I fondi al vaglio Covip

22/06/2001

Il Sole 24 ORE.com


    I fondi al vaglio Covip
    di Giuliano Cazzola
    La Covip s’è desta. Basta saper leggere gli spunti interessanti che emergono dalla relazione per l’anno 2000 di Lucio Francario, da poco alla guida della Commissione di vigilanza sui Fondi pensione (la Covip, appunto). Certo, gli argomenti sono trattati con toni felpati, n modo spesso comprensibile solo dagli addetti ai lavori: è comunque la prima volta che osservazioni critiche su temi politicamente delicati sono esposte, in una sede ufficiale, da parte dell’Autorità vigilante. Partiamo dal rapporto tra Fondi negoziali chiusi e Fondi aperti. Vengono rilevati a chiare lettere i seri dubbi di costituzionalità riguardanti l’originaria impostazione del dlgs n.124/1993 che aveva espresso «una forte preferenza per i Fondi chiusi, relegando ai margini la prospettiva offerta dai Fondi aperti». È vero: la disciplina successiva ha modificato tale impianto, specie dopo l’istituzione delle forme pensionistiche individuali (di cui la Covip riconosce l’importanza), realizzabili mediante adesione individuale a un Fondo aperto (che si aggiunge alla possibilità di adesione collettiva), il quale è tenuto a fornire la medesima griglia di prestazioni consentite ai Fondi negoziali, fruendo dello stesso regime fiscale; ma non si è raggiunta ancora un’effettiva parità di condizioni, come sarebbe necessario, soprattutto in un contesto in cui vemga previsto lo smobilizzo del Tfr. Un altro interrigativo, adombrato nella relazione, riguarda la gerarchia delle fonti istitutive, nel senso che il privilegio riconosciuto alla contrattazione centralizzata sembra essere in contrasto con l’esigenza di diffusione di queste esperienze e – aggiungiamo noi – con il quadro di competenze conferito alle Regioni dalle riforme federaliste. Severa è poi la critica al marchingegno virtuale che contraddistingue la previdenza complementare nel pubblico impiego. In sostanza, afferma il presidente della Covip, vi è il rischio che pure questa tipologia pensionistica – sovraccarica, nelle categorie pubbliche, di accrediti figurativi, rivalutati a tvolino con una capitalizzazione finta – finisca anch’essa per pesare prevalentemente sulle generazioni future, sulla finanza pubblica e sui bilanci dell’Inpdap e non sugli effettivi rendimenti dei contributi investiti e versati nelle singole posizioni individuali. Per quanto riguarda la disciploina fiscale, la Covip, anzichè assecondare il lamento di coloro che reclamano agevolazioni più consistenti con riguardo alle diverse aliquote applicate, sostiene che occorre cambiare radicalmente il sistema di tassazione (che l’Italia condivide solo con Svezia e Danimarca), attraverso l’adozione del modello EET (esenzione della contribuzione e dei rendimenti; tassazione delle prestazioni). Per quanto riguarda la questione del Tfr, la Covip sviluppa alcune simulazioni dalle quali scaturisce che soltanto l’utilizzo di tale istituto può determinare un’adeguata "massa critica" per la contribuzione ai Fondi, oggi, e per la qualità delle prestazioni, domani. Tuttavia, viene fatto rilevare che sarebbe sbagliato imporre soluzioni dirigistiche e obbligatorie, sottovalutare certe peculiarità del Tfr (facoltà di ottenere anticipazioni nel caso di spese familiari importanti) e soprattutto ragionare come se si trattasse di una "risorsa gratuita", di cui le imprese possono agevolmente privarsi. Tamto più che la valorizzazione del Tfr, nel 2000, è stata pari al 3,4%: un risultato competitivo anche nei confronti dei rendimenti dei Fondi. Oltre agli apprezzamenti per il progressivo evolversi della situazione (1,8 milioni di iscritti, 58mila miliardi di patrimonio, un flusso contributivo, nel 2000, di 5.230 miliardi), la Covip ha stilato l’atto di morte (decadenza dall’autorizzazione alla raccolta delle adesioni) per quelle esperienze negoziali che non riescono a decollare. Alla fine, un elegante avvertimento alle parti stipulanti del Fondo della scuola, il quale non riesce a partire perchè non c’è accordo sulla struttura dell’organo amministrativo, che rischia di diventare pletorica. Occorre evitare – lascia intendere la Covip – che nel pubblico impiego, in conseguenza di una rappresentanza sindacale complessa e articolata, vi siano più amministratori che forme pensionistiche.
    Venerdí 22 Giugno 2001
 
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