I giovani vogliono contare di più nel sindacato

25/01/2006
    mercoledì 25 gennaio 2006

    Pagina 13 – Economia & Lavoro

      I giovani vogliono contare di più nel sindacato

        Alla Cgil chiedono tutele, salario e stabilità, ma anche una maggiore apertura. L’analisi dell’Ires

          Felicia Masocco

            MENO INCERTEZZA, più stabilità, più tutele e salario. E una maggiore apertura alle nuove generazioni rimettendo in equilibrio la bilancia che oggi vorrebbe gli «anziani», gli interlocutori privilegiati del sindacato italiano. Lo chiedono i giovani a chi rappresenta il lavoro. Il quadro emerge da una ricerca realizzata dall’Ires, il centro studi della Cgil, che per sondare il rapporto tra giovani lavoro e sindacato ha intervistato 1600 persone, il 66% delle quali sotto i 32 anni. Per il 24% il sindacato è «ingessato e burocratico». Prendere in considerazione le loro richieste è una bella scommessa per le organizzazioni dei lavoratori e in particolare per quella di Corso d’Italia che al prossimo congresso è intenzionata ad affrontare la questione «generazionale». Tra le tesi che saranno alla base del confronto la numero 10 tratta proprio di questo, del rinnovamento del gruppo dirigente del maggiore sindacato italiano a tutti i livelli, e se pure non arriva a proporre esplicitamente «quote» da destinare ai più giovani, l’obiettivo di chi l’ha presentata (tra gli altri il segretario confederale Paolo Nerozzi) era proprio una maggiore apertura ai più giovani. «Si tratta di sollevare il problema della loro rappresentanza – spiega Nerozzi – e sostenere il rinnovamento dentro il sindacato». D’accordo, il presidente dell’Ires Agostino Megale si spinge fino a dire che «il 50% di giovani sotto i 40 anni dentro gli organismi dei territori sarebbe un buon risultato».

              I più critici verso il sindacato sono i giovani dai 17 ai 24 anni. Sono quelli che meno si iscrivono al sindacato (22,9% di iscrizioni), mentre tra gli over 40 l’iscrizione è largamente diffusa. La quota di iscritti – evidenzia il report di Ires – diminuisce al crescere del livello di istruzione. Caso emblematico è quello dei laureati, tra i quali la percentuale di iscritti al sindacato è del 28% a fronte di una media del 48%.

                La ricerca mette a fuoco la condizione di fragilità vissuta dai giovani lavoratori alle prese con la «precarietà esistenziale», una situazione di incertezza e instabilità che quasi gli ruba il futuro. Anche per questo l’approccio verso il sindacato è più pragmatico che ideologico: gli si chiede rappresentare la domanda di migliori condizioni di lavoro. Ma si conferma anche un aspetto: «Il lavoro per i giovani torna a fondare la loro identità, il senso della vita», ha notato il leader della Cgil Guglielmo Epifani. Cambia, per esempio, il modello sociale «impersonificato nello yuppismo, nel fare soldi». Impegnata da tempo a contrastare la precarietà (contrasto fortemente richiesto dagli intervistati) la Cgil che conta 300mila iscritti sotto i 30 anni si impegna con il suo leader a «riflettere» sul giudizio di «chiusura» che emerge dalla ricerca a partire proprio dall’assise di Rimini.