I lavoratori Ispra vincono Gli altri rimangono sul tetto

22/01/2010

Soddisfatti dall’accordo firmato nella notte tra mercoledì e giovedì al ministero dell’Ambiente, i ricercatori precari dell’Ispra sono scesi dal tetto della sede di Casalotti, Roma.
Per difendere i loro430 contratti all’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale sono rimasti in presidio in cima all’istituto per 59 giorni. Un record, in questi mesi di proteste «in quota» per il lavoro.
L’intesa firmata dal ministro Prestigiacomo con Cgil, Cisl, Uil, Anpi e Usi-Rdb, prevede tra l’altro, oltre al rilancio dell’Istituto, il rinnovo dei contratti dei 230 precari in scadenza fra il 31 dicembre il 31 marzo; una finestra per poter recuperare quelli già licenziati; assunzioni sulla base del turnover dei pensionamenti; concorsi per la trasformazione dei contratti atipici in contratti a tempo determinato e indeterminato. «Abbiamo portato a casa un protocollo di intesa che rappresenta una buona piattaforma e risponde alle nostre richieste all’80-90 per cento», ha detto uno dei precari, il quarantenne Simone Canese.Masi tratta di un buon accordo anche per il ministro Prestigiacomo e per i sindacati, che tuttavia ricordano che la vertenza non è chiusa.
TETTO LIBERO
Restano in quota i 16 operai della Delivery Email di Termini Imerese, saliti martedì sul tetto dello stabilimento palermitano del Lingotto dopo aver ricevuto le lettere di licenziamento. L’azienda da febbraio li lascerà a casa perché Fiat non ha rinnovato il contratto per la movimentazione dei cassoni con gli scarti metallici della fabbrica. Ieri uno di loro si è sentito male, ci sono voluti i pompieri per soccorrerlo. Piove e fa freddo a Termini, «la situazione
è drammatica» dicono i sindacati. Ma gli operai sono decisi ad andare avanti. Così ha potuto constatare anche l’arciprete della città, Francesco Anfuso: «Il Signore illumini chi ha il potere di risolvere questa vicenda», ha detto il religioso una volta sceso dal tetto. Mentre i colleghi della Fiat, solidali con i 16, anche ieri hanno scioperato per un’ora. La vicenda della Delivery è ovviamente legata alle sorti dello stabilimento Fiat che Marchionne vuole smantellare dal 2012. In attesa del tavolo del 29, convocato al ministero dello Sviluppo economico, si rincorrono gli appelli di politici siciliani e nazionali e dei sindacati affinché si trovi una soluzione che preservi la fabbrica, i suoi lavoratori e quelli dell’indotto.
Davanti alla sede della regione, a Palermo, è andato in scena anche lo sciopero dei lavoratori Italtel di Carini. Il sito siciliano rischia la chiusura, ingoiato dal piano nazionale di 400 esuberi annunciato dal gruppo di telecomunicazioni. Non molto lontano, a Trapani, cinque operai della Scs, azienda che opera nel porto, da tre giorni sono su una gru a venti metri d’altezza.
La protesta è scoppiata dopo che la Scs ha annunciato i licenziamenti a causa del calo di commesse. I 42 dipendenti presidiano la banchina e ieri hanno impedito per qualche ora le operazioni del porto. Adesso attendono la convocazione del Prefetto. Nelle Marche, a Mondolfo, in provincia di Pesaro, nei cantieri della Pershing, azienda che produce yacht di lusso per il gruppo Ferretti, i lavoratori si sono fermati per otto ore. Lo sciopero è stato indetto contro il licenziamento dei 55 impiegati su 80 dipendenti. Mentre chi resta potrebbe essere spostato nella sede centrale di Forlì.
MAFLOW
I prossimi giorni potrebbero essere cruciali per la Maflow, azienda Trezzano sul Naviglio dove ormai da oltre una settimana alcuni operai si sono accampati sul tetto per difendere il loro posto di lavoro. All’incontro di ieri con i rappresentanti dei sindacati e con il sindaco della cittadina milanese, il prefetto di Milano, Gian Valerio Lombardi, ha detto che presto avrà un incontro con la Bmw Italia. La casa automobilistica è il primo committente di questa azienda che produce tubi per climatizzatori d’aria delle auto. Ma da quando la Maflow è in amministrazione straordinaria, Bmwha ritirato le commesse. Qui – dicono gli operai – la crisi è arrivata per la cattiva politica degli investimenti fatta dal management