I fondi pensione scommettono sul Tfr

28/04/2003




              Lunedí 28 Aprile 2003
              ITALIA-POLITICA


              I fondi pensione scommettono sul Tfr

              Previdenza – Monitoraggio della Commissione di vigilanza sull’andamento del 2002: i chiusi hanno perso il 3,5%, gli aperti l’11

              MARCO PERUZZI


              Hanno risorse per oltre 34 miliardi di euro, ma in massima parte sono nei fondi preesistenti la riforma del 1993, e il 2002 è stato un anno di perdite consistenti. Continuano a crescere numericamente, ma faticano a trovare nuove adesioni in particolare fra i giovani. I fondi pensione hanno archiviato un 2002 quasi da buttare e sperano, per il rilancio, nella delega previdenziale all’esame del Senato che dovrebbe garantire – agendo sul Tfr – nuovi finanziamenti e nuove adesioni. Obiettivi irrinunciabili, come dimostra il monitoraggio della Covip (la Commissione di vigilanza) a fine 2002 e sempre che il negoziato sindacale non depotenzi l’operazione Tfr. Gli iscritti. Poco più di un lavoratore su dieci è iscritto a un fondo pensione. In totale, le adesioni a vecchi e nuovi fondi sono 2.049.000: cifra che, sommata alle 390mila adesioni ai Pip (piani pensionistici individuali, il cui sviluppo è stato considerevole in poco tempo), rappresenta l’11,2% del totale dei quasi 22 milioni di occupati. La maggior parte di loro (1.021.000) è iscritta ai fondi chiusi (o negoziali), mentre in quelli aperti (promossi da banche, assicurazioni, eccetera) sono in 338mila e in quelli preesistenti alla riforma del ’93 (Dlgs 123) in 690mila. Attenti al proprio destino pensionistico sono soprattutto gli uomini. I quali aderiscono ai fondi nel 13,4% dei casi, rispetto al 7,4% delle donne. Ed è, poi, allarme giovani. La previdenza complementare, che dovrebbe fra l’altro ridurre il gap di ricchezza tra i pensionati di oggi e quelli di domani, è appannaggio soprattutto degli attuali quarantenni, mentre poche sono le adesioni dei trentenni. Eppure, mentre oggi si va in pensione, nei casi migliori, anche con l’80% dell’ultima retribuzione e in media, comunque, con il 67,3%, questo livello di copertura è destinato via via a scendere negli anni fino ad arrivare nel 2050 al 48,1 per cento. Effetto, soprattutto, del sistema di calcolo contributivo delle pensioni (corretto in senso attuariale dalla revisione decennale dei coefficienti) introdotto dalla riforma Dini (legge 335/95) per i lavoratori neoassunti dal ’96 in avanti. I fondi chiusi. A fine 2002 in totale sono 44, di cui 36 (30 rivolti ai lavoratori dipendenti e 6 ai lavoratori autonomi) autorizzati all’esercizio dell’attività e 8 alla sola raccolta delle adesioni. I lavoratori dipendenti iscritti ai fondi pienamente operativi sono 972mila, per un tasso di adesione pari al 15,4% dei potenziali aderenti. Gli autonomi soltanto 17mila rispetto a una platea potenziale di oltre 3,8 milioni di persone. I fondi aperti. Quelli operativi sono 80, per un totale di 338mila adesioni. Le assicurazioni ne hanno promossi 45, le banche 3, le Sgr 23 e le Sim 9. Il totale dei comparti dei fondi aperti operativi è di 311, di cui 73 azionari, 90 bilanciati e 148 obbligazionari. In termini assoluti il record delle adesioni se lo aggiudicano i 23 fondi promossi dalle Sgr, che sono riusciti a iscrivere poco più di 104mila persone. Meglio hanno però fatto i 9 fondi promossi dalle Sim che con 101.400 adesioni raggruppano il 30% del totale degli iscritti. Il portafoglio e i rendimenti. I fondi pensione hanno un patrimonio variegato. Composto per il 34,4% da Oicr, per il 32,4 da titoli di debito, per il 25,6 da titoli di capitale, per il 6,3 da depositi. Le risorse a disposizione ammontano a 34,1 miliardi di euro, detenute principalmente dai fondi di vecchia generazione (29,6 miliardi), quindi dai fondi chiusi (3,26) e infine da quelli aperti (1,23). Ma nel 2002 hanno perso tutti: i negoziali in media il 3,5%, quelli aperti anche peggio. A fronte di una rivalutazione del Tfr pari al 3,5 per cento.