nel 2004 e sbarcare a Piazza Affari.
          Il gioco però non ha funzionato. Il turismo è un business difficile. Dove i margini sono ridotti all´osso e i rischi geopolitici altissimi. I Tanzi non sono riusciti a smentire questi luoghi comuni: il fatturato della loro Hit non è decollato, gli oneri sui debiti hanno divorato gli scarsi utili. Sars e guerra del Golfo hanno dato il colpo di grazia. Morale: da due anni la società è un cantiere finanziario. Dove consulenti, banche e advisor cercano di far proseguire la gestione e ripagare i creditori. Tanzi è stato costretto a più riprese a ripianare personalmente i buchi. Solo nel 2003 ha dovuto coprire perdite per 88 milioni e "ammorbidire" le banche con un altro assegno (onorato, pare, solo a metà) da 101 milioni.
          Il tentativo di salvare i sogni turistici dei Tanzi, sospettano gli inquirenti, si sarebbe a questo punto intrecciato coi destini della Parmalat e i soldi dei suoi soci. Una cosa è certa. Calisto Tanzi aveva dato in garanzia alle banche sui debiti Parmatour «garanzie personali», probabilmente azioni delle casseforti di famiglia che controllano il colosso alimentare. E per evitare un effetto domino, pensano i magistrati, potrebbe avere utilizzato la liquidità Parmalat per tappare i buchi del business viaggi.