«I lavoratori guadagnano troppo»

23/09/2004


            giovedì 23 settembre 2004

            «I lavoratori guadagnano troppo»
            Lo strabismo dell’Istat: immagina i prezzi stabili e i salari in volo

            Laura Matteucci


            MILANO Potere d’acquisto sempre più risicato. Retribuzioni che non aumentano. Gli italiani sono sempre più poveri, mentre con la Finanziaria è in arrivo una nuova stangata. La conferma arriva dall’Istat, con i dati sulle retribuzioni di agosto, che solo il governo può propagandare come positivi. L’incremento tendenziale registrato in agosto (+2,6%) è il minore da gennaio 2004 (+2,1%). Una variazione congiunturale nulla, invece, come è stata quella di agosto rispetto a luglio, non si registrava da novembre 2003. Nel complesso, nei primi otto mesi dell’anno, le retribuzioni contrattuali orarie dei dipendenti sono aumentate del 2,9%. Non bastasse: «L’indice è rimasto invariato rispetto a luglio nonostante l’entrata in vigore di alcuni accordi contrattuali», spiegano gli stessi i tecnici dell’Istat.
            Per l’intero anno, se non si registreranno nuovi rinnovi contrattuali, l’Istituto nazionale di statistica prevede che le retribuzioni saliranno del 2,8%.
            Come spiega Giorgio Cremaschi, segretario nazionale Fiom, «il potere d’acquisto dei lavoratori continua a calare: alla busta paga di un metalmeccanico mancano oggi 70-80 euro al mese rispetto al potere d’acquisto di 3 anni fa. Questa è la perdita del passato cui si aggiunge un evidente rischio per il futuro».
            C’è poi il problema relativo all’inflazione, ferma al 2,3% solo secondo l’Istat (e oltretutto, il governo insiste per rinnovare i contratti sulla base dell’inflazione programmata all’1,7%). Sullo stesso tono Marigia Maulucci, segretario confederale Cgil, che ricorda peraltro come «il dato di agosto conferma la perdita di potere d’acquisto delle retribuzioni quando non intervenga un rinnovo di un contratto nazionale». «Come al solito – continua – si erge la voce stonata del governo in contraddizione con i dati Istat e soprattutto in contraddizione con la realtà materiale dei lavoratori dipendenti».
            In agosto, dunque, indice invariato, nonostante una variazione delle indennità per il settore minerario, e la firma del contratto che regola i quasi 12mila dipendenti del settore radio e televisioni private.
            I dati medi dell’Istat, comunque, vanno disaggregati: alla fine di agosto 2004 la quota di contratti nazionali vigenti risulta pari al 63,7% e corrisponde a 45 accordi che regolano il trattamento economico di circa 8,3 milioni di dipendenti. «Ma le situazioni sono molto differenziate – dice l’Istat – La copertura risulta totale nell’agricoltura, nell’edilizia e nell’aggregato commercio, pubblici esercizi ed alberghi. Gradi elevati di copertura, rispettivamente pari al 97,2 ed all’85,6%, si registrano nell’industria in senso stretto e nei servizi. Di contro, negli altri settori dei servizi la quota dei contratti in vigore è decisamente inferiore, pari al 48,5% nei trasporti, comunicazioni ed attività connesse ed al 12,9% nel credito ed assicurazioni. Nelle attività della pubblica amministrazione la totalità dei dipendenti è in attesa di rinnovo del contratto».
            Se nei prossimi sei mesi non intervenissero rinnovi, la quota dei contratti in vigore rimarrebbe stazionaria fino a dicembre, e subirebbe poi una riduzione sensibile da gennaio 2005, attestandosi a febbraio sul 44,2%, data la simultanea scadenza a fine 2004 di parecchi contratti.
            In particolare, nella pubblica amministrazione in assenza del rinnovo si avrebbe un calo del tasso di crescita tendenziale: dal 2,2% a settembre all’1,2% a febbraio 2004. Meglio nei settori commercio, pubblici esercizi ed alberghi: nel primo settore dal 3,3% a settembre al 5,1% da dicembre 2004 fino a febbraio 2005; nel secondo dal 2,8% al 4,1% a fine periodo. Nel settore trasporti, comunicazioni ed attività connesse il tasso di crescita, infine, si ridurrebbe dal 2,8% a settembre all’1,9% a febbraio 2005.