I lavoratori uniti rispondono al padrone

06/10/2003






05.10.2003
I lavoratori uniti rispondono al padrone
Piero Sansonetti


 Almeno duecentomila persone, a Roma, divise in due cortei, hanno manifestato per l’Europa ma contro i governi europei: proprio nel giorno in cui i governi europei avviavano la fase finale che porterà – forse – l’Europa ad avere una sua Costituzione. Duecentomila persone hanno contestato il progetto di Costituzione dei governi europei, perché dicono che disegna un Europa subalterna al mercato, troppo legata alla moneta, poco pacifica, non molto democratica. Sabato si è avuta l’impressione che esistano ormai due ipotesi ben definite di Europa, e che la strada per approvare la Costituzione non sarà scorrevole. Esiste l’ipotesi dei Grandi, degli Stati, e che è stata celebrata in gran pompa al palazzo dei Congressi e poi a Castel Porziano dai premier e dai Presidenti; e poi c’è un’altra ipotesi, che è quella dei sindacati, dei lavoratori, dei giovani, dei movimenti no-global e dei pacifisti, che però si basa su principi opposti a quelli dell’Europa dei Grandi.

La prima Europa è fondata sul negoziato e sul compromesso tra i governi, sulle leggi del profitto e dello sviluppo liberale, sull’aspirazione ad una autonomia competitiva – ma anche collaborativa – con gli Stati Uniti. L’altra Europa mette al primo posto i diritti, il criterio della cittadinanza europea, non ha affatto in simpatia né il mercato né la politica americana, e preferisce la democrazia diretta (ma anche quella rappresentativa) alle trattative tra i governi. Il dissenso – si capisce – è totale.

Sabato, chi ha visto tutte e due le grandi manifestazioni che hanno pacificamente assediato il vertice europe dell’Eur, è rimasto colpito da due fatti. Il primo è questo: più o meno sulla stessa piattaforma hanno sfilato Savino Pezzotta, leader della Cisl non tanto amato dalla sinistra radicale italiana (e un po’ ostico anche alla sinistra riformista) e Vittorio Agnoletto, Heidi e Giuliano Giuliani, I Cobas di Bernocchi e i disobbedienti di Casarini. I cortei a Roma sono stati due, ben distinti ( e si sono svolti a 10 chilomteri di distanza) perché è ancora impensabile che Pezzotta e Casarini sfilino a braccetto: ma se si vanno a vedere gli obiettivi politici dei due cortei si scopre che le differenze non sono tante. I sindacalisti che hanno parlato dal palco di piazza del Popolo, esattamente come i no global che sfilavano stretti da cordoni armatissimi della polizia nelle deserte vie dell’Eur, chiedevano il rifiuto della guerra, chiedevano la non costituzionalizzazione del mercato e chiedevano procedure democratiche per l’Europa, e cioè che la Costituzione sia discussa dai Parlamenti, e in forma pubblica, e non trattata dai governi tra le segrete stanze. Tra i sindacati europei e i no-Global c’è un livello di unità abbastanza alto. E questo pone dei problemi a tutti i partiti della sinistra europea.

Poi colpiva un secondo fatto: il corteo dei no-Global era formato quasi esclusivamente da giovani. Decine di migliaia di giovani. Altre decine di migliaia stavano alla manifestazione dei sindacati: chi avrebbe mai pensato che un giorno ci sarebbe stata una grande manifestazione giovanile sui temi dell’Europa, delle sue leggi, della sua Costituzione? Adesso sarà difficile continuare a dire che i no-Global sono estremisti spiantati che si occupano solo di protestare ma non hanno idee in testa e non conoscono la politica. la conoscono, la conoscono molto bene. Questo movimento ha dato una grande prova di forza: non ci era mai riuscito neppure nessun partito politico a portare in piazza tanta gente su un tema complicato e “alto” come l’Europa.

I cortei sono stati molto grandi. Oltre le previsioni. Il clima a Roma era pesante, perché c’erano stati i pacchi bomba dei giorni scorsi e perché si sapeva che qualche gruppetto un po’ sciagurato avrebbe tentato azioni di forza. Gli incidenti però non sono stati gravi, per fortuna. Il servizio d’ordine del corteo dei no-Global ha retto bene, e anche la polizia non era certamente quella feroce di Genova. Ci sono una decina di feriti, perché alla fine le manganellate sono volate e le manganellate non sono mai carezze. E ci sono una cinquantina di fermi, quasi tutti effettuati la mattina dopo l’assalto ad una agenzia di lavoro interinale. Tuttavia non si può dire né che sia stata una caporetto dell’ordine pubblico, né che gli incidenti abbiano travolto il senso della protesta politica. Gli scontri con la polizia hanno riguardato un pezzetto piccolo di corteo, qualche centinaia di persone. Così come gli incidenti della mattina, a San Paolo e poi vicino a piazza Colonna, sono stati abbastanza marginali rispetto al senso della giornata.

In testa al corteo dei sindacati europei, che ha sfilato da piazza della Repubblica fino alla grande piazza del Popolo, c’erano i tre leader sindacali: Epifani, Angeletti e Pezzotta, tornati uniti almeno questa volta: uniti sia nella contestazione verso questa Costituzione europea, sia nella contestazione verso l’attacco di Berlusconi alle pensioni. Il corteo dei sindacati,al quale avevano aderito i partiti di sinistra, è stato molto grande: i sindacati addirittura parlano di duecentomila persone. E’ durato parecchie ore, e alla fine ha quasi riempito Piazza del Popolo.

Anche il corteo dei no-global era molto grande, anche se si è svolto in un angolo sperduto e quasi irraggiungibile della città, oltre l’Eur. C’erano 80 o 100 mila persone. In testa, insieme ad Agnoletto e a Bernocchi, c’erano Luigi Ciotti e Alex Zanotelli, due sacerdoti che sono molto amati dal movimento e che da diversi anni fanno una ragione di vita della battaglia per la pace e contro le asprezze del mercato. Ciotti continuava a dire ai giornalisti: “Cosa vogliamo dall’Europa? Vogliamo la cittadinanza europea, vogliamo un’Europa non blindata e che non lasci morire ogni anno migliaia di persone che vorrebbero entrare nei suoi confini. Vi sembra molto complicato?”.

Vittorio Agnoletto alla fine della giornata, nonostante gli scontri, era molto contento e diceva che il movimento aveva superato un esame di maturità importante: “Forse è il primo movimento di massa, di sinistra, radicale, che fa dell’europeismo una bandiera”. Agnoletto diceva che il movimento, tra gli attori politici, è il più europeista di tutti. Anche perché vorrebbe estendere l’Europa oltre i confini attuali, fare in modo che accolga anche i Balcani e non li condanni a diventare la pattumiera dei paesi ricchi.