I lavoratori occupano la Postalmarket

07/12/2001

 








venerdì 7 dicembre 2001

Contro la decisione del commissario che vuole mettere in cassa integrazione 430 dipendenti.
Manca ancora un piano industriale

I lavoratori occupano la Postalmarket


MILANO. Da ieri pomeriggio la Postalmarket è occupata giorno e notte a turno, una decisione che i lavoratori, in gran parte donne, hanno votato dopo un’assemblea resa drammatica dalla grave forzatura tentata poco prima uncontrando i sindacati dal commissario giudiziale Mario Santoroni. Con pressioni inusitate nei normali confronti sindacali, il commissario ha tentato di imporre la cassa integrazione straordinaria per 460 addetti a partire da lunedì 10 dicembre. L’occupazione procederà ad oltranza e nei prossimi giorni ci saranno altre iniziative di lotta. I lavoratori sono uniti, i loro sindacati di categoria anche, ed hanno pieno sostegno confederale nella ricerca immediata di uno sbocco. Proprio questo è l’intento che anima la dichiarazione «a caldo» di Antonio Panzeri per la Cgil: «Le modalità con cui si è comunicato ai sindacati di procedere a sospendere 430 lavoratori, oltre che gravi sono, allo stato attuale, mancanti di risposte certe di sostegno e garanzia. È indispensabile aprire un confronto che ponga al centro il rilancio di una politica industriale degna di questo nome, per assicurare l’attività produttiva e l’occupazione».
Ieri commissario e sindacati si sono incontrati alle 10. Riassume Elena Lattuada, segretaria Filcams: «Ci ha detto: "Preannuncio che entro dieci giorni sarà pronto il piano industriale, ma poichè ho il compito di tutelare oatrimonio ed equilibrio dell’azienda, vi comunico che da lunedì prossimo 430 persone saranno in cassa integrazione straordinaria, a tempo indefinito, con rientri nel corso del 2002, ma che comunque circa 300 resteranno fuori"». I sindacati obiettano che non si può, che vanno rispettate le procedure e che è tuttora vigente l’accordo sulla Cig firmato l’anno scorso al ministero che prevede un massimo di 310 cassintegrati per un massimo di 16 settimane. Lattuada: «Santoroni ci ha risposto che tutti gli accordi precedenti sono annullati». Poi la goccia oltre il vaso: «Volete firmare? Non volete firmare? Per me fa lo stesso: io sono l’ufficiale giudiziale e decido io». Lattuada: «Abbiamo minacciato di non firmare proprio niente, nemmeno il verbale dell’incontro. Ci ha intimato di firmare: "Io sono l’ufficiale giudiziale e vi intimo di firmare"». E i sindacati a spiegare che, trattandosi di un incontro sindacale, nessuno può intimare niente ad altri, tantomeno di firmare».
Nel verbale poi steso da Santoroni ma non firmato dai sindacati, si afferma tra l’altro che «l’accordo sindacale è superato nella sua interezza, dalla permanenza, anzi dall’aggravamento della crisi e dall’intervenuta dichiarazione dello stato di insolvenza».
Seduta stante il sindacato ha contestato la decisione presso l’Inps e tutte le istituzioni e nel pomeriggio al prefetto. Poi l’assemblea e l’occupazione. Lattuada: «Di fatto il commissario sposa il piano dell’azienda e manda la gente in Cig con il rischio di perdite economiche: se l’Inps non ti riconosce la cassa, poi chi paga?».
g.lac.