I fronti del sindacato

28/06/2005
    martedì 28 giugno 2005

    ITALIA POLITICA – pagina 14

      I fronti del sindacato: previdenza, contratti e Dpef

        ROMA • Muro dei sindacati contro il decreto sulla previdenza complementare. « Se il testo resta così, diremo chiaramente ai lavoratori " attenti, che così si taglieggia il Tfr"» , ha detto il responsabile economico della Cgil Beniamino Lapadula, non escludendo un ricorso alla Consulta sul provvedimento. Tre le ragioni di fondo per contestare il decreto: no a mettere sullo stesso piano i prodotti assicurativi e finanziari; la tassazione e il meccanismo del silenzio assenso troppo vago. « Vengono messi sullo stesso piano i prodotti assicurativi e quelli finanziari, mentre hanno una forma di valorizzazione diversa. La delega diceva altro, così il Governo non rispetta nemmeno le leggi » , spiega Lapadula che ritiene « non costituzionale » il capitolo su tassazione e agevolazioni fiscali sulle prestazioni con un’aliquota del 15 per cento. Infine, « Sul silenzio assenso, è molto vaga la parte relativa agli accordi aziendali. Il Governo non dice quali sono le parti interessate. Vuole spogliare il sindacato? » .

        Per la Cisl il « metodo è assolutamente sbagliato, il Governo si era impegnato a una trattativa seria con il sindacato. Invece spunta un testo di cui non sappiamo nulla » , commenta Pierpaolo Baretta, segretario confederale della Cisl. Anche per la Uil non ci sono le condizioni per partire. « Se si ignorano i consensi e le opinioni delle parti sociali — ha detto il segretario generale aggiunto Uil, Adriano Musi— probabilmente si è fatta la scelta di non voler realizzare la previdenza complementare » .

        Il sindacato è sul piede di guerra anche sul Dpef e sui contratti dei meccanici. Ieri, al direttivo della Cgil, il segretario generale Epifani è stato durissimo con il Governo ma anche con le imprese. « Federmeccanica ha proposto uno scambio: qualche risorsa in più in cambio dell’utilizzo di sei sabati lavorativi da rendere sostanzialmente obbligatori. È evidente — ha detto Epifani — il disegno che c’è dietro: sia sul ruolo del contratto nazionale, sia sull’indebolimento della funzione di contrattazione delle rappresentanze sindacali nei luoghi di lavoro » . Insomma, anche sul fronte della riforma della contrattazione, la Cgil dice no alla Confindustria. « Non c’è vera trattativa se non c’è una posizione unitaria di Cgil, Cisl, Uil, validata dai lavoratori » .

          Dunque, alla Cgil non basta un accordo tra le confederazioni ma spunta l’ipotesi di un referendum. Dura anche la parte della relazione di Epifani contro il Governo: « I conti vanno male e non c’è crescita. Serve una politica alta » . Ma per Epifani non si vede, visto che anche « questo Dpef sarà una scatola vuota » .