I lavoratori delle pulizie in piazza

16/06/2006
    venerd� 16 giugno 2006

    Pagina 9 – CAPITALE & LAVORO

      I lavoratori delle pulizie in piazza:
      �Ora il contratto�

        Trentamila persone a Roma. Tre operai su quattro sono flessibili. No al massimo ribasso

          Antonio Sciotto

            Roma
            Trentamila lavoratori in piazza, ieri a Roma, per il rinnovo del contratto delle pulizie, in ritardo da oltre un anno. �Un contratto pulito�, recitava lo slogan della manifestazione indetta da Filcams, Fisascat e Uiltucs, sostenuta da uno sciopero di 8 ore che ha ottenuto adesioni altissime in tutta Italia.

            Gli operai delle pulizie sono oltre 450mila, lavorano alle dipendenze di 26mila imprese e cooperative, ma soffrono una insopportabile condizione di precariet�. L’80% sono donne, ed estesissimo � l’uso del part time, con l’elemento peggiorativo dell’orario spezzato in due: il capo, cio�, pu� chiederti di spezzare le tue 4 ore di turno due la mattina e due la sera, con evidenti peggioramenti nella qualit� della vita. E non basta, perch� le controparti – Fise Confindustria, Fnip Confcommercio, Agci, Legaccop, Confcooperative e Confapi – chiedono addirittura il passaggio allo spezzettamento in tre: �Potresti fare – spiega con un esempio Carmelo Romeo, segretario nazionale Filcams Cgil – un’ora la mattina, una il pomeriggio e una di sera. Insomma, la schiavit�.

            �Hai mai mangiato part time?�, chiedeva provocatoriamente una lavoratrice recando un cartello. E un’altra: �Tremate, tremate le donne delle pulizie son tornate�. S�, perch� tra part time, a termine e a progetto (le imprese riescono anche a inventare le pulizie a progetto), ben il 76% degli addetti � �flessibile�, contro uno scarso 24-25% a tempo indeterminato. Tempo indeterminato, oltretutto, molto precario: � vero infatti che i lavoratori conservano il posto nel passaggio da un appalto all’altro, ma – dall’altro lato – � altrettanto vero che questa tutela salta nel caso in cui si riducano le prestazioni richieste dal committente. Proprio in questi mesi, ben 90 lavoratori sono stati licenziati nella ristorazione delle caserme, mentre – sempre causa �risparmi� alla Difesa – sono state tagliate il 60% delle prestazioni per la pulizia e il rifacimento dei letti: i soldati provvedono da soli, ma gli operatori si vedono esposti al licenziamento o a un drastico calo delle ore. D’altra parte, la media di un salario mensile di un addetto delle pulizie � di 400 euro. Devi certamente trovarti un altro lavoro per arrivare a fine mese, part time permettendo.

            E ancora, le imprese vogliono cancellare nell’ordine: i primi tre giorni di malattia, le maggiorazioni per la sesta giornata consecutiva di lavoro (+25%), La discrezionalit� del lavoratore ad accettare la clausola elastica (quando gi� non sia ricattabile) e le ore supplementari (maggiorate rispettivamente con il 10% e il 28%). Vogliono allungare l’apprendistato, oggi da 18 a 48 mesi, addirittura fino a 76 mesi (6 anni per imparare a lavorare nelle pulizie?). Insomma, sia le imprese che le cooperative (non meno aggressive) sono davvero all’attacco.

            �Ma questa volta noi abbiamo chiesto anche l’una tantum, in passato non riconosciuta�, spiega combattivo Romeo. E il leader Cisl Raffaele Bonanni mette il dito sul nodo appalti: �Sono necessarie clausole sociali certe, perch� spesso si concludono con il massimo ribasso�. Nel nuovo codice unico degli appalti, � previsto che si passi dal massimo ribasso all’�offerta economicamente vantaggiosa�, ma per ora non si sa quando entrer� in vigore. I sindacati chiederanno probabilmente la mediazione del ministro del lavoro Cesare Daniano, con un’ulteriore richiesta: ricostituire l’Osservatorio nazionale sugli appalti, e inviare gli ispettori e la finanza in un campione di almeno mille imprese.