I lavoratori senza articolo 18? Almeno 600 mila fra tre anni

15/07/2002


DOMENICA, 14 LUGLIO 2002
 
Pagina 6 – Economia
 
L´ANALISI
 
Lo prevedono gli economisti on line del sito "lavoce.info"
 
I lavoratori senza articolo 18? Almeno 600 mila fra tre anni
 
 
 
Contratti da riformare, sì di Maroni a Pezzotta ma niente interventi. Richieste economiche oltre l´inflazione
 

ROMA – Saranno circa 600 mila i lavoratori che nei prossimi tre anni passeranno la linea di demarcazione dello Statuto dei Lavoratori e, in base alla deroga del «Patto per l´Italia», si troveranno senza la tutela dell´articolo 18. L´aspetto interessante della stima, pubblicata da LaVoce.info, periodico degli economisti on line, è che questo passaggio oltre la soglia dei 15 dipendenti è quello che ci si sarebbe aspettati anche senza le deroghe previste dall´intesa e dal successivo disegno di legge. Dunque nella zona non coperta entreranno, indipendentemente dall´azione del «Patto», per la precisione 584 mila lavoratori. Questa cifra corrisponde a circa il 5 per cento dell´occupazione dipendente privata e a più del 10 per cento di quella occupata in imprese con più di 15 addetti. Come dire che almeno un posto di lavoro su 10 entrerà in una zona non coperta.
Intanto la proposta di Pezzotta sulla modifica del modello contrattuale è stata giudicata positivamente dal ministro del Welfare Roberto Maroni secondo il quale essa accoglie «quanto proposto nel Libro Bianco». Maroni ha detto di apprezzare l´iniziativa del segretario generale della Cisl che ha chiesto a Cgil, Uil e Confindustria di superare il modello del ’93 sulla contrattazione collettiva. Pezzotta – commenta il ministro – dice giustamente che il tavolo deve coinvolgere le parti sociali e non il governo. Posso dire, che l´esecutivo guarda con molta attenzione alla proposta. Anzi, auspica che ciò che Pezzotta ha proposto si realizzi, ma il governo sta fuori da questo negoziato perchè non è materia di sua competenza».
Non convince invece i sindacati il tetto di inflazione programmata per il 2003 fissato dal governo nel Dpef e base per i prossimi rinnovi contrattuali. «Chiederemo aumenti salariali superiori all´1,4 per cento», ha annunciato il leader della Cisl, Savino Pezzotta, sottolineando che il tetto programmato non garantisce il potere d´acquisto delle retribuzioni. E già in casa Cisl si parla di richieste di aumenti salariali di circa l´1,7%, di fatto una sorta di media rispetto all´1,8-l,9 per cento previsto nella Ue e il tasso italiano.