«I listini possono calare del 3%»

13/11/2003



      Giovedí 13 Novembre 2003

      Consumi


      «I listini possono calare del 3%»

      AtKearney: serve un utilizzo più efficiente delle risorse per le offerte speciali


      MILANO – I prezzi al consumatore finale potrebbero essere più freddi anche del 2-3% se la massa di risorse che l’industria trasferisce alla distribuzione sotto forma di contributi (per promozioni e incentivi di vendita, ad esempio) fosse gestita in maniera efficiente, rileva una analisi della AtKearney sul cosiddetto "trade spending" ossia sul denaro che le imprese riversano alle catene distributive. «Le multinazionali dei beni di largo consumo arrivano a investire fino al 20-30% del proprio fatturato in trade spending e si sale anche al 40-50% per i produttori più piccoli – spiega Paolo Venturi, vicepresidente AtKearney -. In Italia l’ammontare complessivo del trade spending si aggira intorno ai 7-9 miliardi di euro. Inoltre l’investimento in trade spending da parte dei produttori è in accelerazione negli ultimi anni, in alcuni casi con un tasso di crescita a due cifra, che risulta anche doppio rispetto alla dinamica del fatturato». C’è un problema di redditività, soprattutto per i gruppi della distribuzione. «Le risorse trasferite dai produttori come trade spending – sottolinea Venturi – sono a oggi un elemento determinante di sostenibilità economica per la distribuzione moderna; per un grande retailer europeo il trade spending può arrivare a rappresentare oltre il 10% delle vendite, a fronte di un Ebit medio che va dal 2 all’8 per cento. Ciò vale in particolare per l’Italia, dove la redditività della grande distribuzione subisce l’impatto di inefficienze strutturali e risulta, nei fatti, mediamente inferiore alla media dei principali Paesi europei». Quindi non tutti i benefici arrivano al consumatore. «L’area delle promozioni – afferma Venturi – "pesa" mediamente il 35-45% del totale del trade spending, in Italia le risorse oscillano tra i 2,5 e i 4 miliardi di euro; il problema è che nei fatti, una parte rilevante delle risorse destinate alla vendita in promozione "si perde" lungo la filiera distributiva. Pertanto, un trasferimento di benefici al consumatore più consistente passa attraverso l’identificazione di chiari recuperi di efficienza dell’intera filiera».

      V.CH.