I “grandi” a caccia delle piccole catene locali

24/06/2003





RAPPORTO / GRANDE DISTRIBUZIONE
lunedi 23 Giugno 2003
pag. 46

Fa eccezione il Sud dove gli spazi di crescita sono più ampi. Dagli ipermercati alle superette le regole e le tipologie del settore

I "grandi" a caccia delle piccole catene locali


LUCA PAGNI


Succede anche questo nel mondo della grande distribuzione. Uno crede di essere semplicemente andato a fare la spesa in quello che crede un qualsiasi supermercato. Invece, i suoi acquisti — nelle statistiche ufficiali — finiscono sotto ben altra voce: potrebbe così scoprire di aver incrementato i volumi di affari di un superette o magari di un ipermercato.
Diverse le caratteristiche, diverse le definizioni: grande magazzino, centro commerciale, ipermercato, supermercato, superette, discount, cash and carry. Diverse le tendenze di mercato. Che anche per la grande distribuzione risentono della crisi dei consumi rivelata dall’Istat e da tutte le ricerche di mercato degli ultimi tempi. Anzi, c’è chi parla addirittura di un rallentamento, fonte di preoccupazione per tutte le principali catene e società leader del settore. Le ragioni? Si va dalla saturazione dell’offerta, soprattutto nelle aree del nord, alle complicazioni delle normative, con molti punti di conflitto tra stato centrale e regioni in seguito alla liberalizzazione del settore varata dall’ex ministro Pierluigi Bersani, per finire con la scarsità di investimenti. In questa situazione, i grandi gruppi hanno deciso di crescere andando a caccia di piccole catene locali un po’ in tutta Italia. Fa eccezione il Sud del paese dove lo sviluppo della grande distribuzione è arrivato più tardi e dove ci sono ampi spazi di crescita. Ma vediamo nel dettaglio l’evoluzione delle diverse tipologie commerciali.
Esistono precise caratteristiche — alcune stabilite da regolamenti ufficiali e disposizioni di legge — che le definiscono: dalle superficie di vendita, al numero degli addetti a quello dei reparti. È il caso del "grande magazzino", il primo esempio di consumismo di massa, entrato nell’immaginario collettivo del mondo occidentale fin dalla prima metà del secolo scorso. Si indica come grande magazzino «un esercizio al dettaglio operante nel campo non alimentare con una superficie di vendita superiore ai 400 metri quadrati e almeno 5 reparti destinati alla vendita di articoli appartenenti a settori merceologici diversi ed in massima parte di largo consumo».
In Italia, il grande magazzino ha conosciuto un nuovo boom negli anni ‘90: tra il 1992 e il 2000 è stata superata quota mille, con punte nel ‘96 e nel ‘98 dove si sono registrate rispettivamente 64 e 47 nuove aperture. Alla fine del 2001, secondo i dati della FaidFederdistribuzione, i grandi magazzini sono saliti a 1.182, con una superficie globale di oltre 2 milioni e 200mila metri quadrati.
Ma il "format" per eccellenza rimane pur sempre il supermercato alimentare definito come «esercizio di vendita al dettaglio operante nel campo alimentare — autonomo o reparto di grande magazzino — organizzato prevalentemente a libero servizio e con pagamento all’uscita, che dispone di una superficie di vendita superiore ai 400 metri quadrati e di un vasto assortimento di prodotti di largo consumo ed in massima preconfezionati nonché, eventualmente, di alcuni articoli non alimentari di uso domestico corrente».
Negli anni ’90, il supermercato è diventato non solo il luogo per eccellenza della spesa nelle metropoli, ma anche oggetto di indagini di costume. Il preferito degli italiani grazie alla politica dei prezzi, alla varietà e al qualità dei prodotti e, negli ultimi anni, alla flessibilità degli orari. Un successo sottolineato dai numeri: in dieci anni, dal 1991 al 2001, il numero di supermercati in Italia è raddoppiato, da 3.551 a 7.193. Nello stesso periodo, la superficie di vendita è aumentata del 90 per cento e il personale impiegato del 63 per cento. All’interno di questa grande famiglia, bisogna considerare anche le superette, i cosiddetti supermercati di quartiere, che si differenziano solo per le dimensioni che sono inferiori ai 400 metri quadrati.
Una via di mezzo tra il grande magazzino e il supermercato è l’ipermercato, definito come «un esercizio al dettaglio con superficie di vendita inferiore ai 2.500 metri quadrati, suddiviso in reparti, alimentari e non, ciascuno dei quali aventi le caratteristiche di supermercato e di grande magazzino». Anche se il super rimane il preferito e il più frequentato, l’iper è paragonabile al fenomeno di tendenza. Dal 1992 al 2002, gli iper sono saliti di numero da 182 a 436 con 2 milioni e 160mila metri quadrati di superficie totale. Anche se il vero boom è avvenuto a partire dall’inizio del 1999, con un aumento di oltre il 100 per cento della superficie di vendita in tre anni.
Di minor peso, sono le ultime due tipologie da prendere in considerazione: il discount e il cash and carry, per cui non esistono definizioni "burocratiche", ma solo d’uso comune tra gli addetti ai lavori. Per cash and carry si intende un self service all’ingrosso solitamente destinato a una clientela particolare di negozianti, piccoli imprenditori e professionisti. Mentre il discount è un supermercato in cui vengono offerte sottomarche o prodotti a prezzi scontati. Il boom dei discount è datato 19931994, quando in dodici mesi venne raddoppiato il numero delle strutture esistenti, da 600 a 1300. Da allora una costante crescita fino agli attuali 3.000 esercizi. Il cash and carry, proprio per il mercato cui si rivolge, è in assoluto la tipologia meno diffusa: soltanto 325 punti vendita secondo i dati della Faid riferito al 2001 per lo più in Lombardia (44), EmiliaRomagna (41), Veneto (29), Campania (28), Lazio (23).