I grandi perdono 22mila posti

05/09/2003



      Venerdí 05 Settembre 2003

      ITALIA-LAVORO
      I grandi perdono 22mila posti
      In perdita elettronica e chimica
      In aumento il commercio

      Secondo l’Istat nei primi sei mesi i dipendenti dei gruppi con più di 500 addetti sono calati dell’1%

      Solo i servizi in controtendenza (+0,3%)
      ELIO PAGNOTTA


      MILANO – Prosegue il calo dell’occupazione nelle grandi imprese, ma il fenomeno riguarda ormai soltanto l’industria. Nel settore dei servizi, al contrario, confermano i segnali di risveglio manifestati in passato tanto che, sia pur lentamente, le aziende hanno ripreso ad assumere.
      A tracciare questa valutazione è l’Istat che evidenzia come il miglioramento, che complessivamente ha caratterizzato il mercato del lavoro negli ultimi anni, sembra destinato a lasciare ai margini le grandi imprese (quelle con più di 500 addetti), soprattutto quelle industriali, privilegiando le aziende di piccole e medie dimensioni.
      Nel mese di giugno, infatti, l’industria ha registrato una diminuzione degli occupati dipendenti del 2,9% su base annua. Mentre i servizi, al contrario, hanno segnalato un aumento dello 0,3% (sempre su base annua). Complessivamente, dunque, la diminuzione dell’occupazione dipendente tocca, secondo l’Istat, l’1%, una variazione tra le più contenute degli ultimi anni. Percentuali che tradotte in cifre significano: 22mila posizioni lavorative perse nella prima metà del 2003, a saldo di un calo di 24 mila dipendenti nell’industria e di un incremento di 2 mila posizioni per i servizi. Una tendenza che però secondo l’Istituto di statistica cambierà rotta in tempi brevi, considerato che nell’industria i dati destagionalizzati sono sempre intonati al ribasso e segnalano una flessione dello 0,2% rispetto a maggio (stessa variazione anche al netto della cassa integrazione), mentre i servizi incassano un modesto aumento dello 0,1%. Nell’industria è in sofferenza il comparto manifatturiero (-2,8%). Il calo risulta poi particolarmente elevato nei settori della chimica e delle fibre (-4,6%), dei mezzi di trasporto (-4,5%) e della produzione di apparecchi elettrici e di precisione (-4%). Energia elettrica, gas ed acqua denunciano una diminuzione del 3,7%, mentre il settore delle costruzioni mette a segno una crescita dell’1 per cento.
      Nelle grandi imprese dei servizi l’andamento positivo è confermato dallo stato di salute dei singoli settori del terziario, con incrementi tendenziali del 7,7% nel commercio, del 3,3% negli alberghi e ristoranti e del 3,9% nelle altre attività professionali. In diminuzione, invece, l’occupazione nei trasporti (-1,9%) e nel comparto dell’intermediazione finanziaria (-2%). Ma questa flessione non preoccupa il Governo. Per il ministro delle Attività produttive, Antonio Marzano, «le grandi imprese un pò si ristrutturano, un pò si ridimensionano, un pò ricorrono all’outsourcing». A fronte poi di questo andamento nelle grandi imprese «c’è una tendenza opposta nelle piccole e medie – continua il ministro – per cui grazie a queste, nonostante una congiuntura difficile, si riesce a creare centinaia di migliaia di posti di lavoro». Mentre per il ministro delle Infrastrutture, Pietro Lunardi, «l’occupazione riprenderà con la riapertura dei grandi cantieri». Novità, infine, potrebbero arrivare dalla Finanziaria. Ad annunciarle il ministro per le politiche agricole, Gianni Alemanno. Preoccupati, invece, i sindacati. Per il leader della Uil, Luigi Angeletti, «il problema principale è lo sviluppo e se l’economia non riparte a breve l’occupazione avrà contraccolpi ancora più seri».